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In Provincia sono 33 su 98 i Comuni, compreso il capoluogo, che aderiscono alla proposta dello SPRAR, appoggiata dall’ANCI (Associazione dei Comuni Italiani), secondo la quale i Comuni aderenti s’impegnano ad accettare una presenza massima di migranti pari al 3 per mille della popolazione locale.

Gli altri non ci stanno o non si sono espressi. Alla fine sono solo una trentina quelli fieramente antagonisti all’arrivo dei migranti.
Ma perché questa opposizione? E’ la domanda che circola tra molti concittadini di questi Paesi e tra gli incerti ma che non trova risposte pertinenti se non ideologicamente orientate. Così provo a fornire alcune motivazioni.

a) Non sono belli da vedere questi migranti, o non tutti, e non capiscono la nostra lingua, d’accordo, ma non sembra questa la ragione principale della diffusa opposizione. D’altronde basterebbe qualche ora di conforto igienico-sanitario, un tetto sicuro e qualche lezione d’italiano per risolvere la questione. I migranti qui arrivati sono giovani adulti in fuga da regimi dittatoriali, o giovani donne con bambini al seguito, spesso gli uni e le altre depredati e violentati sessualmente dai trafficanti: cercano salvezza, non sono delinquenti. Per alloggiarli sono già previste precise spese a carico dello Stato.
b) Ma perché ci portano via opportunità di lavoro e di ricchezza. No, non può essere questo perché la Germania ha affrontato positivamente la questione prima di noi, traendo energie e progresso dall’arrivo dei richiedenti asilo, e ne ha ospitato un numero ben superiore a quelli salvati e giunti sulle nostre coste. Del resto nel meridione e pure da noi, nella Pianura Padana, sono spesso impiegati nel lavoro dei campi come schiavi: qualcuno ci guadagna, no?, sulla loro “collaborazione”, e non è un mistero per nessuno.
c) Perché non siamo la Germania, e perché l’Italia è in crisi e noi italiani non abbiamo la possibilità di ospitare e curare tutti gli arrivati. In parte è vero, dato l’esodo massiccio di molti giovani provenienti da Paesi poveri o gravati da guerre in corso, sia ad Oriente che in Africa, e diretti verso l’Europa. Però i soldi per loro stanziati potevano bastare nella prima fase se solo fossero stati meglio impiegati. Inizialmente poi sono state attuate, stupidamente, politiche d’“internamento” massivo e coatto (nei Centri CIE), che hanno scatenato spesso proteste ben evitabili, sia all’interno dei “campi” che nella popolazione immediatamente circostante, si pensi al caso di Cona nel Veneziano o a Goro nel Ferrarese.
d) Perché l’Europa non ci sostiene adeguatamente. In parte è vero dato che vi sono Paesi che si oppongono alla redistribuzione dei migranti e a farsi parzialmente carico del problema. Ma la ragione principale non è ancora quella finanziaria, che pure pesa moltissimo sulle casse italiane, quanto le clausole del Trattato di Dublino, che fu ingenuamente accettato anche da parte nostra, secondo le quali fa capo all’Italia, in ragione della sua posizione nel Mediterraneo, l’onere principale del soccorso in mare, del riconoscimento dei richiedenti asilo e del loro mantenimento.
e) Nessun problema se hanno diritto d’asilo, ben certificato, mentre chi arriva sono solo dei migranti economici che non hanno diritti: tipica manfrina di chi pensa di potersi sostituire all’autorità governativa e giudiziaria e alle forze di polizia, impegnate nel lavoro di riconoscimento e di discernimento nelle più svariate situazioni dei richiedenti asilo. E’ come rispondere no ad ogni richiesta di accoglienza.
f) Non siamo tenuti ad accoglierli, non li vogliamo in casa nostra, dove ci piace sentirci “paroni”: ecco forse è questa la molla che scatta, che incanta e seduce molti nostri concittadini, piccoli proprietari, a partita IVA o lavoratori precari se non disoccupati, fino al punto di sostenere apertamente azioni pubbliche di protesta, orchestrate da gruppi politici di destra, di stampo leghista o tradizionalista. E gruppi di questo tipo ce ne sono, molti, e non solo in Italia ma anche in Austria, in Ungheria, in Francia e in Olanda, in Gran Bretagna come negli Stati Uniti. Sconcerta solo che tanti residenti possano appoggiarli e non prendano invece la giusta distanza, almeno dalle violenze da essi perpetrate.

“Paroni in casa nostra” è un motto che trova il suo doppio nell’altro “Verona ai Veronesi” che, da Comitato, esprime ed incoraggia la paura che si perda una cittadinanza, intesa non tanto come diritto-dovere da estendere e valorizzare ma come una proprietà da difendere strenuamente da un pericolo, che poi sarebbe costituito da quei migranti che il Prefetto assegna qua e là secondo le esigenze e le possibilità emerse nei Comuni che non aderiscono allo SPRAR. Ma chiediamoci: c’è forse un solo atto o un serio motivo che ci faccia temere che l’amministrazione della Città e dei nostri Paesi possa cadere in mani diverse?

E’ così che proteste eterodirette contro i migranti assegnati si sono potute registrare nel veronese, sia in città (un corteo ai primi di gennaio da Porta Vescovo e in maggio dai Bastioni), che in provincia (alla fine di giugno nella frazione di Magnano di Buttapietra con violenze acquisite dalla Procura, e ai primi di luglio a Roncolevà di Trevenzuolo [*3]), per tacere sui frequenti raduni di protesta del comitato “Verona ai Veronesi”, tutti opportunamente pubblicizzati dalla stampa locale, anche on-line, e ripresi con particolare rilievo il giorno seguente al punto da far pensare ad un certo cointeressamento. D’altronde era troppo vicino l’appuntamento elettorale di Verona per non sfruttare l’occasione e portare acqua e voti al centro-destra: le urne in città hanno assegnato infatti la vittoria a Federico Sboarina ed al suo fronte (Lista civica, Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia etc).

Si badi bene che “paroni in casa nostra” non lo siamo più da moltissimi anni, forse dagli anni della rivoluzione industriale seguita al secondo conflitto mondiale, grazie alla quale siamo riusciti a costruire per i nostri figli, in casa nostra o migrando all’estero, un migliore avvenire, fatto di libertà dal fascismo e dal bisogno più nero. Eravamo “paroni in casa nostra” ma non lo siamo più, da tanto tempo, da quando siamo stati presi dalla smania del consumismo legato al possesso dei beni materiali, dei prodotti che la pubblicità quotidiana s’incarica di mostrarci mettendo alla prova la nostra resistenza. La proprietà come mito non ci permette più d’intrattenere con i nostri vicini, di caseggiato ma anche di appartamento, relazioni positive, di reciproco rispetto e sostegno, perché c’è sempre qualcosa di nuovo e di più grande che seduce ed è da comprare e da mostrare ai vicini di casa. E che non “rompano” troppo, però se no …

E allora riflettiamo su quel che ci manca per tornare ad una vera “padronanza” civile e democratica della Città e dei nostri paesi, che è fatta di verità e di partecipazione. Ecco perché, in questo contesto, le espressioni “paroni in casa nostra” e “Verona ai Veronesi” cozzano frontalmente con lo spirito d’accoglienza, un portato fondamentalmente cristiano e tipicamente veneto che dovrebbe invece contraddistinguere ogni cittadino della Repubblica e animare la nostra esistenza.

Marcello Toffalini

Marcello Toffalini

L'autore: Marcello Toffalini

Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di tre nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

Commenti (7)

  • Riguardo allo Spar, in realtà è molto facile capire perché in pochi vi aderiscono: con il tetto di 3 richiedenti asilo ogni mille abitanti, se tutti i comuni aderissero, dovremmo gestire circa 180mila persone (è il 3×1000 dei cittadini italiani- circa 60milioni). Ora dato che nel solo 2016 gli sbarchi di migranti sono stati qualcosa di più di 180mila, mi spieghi che senso ha questo limite? Sono 3 ogni mille… per ogni anno?

  • Caro Marcello,
    sono dell’opinione che dare accoglienza a tutti i bisognosi,anche se con lodevoli intenti,avrà invece delle conseguenze devastanti sul nostro welfare,cultura,lavoro,tessuto sociale. Ora mi va benissimo che ci sia chi come te la pensa diversamente,ma chi ricopre incarichi di governo o funzioni pubbliche ha l’obbligo di occuparsi in primis degli italiani,della equa distribuzione delle tasse e ricchezza favorendo possibilmente chi è più povero, chi non ha lavoro o casa, chi essendo in zone terremotate ha ancora cumuli di macerie per strada. Devono essere queste le priorità di chi governa ed è inaccettabile sentire certe dichiarazioni di alcuni ministri.Se ci sono rappresentati di governo (peraltro con una legittimazione popolare minima) che si preoccupano non di queste cose ma, seguendo la tua ideologia utopistica, si prodigano per salvare il mondo a scapito degli italiani, io e tanti cittadini moderati ci opporremo con sempre più forza. E guarda che nel mio discorso non c’entra nulla il razzismo o l’intolleranza.

  • Marcello

    Caro Giacomo anch’io penso che dare/assicurare accoglienza prima o poi determini qualche conseguenza sul nostro “welfare”, ma non saranno conseguenze devastanti come pensi e che molti politici amano ripetere: potranno farci sentire alla fine più contenti e dare più significato alla nostra vita anche se possono costarci qualcosa. Chi ricopre incarichi di governo dovrebbe sapere che quella dei migranti “non è un’invasione che toglie il pane alla gente” (ieri Cacciari) e “non sarà una tragedia se Sesto San Giovanni dovrà accogliere 100 migranti” (idem), o se il criterio del 3×1000 dovesse essere portato al 5×1000 (lo dico io): per certe forze politiche organizzate anche l’1×1000 sarebbe troppo. “Dalla politica ci aspettiamo che fermi le guerre tra poveri e non che attacchi i migranti” (sempre ieri mons. Zuppi). Che tu possa opporti a queste scelte sta nella tua libertà, che rispetto ma che non condivido per niente. Oggi va di moda avere certi comportamenti per non dover rinunciare a qualcosa (di fatuo, peraltro) e dichiararsi però contro l’intolleranza e contro il razzismo. Ci mancherebbe. Si chiama egoismo. Auguri.

  • Caro Marcello, le mie idee non sono di “moda” (che vuol dire?). Dalla politica mi aspetto soluzioni ai problemi, non proclami sui buoni sentimenti.
    Si dica chiaramente (come prevedi tu) che l’accoglienza per tutti ci porterà a dover rinunciare a quei diritti e quel benessere che abbiamo costruito col duro lavoro dal dopoguerra ad oggi, ma che saremo più “felici”.
    Si approvi lo IUS SOLI e si dica chiaramente che tra trent’anni l’Italia che conosciamo oggi, con la sua cultura, i suoi valori, non ci sarà più. Anzi, si cominci subito cancellando i segni del nostro passato (vedi legge Fiano).
    Si smetta di dire che dobbiamo accogliere tutti perché abbiamo un problema demografico (perché non si agevolano gli italiani a fare figli invece di importare migranti?), ma perché siamo altruisti.
    Si smetta di dire che i migranti sono risorse, perché al momento i poveretti che arrivano dall’Africa sono un costo, non una risorsa.
    Si faccia un programma politico che comprenda queste idee, poi lo si presenti agli Italiani e si verifichi se sono d’accordo.
    Auguri a te.

  • Marcello

    Caro Giacomo. Puoi ritenerle non di moda le tue idee: in realtà sono molto diffuse sulla stampa nazionale e su quasi tutti i media e persino in parlamento, sia tra le forze di opposizione che tra quelle della maggioranza. E lo sai. Per questo infatti invochi soluzioni programmatiche per difendere diritti e benessere, che sarebbero minacciati dai migranti. Però i primi non sono stati mai messi in discussione dall’arrivo dei migranti mentre il secondo appare un po’ precario, soprattutto per i giovani, ma per colpa della grave crisi economica in atto, che come dovresti sapere è dovuta alle scelte del grande capitale internazionale, scelte che sono spesso o quasi sempre tra le cause prime delle grandi migrazioni. Libero di appoggiare un programma politico all’altezza di queste tue idee, ma non penso che gli italiani siano in maggioranza disponibili ad accettarlo. Anche lo fossero ti posso dire che buona parte di essi non la penserebbe in quel modo. Cordiali saluti.

  • Caro Marcello non vorrei averti mandato in confusione, parti dicendo che le mie idee sono molto diffuse e finisci dicendo il contrario. Capisco che l’inversione di tendenza che è avvenuta nella politica di Governo riguardo ai migranti possa aver destabilizzato…ma stanno solo cercando di salvare il consenso elettorale dopo che si sono resi conto che perserverare con l’accoglienza totale li avrebbe portati a schiantarsi (alle prossime elezioni).
    Un saluto

  • Marcello

    Forse hai difficoltà a distinguere tra gli italiani al voto e l’insieme dei media, di certi gruppuscoli organizzati e di molti parlamentari.
    Qui però chiudo la conversazione per quanto mi riguarda.Un saluto.

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