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quando c'è la salute

Premessa:
mio padre (classe 1920) è riconosciuto invalido al 100%, a seguito di una brutta caduta; come tale ha l’esenzione da tutti i ticket sanitari

Fatto:
il medico di famiglia riscontra che per migliorare la postura, sarebbe opportuno l’uso di scarpe ortopediche; mi prescrive perciò una visita fisiatrica, perché solo lo specialista può prescrivere questi ausili sanitari…

Conseguenze:
Prenoto la visita tramite CUP, il primo appuntamento possibile è presso una struttura privata. Porto mio papà alla visita, non ci sono le rampe per disabili…il medico mi prescrive le scarpe con plantari ed elenca i codici relativi. Vado presso un tecnico ortopedico che mi stila il preventivo, poi porto il preventivo all’ufficio “ausili sanitari” del Distretto di via Campania; lì, dopo un’ora di attesa, mi dicono che devo invece andare in via Poloni. Protesto perché gli uffici dell’ULSS 9 nell’anno 2017 non sono in rete e mi reco in via Poloni. Dopo un’altra oretta mi danno udienza e mi dicono che è cambiato il nomenclatore e che i codici inseriti nella richiesta non sono più validi. Il giorno successivo telefono al tecnico ortopedico che cambia i codici e mi reinvia tramite email il preventivo, dicendomi che nel frattempo hanno ricevuto l’aggiornamento (con tre mesi di ritardo), ma però ora sono rimborsabili solo i plantari, cioè circa metà del totale. Comunque dovrei ritornare dal fisiatra a farmi timbrare e firmare la nuova richiesta e poi ancora di nuovo all’ULSS per la successiva convalida.

Conclusione
Rinuncio, pago direttamente il tutto e, avendo la prescrizione medica, inserirò nelle spese in sede di dichiarazione dei redditi. Mi sorge una domanda: ma perché usare termini come nomenclatore? Perché questo linguaggio simil-esoterico? Mi par di ricordare che il nomenclatore fosse un incarico della Curia Papale durante il Medioevo, cosa c’entra con la sanità regionale?

Seconda parte
Mio padre ha bisogno di analisi, per avere un prelievo a domicilio telefono all’ULSS in via Poloni; dovrebbe avere tutto in esenzione. Dopo tre tentativi per avere modo di parlare con il medico incaricato di queste incombenze e complessivi trenta minuti di attese, mi arrendo e chiamo un laboratorio privato che mi farà pagare i 15 € di uscita dell’infermiere!

Epilogo
Vedo che sul sito dell’ULSS si pubblicizza il referendum sull’autonomia del Veneto. Un’amica mi dice che si chiama
remarketing, potrei essere d’accordo se si trattasse di una ditta terza rispetto all’ULSS, ma qui si tratta della Regione e di una sua emanazione: chi ci guadagna?

Domanda ultima
Perché l’ULSS invece di occuparsi di referendum non cura meglio i rapporti con gli utenti ed evita disguidi come quelli capitati al sottoscritto? E perché la Regione spende soldi in propaganda politica? La promozione del referendum dovrebbe toccare ad un apposito comitato, sostenuto da donazioni private e non con i soldi pubblici!

Lorenzo Dalai
Già responsabile della segreteria provinciale del PD per Lavoro e Welfare

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