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sobrietà

Le statistiche riportano i dati reali della società, e indicano le vere necessità della gente, non utopie e sogni.

L’Istat riporta i dati nazionali, degli italiani, ed indica che ci sono circa 5 milioni di poveri, tantissimi quindi, che non riescono a disporre delle risorse minime per vivere decentemente, non hanno lavoro e si trovano senza denaro sufficiente per poter disporre di ciò che è necessario, per il cibo e tutto il resto.
Ma l’Istat ha riportato anche che all’altro capo della catena sociale ci sono più di un milione di ricchi, non di benestanti o agiati, ma di ricchi, milionari. Io credo che sia necessario cercare una diversa distribuzione di queste ricchezze, che lo Stato ed il Parlamento debbano intervenire per trovare una distribuzione più equa di queste ricchezze. Ciò che costituisce e sostiene la società è infatti la classe media, nella quale convivono persone e famiglie più o meno abbienti, ma non poveri né esageratamente ricchi, non gente che può disporre di capitali e di ricchezze superiori al milione di euro.

Va riscoperta una sana sobrietà: non è possibile che ci siano funzionari, pubblici o privati, che possono disporre di rendite che superano le decine di volte, o addrittura le centinaia di volte le risorse dei normali lavoratori. Non è giusto d’altra parte che tutti percepiscano le stesse rendite, come voleva una certa idea di comunismo, perché le persone sono diverse, le prestazioni sono diverse, e va premiato chi lavora di più e meglio. Ma già percepire il doppio di un altro lavoratore, o il triplo, permette di vivere diversamente e di differenziare anche notevolmente il modo di vivere, ma togliere le esaregazioni potrebbe permettere davvero di vivere in modo dignitoso a tutti i cittadini.
Ricordo che appena sposati avevamo appeso come quadro la frase di un padre della chiesa (San Basilio), che diceva “la tunica che hai nell’armadio è del povero, di chi è nudo”. Oggi negli armadi abbiamo ben più di una tunica, e la società italiana non può certo banalmente sottrarsi agli obblighi degli acquisti, se no l’economia non permette di distribuire le ricchezze; ma quella frase conserva intatta la sua indicazione. Avere troppe risorse, troppe tuniche, impedisce a chi ha difficoltà di poter vivere dignitosamente, o forse addirittura impedisce di vivere, semplicemente.

Non si può tornare ad un banale comunismo proletario, a stipendi uguali e livellati al basso, ma di certo bisogna ascoltare attentamente le indicazioni dell’Istat non solo per alzare i livelli di chi è catalogato come povero, per trovare un lavoro dignitoso per tutti, come dice papa Francesco, ma anche per limitare ragionevolmente le risorse di chi è ricco, sui cui è relativamente facile incidere col fisco ad esempio, non certo pregiudicando la qualità di vita, ma con l’intento di distribuire meglio le risorse e di riscoprire una sana sobrietà, favorendo la classe media della società che ne è la vera ricchezza.

Una sana sobrietà è un importante modello di vita, per noi e per i nostri figli, che impareranno a valutare meglio le risorse e la fatica di procurarsele, con la necessità sì di trovare un lavoro valido per tutti, ma anche di confrontarsi con tutti gli altri cittadini, con cui usufruiamo insieme di tante risorse comuni, di tanti beni comuni, di cui forse non ci rendiamo conto. La storia ci dovrebbe insegnare bene che il nostro livello di vita così alto, a Verona e in Italia, non dipende da regali dei ricchi, dei potenti, dei nobili, ma da una lunga politica e da una serie di azioni complesse e di saggezza sociale e di azioni di pace che forse stiamo dimenticando. E se questo riequilibrio non tornerà ad agire, forse rivedremo reazioni radicali più violente e ingiuste, e forse anche le guerre.

Dino Poli

Dino Poli

L'autore: Dino Poli

Dino Poli si è diplomato al Liceo Maffei di Verona e si è laureato in Ingegneria elettronica a Padova. Ha insegnato elettronica all'IPSIA Giorgi (VR) e informatica industriale all'ITIS Marconi (VR) . E' stato dirigente scolastico all'ITIS Marconi (VR), all'PSIA Leonardo da Vinci di Noventa Vicentina, all'IPSIA Giorgi (VR) e all'ITIS Ferraris (VR). E' stato membro di Commissioni ministeriali, regionali, per MIUR e Confindustria, partecipando a vari Progetti europei. Appassionato di musica e canto, fa parte di diversi cori tra cui quello dei Musici Santa Cecilia. Grande passione per i viaggi e la montagna. dino.poli@fastwebnet.it

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