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Il caso di Dora e le ambizioni di Verona, alle prese con un episodio di razzismo che toglie forza a un grande evento culturale su cui la città ha investito energie e denaro. Attesa per le parole del Sindaco Sboarina.

Il giorno di Ferragosto 2017 si è svolta in Arena a Verona la serata di Gala IX Sinfonia di Beethoven e il giornale Opera Arena Magazine ha presentato l’evento con il titolo : “La Nona di Beethoven in Arena è l’abbraccio di Verona al mondoBeethoven’s IX Symphony in the Arena is the Verona’s embrace to the world”.

L’ultima sinfonia del compositore tedesco, eseguita la prima volta a Vienna nel 1824, quando ormai era completamente sordo, contiene nella parte corale del IV e ultimo atto alcuni brani dell’Inno alla Gioia di Friedrich Schiller (1785). L’Ode, ispirata dal clima Romantico del tempo, ripropone gli ideali dell’antica Grecia, di un mondo dove gli uomini vivono liberi e in fratellanza. La melodia utilizzata da Beethoven per il movimento finale della sua sinfonia la conosciamo tutti perché nel 1972 è diventata l’Inno ufficiale del Consiglio d’Europa e oggi dell’Unione Europea.

Tornando a Opera Arena Magazine, il titolo voleva sottolineare che Verona non solo è capace di far suoi gli ideali di libertà e fratellanza ma di avere le capacità, la forza morale e quindi l’autorevolezza per rilanciarli come messaggio al mondo intero, attraverso un evento culturale di altissimo livello, come era quello in programma.

Negli stessi giorni alla quindicenne Dora B. il signor S.P. spiegava che non essendo italiana non poteva partecipare al Canta Verona Music Festival. Dora in realtà è nata in Italia, da genitori Ghanesi, ma secondo quanto scritto su Facebook dall’organizzatore della manifestazione canora «Italiani si nasce, non si diventa e si nasce da genitori italiani».

Nella scaletta di alcuni TG nazionali la notizia della giovane esclusa dal concorso canoro ha preceduto quella della tardiva condanna di Donald Trump nei confronti dei suprematisti bianchi coinvolti nei fatti di Charlottesville, dove ha perso la vita una giovane donna, e del Ku Klux Clan, fin dalla prima ora sostenitore del presidente USA.

Si capisce bene che non si può da una parte promuovere Verona come città della fratellanza universale e dall’altra ospitare episodi di razzismo come quello che ha coinvolto Dora, a cui va tutta la nostra solidarietà. Ci sono zavorre di cui i veronesi devono liberarsi se vogliono essere credibili e presentarsi al mondo con stile.

Per questo la condanna del Sindaco deve essere esemplare. Vedremo che città è quella che Federico Sboarina rappresenta: quella autorevole del grande abbraccio di Verona al mondo, quella tentennante e ridicola di Trump o quella assai misera del signor S.P.

Giorgio Montolli

In alto, il Gala all’Arena di Verona IX Sinfonia di Beethoven del 15 agosto 2017 (Foto Ennevi)

Il comunicato stampa del Sindaco Federico Sboarina

Giorgio Montolli

L'autore: Giorgio Montolli

Giorgio Montolli è un editore e giornalista nato a Verona il 22 giugno 1960; titolare dello Studio editoriale Giorgio Montolli (1997) e del marchio Smart Edizioni (2013); editore dei giornali Verona In (2003), Opera Arena Magazine (2017) e l'Ansa dell'Adige (2017), che raccoglie gli articoli degli studenti elaborati durante i corsi "Come si fa un giornale" tenuti in alcuni licei di Verona (2009). giorgio.montolli@inwind.it

Commenti (1)

  • Redazione

    Esiste un modo per uscirne tutti bene? Sì, almeno in parte. Dora probabilmente sarebbe contenta se con la sua denuncia ottenesse di cambiare le regole del concorso canoro; il signor SP potrebbe continuare la sua attività con queste nuove regole; le Istituzioni potrebbero vantare il merito non solo di una ferma condanna, ma anche di aver mediato questa soluzione. g.m.

commenti (1)

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