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Comitato Opera Nostra

In questi giorni le sigle sindacali e Fondazione Arena stanno trattando sul nuovo contratto integrativo, la cui stipula è necessaria per accedere al mutuo di circa 10 milioni di euro garantiti dalla Legge Bray, cui ha fatto ricorso circa un anno fa il Commissario Straordinario Carlo Fuortes.
Nell’ottica di un risanamento del bilancio, il 15 giugno 2016 è stato sottoscritto un accordo tra le parti sociali che ha determinato un taglio del costo del lavoro di circa 3 milioni e 800 mila euro.
Tra le misure contenute nell’accordo, l’articolo 7 dispone la chiusura del Teatro Filarmonico per due mesi nella stagione invernale, con un risparmio di circa 2 milioni e 400 mila euro. Successivamente è stata inserita la decisione, del tutto unilaterale e, a nostro giudizio gravissima, di licenziare il l’intero corpo di ballo.
Di fatto, gli artisti e le maestranze stanno oggi pagando un prezzo davvero alto per responsabilità che vanno addebitate ad altri, e in particolare al duo TosiGirondini, rispettivamente ex presidente ed ex sovrintendente di Fav.

Nei fatti, l’apporto dei lavoratori al risanamento del bilancio è secondo solo alla quota versata dallo Stato, mentre la partecipazione delle istituzioni e dei privati è calata sensibilmente, al punto che nei giorni scorsi è intervenuta addirittura la Corte dei Conti, stigmatizzandone il comportamento. Il contributo del Comune di Verona, ad esempio, è sceso da 1 milione e mezzo nel 2015 ai 300mila euro del 2016, mentre quello della Regione, che fino a qualche anno fa consisteva in 1 milione e 200mila euro, si è ridotto esattamente alla metà. E’ come se le istituzioni, principali responsabili del dissesto, per le scelte fatte o non fatte, avessero deciso di tirarsi da parte lasciando ai lavoratori e alle lavoratrici, di fatto posti sotto ricatto, l’incombenza di rimettere a posto le cose…Beninteso, senza che i lavoratori e le lavoratrici possano però poter partecipare alle decisioni!

L’articolo 7 del Piano Fuortes conteneva un’ulteriore penalità per i dipendenti. L’erogazione del cosiddetto “premio di produzione”, circa il 30% sugli emolumenti totali, viene legato al raggiungimento del pareggio di bilancio. Il premio per la stagione estiva 2016 è stato distribuito solo nel febbraio 2017, dopo la presentazione del bilancio, e per gli “aggiunti”, o precari, che dir si voglia, l’attesa è ancor più lunga. E’ una vera e propria spada di Damocle sulla testa dei lavoratori e delle lavoratrici, se teniamo conto che il bilancio 2016 è in attivo di soli 370 mila euro circa. Basterebbe qualche serata cancellata per il maltempo per spezzare quel sottile filo sospeso sulla testa dei dipendenti.

Ma che c’entra tutto questo con la stipula del nuovo contratto integrativo?

La risposta è semplice: il nostro timore è che la direzione di Fav sia intenzionata ad inserire nel nuovo accordo integrativo la parte dell’articolo 7 inerente i premi. Pertanto, una penalità pensata per durare tre anni, come previsto dalla legge Bray, verrebbe dilatata per un periodo indeterminato.
Se la parte riguardante i premi all’articolo 7 venisse introdotta nel nuovo integrativo, basterebbe che la direzione di Fondazione Arena negasse ogni trattativa in occasione dei futuri rinnovi e i premi verrebbero subordinati al pareggio di bilancio per chissà quanto tempo.
Per salvare i lavoratori da questi ulteriori sacrifici suggeriamo alcuni aggiustamenti, realizzabili in tempi brevi e senza grossi investimenti, al nuovo presidente di Fondazione Arena, il sindaco Federico Sboarina, e al signor Polo, attuale sovrintendente.

1 – Innanzitutto, varrebbe la pena rivolgere lo sguardo anche al passato, per scoprire magari che ogni sedile in metallo occupa due dei vecchi posti a sedere. In compenso, ovviamente il prezzo del biglietto è aumentato, rendendo difficile alle famiglie e alle persone meno abbienti accedere all’Opera. Ad esempio la prima galleria un tempo frequentata assiduamente proprio dalle famiglie, oggi rimane semideserta. Aumentare la capienza e rendere i biglietti più accessibili, genererebbe quasi sicuramente più introiti.
2 – Restando con lo sguardo rivolto al passato, scopriremmo anche che, forse, quando la biglietteria non era appannaggio esclusivo di Unicredit, che la controlla tramite la società Ticket One, i biglietti venivano venduti in modo più capillare, e quindi in numero maggiore. Tutto questo senza tener conto che affidare la biglietteria, e quindi la liquidità di Fav, al suo maggior creditore, non ci sembra cosa intelligente.
3 – Ultimo, ma non meno importante, è la convenzione tra comune e Fav, che prevede l’affitto dell’anfiteatro ad artisti extra lirica al costo irrisorio di 40mila euro a fronte di incassi che possono arrivare anche a 500mila euro. Inoltre l’allestimento e il disallestimento tra concerti pop e opere liriche, il cui costo è quantificabile all’incirca in un milione di euro, è totalmente in carico ai bilanci della Fondazione. Alzare drasticamente gli affitti ci sembra quindi giusto e necessario, destinandone una parte a Fondazione Arena, tanto più che attualmente, dopo il congelamento di Arena Extra, li gestisce direttamente il Comune.

Insomma, se ognuno facesse la sua parte, se l’amministrazione e il sovrintendente mettessero in pratica alcuni semplici cambiamenti e se il Comune e la Regione, lo Stato e i privati, garantissero i finanziamenti, non vi sarebbe bisogno di tagliare ulteriormente, se davvero questa è l’intenzione della direzione di Fondazione Arena, i salari dei lavoratori e delle lavoratrici.

Ci auguriamo davvero che le cose siano cambiate, e che non si aggiunga ingiustizia ad ingiustizia.
In ogni caso siamo certi che le sigle sindacali, in questi lunghi nove mesi di stasi (il contratto integrativo è infatti scaduto alla metà di novembre 2016), hanno approntato tutte le eventuali controproposte e contromisure atte a tutelare i diritti e i salari superstiti dei dipendenti.
Alla fine, comunque, saranno proprio questi ultimi ad avere la parola, accettando o rifiutando in assemblea il nuovo contratto integrativo.

Comitato Opera Nostra – Fondazione Arena bene comune

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