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vaccini

 

Il motivo vero di questi pressanti obblighi vaccinali viene dall’incarico assegnato al’Italia di essere capofila mondiale nelle strategie vaccinali. Ma non si tratta di un incarico assegnato dall’OMS, agenzia dell’ONU, bensì da una agenzia USA dove prevalgono ragioni e strategie geopolitiche più che motivazioni strettamente sanitarie.

Il decreto vaccini è ora legge 31 luglio 2017, n. 119 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.182 del 5 agosto 2017. I vaccini obbligatori aumentano quindi da 4 a 10 per i ragazzi da 0 a 16 anni a partire dal prossimo anno scolastico, cui le famiglie dovranno provvedere con urgenza, e con oneri amministrativi ulteriori a carico degli uffici sanitari preposti e degli Istituti scolatici.
I vaccini già obbligatori erano quelli contro la poliomielite, difterite, tetano ed epatite B, ai quali si sono aggiunti ora quelli relativi a pertosse, influenza B, morbillo, rosolia, parotite e varicella.

Di tutta questa vicenda però ci sono ancora tante domande senza risposta:
Perché improvvisamente ed in un sol colpo i vaccini obbligatori sono stati aumentati da 4 a 10? Veramente non se ne vede la ragione. Forse che evidenze scientifiche ne hanno consigliato l’urgente obbligatorietà, o che l’Italia risulta in grave ritardo nelle coperture vaccinali rispetto agli altri Paesi europei? Nulla di tutto questo.
Perché poi tanta urgenza nella trasformazione in legge? Su argomenti di salute pubblica si dovrebbero evitare le barricate ideologiche e politiche. Meglio sarebbe stato che il Parlamento avesse potuto esaminare un disegno di legge con il tempo di approfondire il tema già di per sé complesso. Non c’era e non c’è alcuna epidemia in atto tale da giustificare un decreto legge e tantomeno era così necessario che il governo ponesse la fiducia per accelerarne l’iter di approvazione.

Grande enfasi è stata data all’obiettivo del livello di copertura vaccinale del 95% (valore empirico benché ragionevole) che assicurerebbe l’immunità di gregge a protezione anche di coloro che per gravi motivi non possono essere vaccinati. Ma sappiamo bene che gran parte degli adulti non è vaccinata per la maggior parte dei 10 vaccini ora obbligatori, e addirittura il provvedimento di legge non obbliga nemmeno il personale medico e paramedico alla vaccinazione. Ed allora che immunità di gregge è quella a macchia di leopardo dove i bambini sono sì protetti fra loro, ma non nel rapporto con insegnanti, personale tecnico, genitori e parenti e addirittura nel rapporto con il personale sanitario ed ospedaliero?

Il provvedimento di legge prevede che il Ministero della Salute, per 4 vaccini già consigliati e ora obbligatori (morbillo, rosolia, parotite e varicella), entro tre anni potrà decretare la sospensione della obbligatorietà sulla base dei dati epidemiologici, delle coperture raggiunte e delle eventuali reazioni avverse. Francamente Introdurre oggi un obbligo per 4 vaccini prevedendone già, solo dopo tre anni, la eventuale sospensione, sembra alquanto incoerente.

Di infimo livello è stato il dibattito sui media incentrato quasi esclusivamente sulla contrapposizione pro-vaccinisti e no-vaccinisti tipico dei peggiori talk-show e che nulla aveva a che vedere con la Scienza (quella con la S maiuscola). La scienza, quella vera, che purtroppo raramente trova adeguato spazio nei media, non mette in discussione i vaccini, ma si occupa piuttosto di come migliorarli, di come organizzare la raccolta e la valutazione delle reazioni avverse, di verificarne l’efficacia e ricercarne le correlazioni, in modo libero e non dogmatico.
Di seguito il link di alcuni recenti documenti che, con competenza e rigore, affrontano alcuni aspetti delle vaccinazioni: l’uno a cura della SIPNEI (Società italiana di Psico Neuro Endocrino Immunologia) e l’altro a cura dei ricercatori del progetto ASSET che hanno rilevato, confrontando varie realtà del panorama vaccinale europeo, come l’obbligatorietà delle vaccinazioni non sia rilevante nell’aumento del tasso di copertura.

Singolare il caso della Regione Veneto che, unica in Italia, fin dal 1° gennaio 2008 aveva eliminato l’obbligo vaccinale puntando sul coinvolgimento consapevole dei genitori. A distanza di alcuni anni la Regione Veneto in presenza di una modesta diminuzione dei livelli di copertura vaccinale, aveva voluto indagare sulle motivazioni del rifiuto di una parte dei genitori a sottoporre i loro figli a vaccinazione. I risultati della ricerca, che aveva visto coinvolta anche la ULSS20 di Verona, e che è stata condotta in tempi non sospetti tra il 2009 ed il 2011, sono contenuti in una corposa ed interessante relazione consultabile in rete.
L’indagine aveva messo in evidenza una realtà molto complessa, con genitori sempre più informati ed esigenti, disposti al dialogo, ma ai quali occorre siano fornite informazioni trasparenti e di qualità.
Tra le informazioni cui i genitori sono maggiormente sensibili ci sono ovviamente quelle sulle reazioni avverse per le quali le strutture sanitarie dovrebbero curare con il massimo rigore chiarezza ed affidabilità dei report. Importante a questo scopo sono le informazioni di Canale Verde, importante programma della Regione Veneto di consulenza prevaccinale e sorveglianza degli eventi avversi, che ha recentemente pubblicato la relazione relativa al 2016.

Introdurre l’obbligo di ben 10 vaccinazioni con la forza e le minacce della legge, anziché con l’informazione e la trasparenza, è una scorciatoia che se potrà dare, forse, qualche risultato sui livelli di copertura nel breve periodo, porterà inevitabilmente alla radicalizzazione delle posizioni ed a sfiducia nelle istituzioni sanitarie.
Comunque sia, il motivo vero di questi pressanti obblighi vaccinali viene dall’incarico assegnato al’Italia di essere capofila mondiale nelle strategie vaccinali. Ma non si tratta di un incarico assegnato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, agenzia dell’ONU), bensì da una agenzia USA dove prevalgono ragioni e strategie geopolitiche più che motivazioni strettamente sanitarie.
Importante riconoscimento culturale e scientifico all’Italia o ennesima docile sottomissione a decisioni prese altrove e che altri Paesi hanno saputo invece declinare? Cara ministra Lorenzin, hai vinto ma non convinto.

Claudio Toffalini

Claudio Toffalini

L'autore: Claudio Toffalini

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

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