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pompieri e incendiari

Gli incendiari non sono pompieri, non sono volontari ma sono delinquenti sostenuti da gruppi di pressione locale politicamente attrezzati.

Una testata nazionale titola “Gli incendiari sono i pompieri”. Vero? Falso?
Ovviamente ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni rispetto ai fatti accaduti a Ragusa, così come la stampa è libera di utilizzare gli strumenti che ha a disposizione. Vale però la pena puntualizzare che il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nelle sue articolazioni permanenti, non è coinvolto in queste criminali vicende. Anzi, i Vigili del Fuoco da anni combattono contro questo sistema. Infatti, la segnalazione è partita proprio dai Vigili del Fuoco di Ragusa.
Ora, chi ha seguito le cronache sa che a Ragusa, nella splendida Sicilia, 14 falsi volontari di un distaccamento volontario appiccavano il fuoco per poi essere pagati per lo spegnimento. Non è un fatto nuovo nel nostro Paese. Chiunque abbia un minimo di capacità cognitiva capisce che se qualcuno ha bisogno di lavorare ed è pagato solo se chiamato per spegnere un incendio, il rischio che la società corre è abbastanza elevato. La novità sta nel fatto che, per la prima volta nella storia, chi appiccava il fuoco indossava, impropriamente, la divisa dei pompieri.

Una domanda sorge spontanea: può essere considerato volontario un soggetto che viene retribuito a prestazione? Come lo definiamo?
Di chi è la responsabilità? Ecco, su questo tema è meglio precisare, perché da anni la CGIL dei Vigili del Fuoco cerca di spiegare che non può esistere una forma di volontariato pagato a prestazione. La contrarietà dei Vigili del Fuoco è questa. Eppure, ogni volta che ne parli, da anni, il politicamente corretto ti dice “sei contro i volontari”.
Nel frattempo vari gruppi di pressione crescono e si attrezzano politicamente, fino addirittura a contrastare quella crescita professionale ed eticamente certa che può avvenire con una sufficiente dotazione di Vigili del Fuoco permanenti. Quante volte avete sentito che i Vigili del Fuoco vorrebbero aprire un Distaccamento per garantire tempi certi di intervento e la Regione o i Comuni dicono no perché vogliono aprire un distaccamento volontario, pur sapendo di questa anomalia del volontario pagato a prestazione?

È evidente che le responsabilità sono politiche e di lungo corso. Non può essere giustificabile, dopo quanto accaduto, un proliferare di strutture parallele a quelle dei Vigili del Fuoco, con persone che indossano la stessa divisa dei pompieri ma si autoorganizzano al loro interno. Il cittadino che riceve soccorso deve essere garantito.
La storia e il presente dei Vigili del Fuoco sono fatti di coraggio, rispetto e abnegazione. Il comando, la gestione delle risorse e dell’intervento devono essere uniche e se si vuole investire si investa sul Corpo Nazionale e non su incontrollati gruppi locali che magari assicurano un ritorno elettorale ma, nelle loro degenerazioni, possono infangare le strutture dello Stato.

In Veneto, ad esempio, nel bellunese esiste un buon modello di integrazione fra strutture permanenti e volontarie. È una storia lunga, quella bellunese, che non è perfetta ma potrebbe essere presa a riferimento come modello di integrazione.
Resta il fatto che la normativa nazionale deve essere ricondotta al no profit e che il Volontariato, quello puro, non può fermare uno sviluppo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco che possa garantire quella sicurezza di cui ha bisogno il nostro Paese.
Date ai pompieri le giuste dotazioni, lo stipendio che si meritano e un giusto sistema assicurativo e previdenziale. Sono fra i lavoratori peggio pagati del Pubblico Impiego. Sono pochi e dotati di pochi mezzi. Eppure arrivano sempre e risolvono qualsiasi problema, spesso a scapito della loro salute e della loro vita.

L’integrazione parte dal rispetto, quel rispetto che merita la divisa del glorioso Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Luca Cipriani
Esecutivo Nazionale FP CGIL Vigili del Fuoco

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