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retribuzione insegnanti europei

In questi giorni si invocano spesso retribuzioni più elevate e uniformi per gli insegnanti italiani, come se gli insegnanti in Italia fossero pagati in modo molto diverso dai loro colleghi europei. In realtà ci sono alcune differenze, certo, ma ci sono molte cose da focalizzare, per fare chiarezza su cosa significa insegnare in Italia e in altri paesi europei.

Innanzitutto in tutta Europa c’è un controllo regolare sul servizio degli insegnanti, che in Italia spesso non c’è. Sono entrati ad insegnare docenti che non hanno mai affronato un esame di didattica. L’insegnante europeo non affronta un esame solo una volta nella carriera, ma il controllo ritorna periodicamente e la verifica è ricorrente su molti aspetti della vita di insegnante, per il numero di ore prestate, per i molti adempimenti che ricadono sul docente, sulla formazione che deve continuare , per tenersi aggiornato. Quindi prima di tutto va uniformato il servizio, come qualità e quantità, prima di parlare di retribuzione troppo bassa per il docente italiano. E va verificato ogni servizio, per la quantità e anche per la qualità, e ci sono forme adatte per verificare ciascuna di queste voci.
Faccio degli esempi: il numero di ore di insegnamento non è l’unica misura del servizio prestato, ma di certo 3 mesi di vacanza non esistono in nessun paese europeo. E tutte le registrazioni didattiche competono agli insegnanti, non al personale di segreteria; e chi ha compiti di controllo o di coordinamento diritto ha una retribuzione maggiore, corrispondente anche ad un diverso punteggio interno in caso di soprannumero ad esempio.

Anche il numero di verifiche e di prove di accertamento va conteggiato. Se l’insegnante deve valutare l’apprendimento, con prove individuali e collettive, con prove scritte orali grafiche pratiche, significa che i voti corrispondenti (meglio i voti numerici rispetto a giudizi discorsivi e spesso ambigui, e i voti da 1 a 10 sono sempre il metodo più efficace) devono essere numerosi e continui, e corrispondere ad argomenti didattici specifici, che determinano proprio il tipo di valutazione, che va comunque differenziata (non solo voti orali, o non solo voti di prove collettive, perché diverse sono le abilità). E su queste prove e verifiche tutto dev’essere trasparente, il capo di Istituto ha il diritto di intervenire e valutare, ma anche gli studenti ed i genitori, ciascuno per le sue competenze, che non possono certo sovrapporsi a quelle del docente.
Anche qui qualche esempio può essere molto chiaro. Si verifica spesso il caso di insegnanti che assegnano prove collettive a tutta la classe e poi assegnano ai loro ragazzi così valutati voti largamente insufficienti, sia come percentuale (20 studenti su 27) e come gravità (voti molto bassi, ben sotto il 5). Ecco, prove con esito largamente insufficiente per tutta la classe indicano gravi carenze soprattutto in chi ha proposto le prove ed ha preparato (male, evidentemente) i suoi studenti. E in questi casi dirigente, studenti e genitori hanno il diritto di contestare questa l’inefficacia didattica del docente, che deve riflettere bene e cambiare molte cose. Di questo si può parlare diffusamente, è il centro di ogni discorso di organizzazione didattica, che qui non è il caso di approfondire.
E la verifica poi andrebbe esercitata su cosa ha imparato lo studente a scuola, e si fa a livello internazionale, in 180 paesi nel mondo, in almeno 4 discipline fondamentali, e le prove per queste verifiche ci sono, e qualificano in questo ogni scuola valutata, con evidenti differenze fra una e l’altra.

Ma nella valutazione dell’insegnante, che appare evidente e necessaria, c’è un’altra componente che non viene quasi mai conteggiata formalmente, ed è la bravura dell’insegnante. Gli insegnanti non sono tutti uguali, la base di partenza è in generale buona, ma ci sono delle punte di bravura che vanno evidenziate e pagate diversamente. Le famiglie si iscrivono per andare nella classe di certi insegnanti, con cui si impara tutto, che godono di buona fama, ottima anzi, e questi insegnanti qualificano l’intera scuola, e vanno pagati diversamente: il capo di Istituto deve avere la libertà di attribuire dei fondi supplementari per l’alta qualità, magari in un’apposita commissione, ma non si possono pagare allo stesso modo insegnanti normali, bravi, e insegnanti di serie superiore, che studenti e genitori sanno perfettamente riconoscere, ed anche i presidi e gli altri insegnanti. E le motivazioni per tali attribuzioni integrative sono facilissime da documentare e giustificare.

Quindi, per una retribuzione più elevata, a livello europeo, occorre una quantità di servizio uniforme, adeguata e verificabile, una qualità di servizio trasparente e valutabile regolamente. E poi si deve prevedere una quota di retribuzione speciale, per gli insegnanti più bravi, che non sono pochi, ma che non possono essere confusi con la massa.

Dino Poli

Dino Poli

L'autore: Dino Poli

Dino Poli si è diplomato al Liceo Maffei di Verona e si è laureato in Ingegneria elettronica a Padova. Ha insegnato elettronica all’IPSIA Giorgi (VR) e informatica industriale all’ITIS Marconi (VR) . E’ stato dirigente scolastico all’ITIS Marconi (VR), all’PSIA Leonardo da Vinci di Noventa Vicentina, all’IPSIA Giorgi (VR) e all’ITIS Ferraris (VR). E’ stato membro di Commissioni ministeriali, regionali, per MIUR e Confindustria, partecipando a vari Progetti europei. Appassionato di musica e canto, fa parte di diversi cori tra cui quello dei Musici Santa Cecilia. Grande passione per i viaggi e la montagna. dino.poli@fastwebnet.it

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