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Studio fotografico Oppi - Cantiere in Piazza delle Erbe
Studio fotografico Oppi – Cantiere in Piazza delle Erbe

Verona in cantiere”. La mostra, ma non solo. Un modo di essere, di progettare la città, i luoghi dell’abitare, in fieri, in trasformazione, come dovrebbe essere una governance, adaptive, flessibile, attenta alle aspettative, alle esigenze, ma anche ai sogni di chi quei luoghi vive, indossa, abita. Un augurio. Che non sia disagio quotidiano, ma sviluppo, ricchezza, bellezza.

Dopo l’esposizione presso la sede dell’Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia, in mostra ritornano le immagini originali e assolutamente inedite firmate dallo Studio fotografico Oppi sulla trasformazione urbana di Verona negli anni tra le due guerre. Si tratta di ventiquattro immagini originali – 103 le fotografie del lascito al Comitato Rionale Filippini – raggruppate in cinque macro-sezioni che raccontano i cantieri per la costruzione di luoghi significativi di Verona, dalla Caserma Ettore Crippa, sede del IV Autocentro ai lavori per il Palazzo dell’INA a Porta Nuova, quelli alla Centrale idroelettrica Sorio Nuova, alle Sistemazioni stradali in via Sant’Alessio, le Regaste Redentore e Interrato dell’Acqua Morta e, a chiudere, l’ordinaria manutenzione ai sottoservizi e alle reti dei trasporti in Piazza Erbe e Centro Storico.
Cantiere dunque, una parola magica. Il luogo dove si costruisce, propriamente quel graticolo di legno dove si poggiano le barche in costruzione, ma anche quel mondo fatto di persone, mestieri, storie che nel Medioevo era Fabbrica, anzi fabbriceria. Luogo sociale, che coinvolgeva menti e braccia, vita reale e sogni. Presente e futuro. E il Medioevo è carattere di Verona in ogni suo angolo e paesaggio. Un’impresa alla ricerca di bellezza.

Promossa dagli Ingegneri nell’ambito della Rassegna #Open6. Ingegneri aperti alla città Innovisioni, la mostra nasce come progetto espositivo itinerante, realizzato grazie alla fattiva collaborazione con il Comitato Rionale Filippini, l’Associazione A.G.I.L.E. e il sostegno di AMIA Verona e AGSM, che ne hanno permesso la realizzazione.
Le sezioni della mostra vengono inoltre approfondite nell’omonimo volume “Verona in cantiere. Gli scatti fotografici dello Studio Oppi” in cui gli autori – Angelo Bertolazzi, Ilaria Segala, Erika Bossum, Michele De Mori e Silvana Xamo – fanno seguire ad un saggio iniziale sulle trasformazioni di Verona negli anni Trenta rispetto al contesto europeo, i cinque capitoli che raccolgono le campagne fotografiche riproposte dagli scatti di Oppi.
Fuori le mura, la Galleria che ospita fino al 7 settembre le fotografie, è essa stessa con un nome che porta in seno l’idea di luogo, di cantiere, di città, la nostra, che di mura è cinta e ne ha carattere.

Un tempo fuori o dentro le mura della città, aveva un significato importante. I conventi, i monasteri per la maggior parte non potevano essere costruiti all’interno della cinta muraria, questo fino alla metà del 1200 quando un Papa forse tal Martino V con bolla papale permise di costruire dentro le mura dando luogo a quel fenomeno che gli storici chiamano “inurbarsi degli ordini Mendicanti”. Passaggio epocale, l’arrivo di questi ordini religiosi porta nelle città un gran movimento non solo economico ma anche culturale, un cantiere continuo per erigere chiese, cattedrali, luoghi di culto e di cultura che durarono secoli. Ancora oggi. Vere città nelle città, cantieri dentro la città che era un cantiere più grande. Metamorfosi.
Un dentro e un fuori che verrà poi segnato architettonicamente come passaggio netto, quasi tra bene e male, attraverso le Porte urbiche nel cinquecento che diventano sempre più segni tangibili di un passaggio tra mondi. Anche di queste Verona ha segno identitario, e non solo pietre ma anche parole: “Non c’è mondo per me aldilà delle mura di Verona”, le parole che Romeo pronuncia nel momento dell’esilio dalla sua città sono impresse in una targa, accanto al busto del poeta e drammaturgo inglese loro autore, visibile sulla porta che da Piazza Brà conduce all’inizio di Corso Porta Nuova, che, effettivamente, altro non è che la strada che permette di andare all’esterno della città verso la campagna.

Verona, città dell’amore, ma anche dell’Amore per questa città. Non solo parole, ma pietre, in un cantiere che vuole trasformare la città ai nostri occhi riportandola luogo fattivo di cultura e bellezza.
Un augurio, che la Verona in cantiere si accorga anche di tutto il materiale grafico custodito nel Gabinetto di Architettura della Biblioteca Civica, tutti quei disegni inediti di fondi ancora da finire di catalogare, lavoro iniziato nel duemila, anch’esso cantiere nel cantiere. Questo materiale grafico, nella tipologia è quanto mai vario, ma spesso descrive, più o meno in dettaglio, l’attività professionale di un architetto o di un ingegnere, l’amore per la sua città, i sogni.
Un disegno di architettura può apparire muto agli occhi del pubblico; in realtà è uno strumento per la progettazione in cui sono appuntati i pensieri dell’architetto, dell’uomo, verificate soluzioni diverse, tracciata l’evoluzione del progetto, quelle diverse soluzioni progettuali che spesso si sovrappongono le une alle altre, dando origine a un vero e proprio diario di viaggio alla ricerca della forma che si concluderà solo con l’opera realizzata, all’interno di quel cantiere, appunto, che è luogo di confronto e di crescita. Necessario.

Daniela Cavallo

Daniela Cavallo

L'autore: Daniela Cavallo

Daniela Cavallo è libera professionista dal 1997 e titolare, insieme all’architetto Damiano Castelli, dello StudioLineaCurvArchitetti. Dal 2010 è Professore a contratto di Marketing Territoriale all’Università di Verona, facoltà di Economia. Ha scritto saggi, articoli e cataloghi; collabora con riviste di settore, partecipa come relatore a convegni per la “contaminazione” dell’architettura e del territorio nel sistema Impresa. arch.dcavallo@alice.it

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