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Gentile assessora, le auguro buona fortuna per il lavoro improbo che l’attende. Resuscitare una anche soltanto dignitosa attività culturale dalle macerie che la giunta Tosi le ha lasciato in eredità non sarà impresa facile. L’ex sindaco, il peggiore in assoluto della storia veronese dell’ultimo secolo, aveva chiarito sin dal primo disgraziato mandato quali sarebbero state le sue priorità: parcheggi, tunnel, ipermercati. I “quattro sassi” che regolarmente affiorano dal terreno cittadino a ricordare la storia gloriosa, in certi momenti unica, di Verona non l’hanno mai interessato e, ad evitare equivoci o colpi di mano di qualche fanatico ancora testardamente interessato ai libri e all’arte, aveva avocato a sé la delega alla Cultura, per poi farne assolutamente nulla.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Per limitarmi ai più disastrosi e scandalosi, lo sfascio della Fondazione Arena affidata per anni alle cure dilettantesche di un autentico Mister Bean; la Casa di Giulietta, per la quale non si riesce a proporre uno straccio di progetto che vada oltre il Kitsch più banale e sciatto; le istituzioni culturali più antiche e gloriose (l’Accademia di Agricoltura, la Società Letteraria, la Biblioteca Civica, i Musei) lasciate sole a combattere con bilanci sempre più risicati che le hanno costrette a ridurre drasticamente la propria attività e ad affidarsi alla buona volontà e al soccorso gratuito di chi opera in campo culturale; la vicenda tragicomica dell’Arsenale, un monumento/documento unico in Europa; l’incapacità assoluta di essere presenti e attivi nelle occasioni, sistematicamente mancate, di importanti anniversari che a Verona, proprio per la sua ricchissima storia, ogni anno non mancano.

Francesca Briani
Francesca Briani

Due per tutti: i centenari danteschi e scespiriani del triennio 2014-2016, che altrove avrebbero portato la città all’attenzione (senza esagerare) mondiale. Mi fermerei qui, anche se il cahier de doléances, a riempirlo tutto, occuperebbe uno spazio enorme, ma non posso tacere la reiterata, ottusa mancata candidatura di Verona a capitale italiana della cultura (un’occasione assai ghiotta anche per ottenere cospicui finanziamenti statati) di cui, evidentemente, l’assessore Tosi non sapeva proprio che farsene, o addirittura non sapeva.

Ecco una prima cosa che lei potrebbe fare da subito, andando a colpo sicuro e con un bell’effetto di immagine (e glielo raccomanda uno che, pure, con la sua parte politica non ha nulla a che vedere): Mantova, Matera, Palermo (le ultime città vincitrici) si sono battute da ultimo contro Piombino, Pistoia, Aquileia, Prato, ecc., con un sospiro di sollievo ogni volta che tra le concorrenti non compariva Verona. E’ tanto difficile tra scuola, università, biblioteche, accademie, teatri, sovrintendenza, provvedere un dossier vincente? Ripeto, mettiamola pure sul venale: si tratta anche di tanti soldi abbastanza facili, per Verona, da mettere in cassa.

Opera Tour a Verona

Vado allora subito al sodo e le chiedo: il suo assessorato, che copre ambiti tutti che interessano e chiamano in gioco in primo luogo proprio la cultura, continuerà, sotto la sua direzione, con le piazze dei sapori e con i finti banchetti di Norimberga, o nutre altre ambizioni oltre a salsicce, formaggi, bomboloni, renne di cartapesta e casette dei nani? Piazza Bra continuerà ad essere il contenitore di tutto, quel suk ignobile e umiliante che è stato negli ultimi anni? Spariranno altri chilometri di marciapiedi per far posto a nuovi plateatici? Nei quartieri, in tutti i quartieri, si tornerà a progettare cultura, o tutto sarà concentrato e ridotto ad una porzione, la solita, del centro storico?

Mi fermo qui, ma le ricordo che su questo giornale, che non appoggia nessun schieramento politico dando invece voce a tutti, sono stati pubblicati a più riprese dossier anche su questioni culturali, turistiche, manifestazioni pubbliche e pari opportunità, tutti ambiti per i quali lei ora ha ampia delega. Faccia allora, se davvero intende dare una svolta e altra immagine alla sua carica, quello che la giunta precedente non ha mai fatto e che, purtroppo, non ha mai fatto nemmeno l’opposizione: si legga con pazienza e apertura di mente questi interventi, che sono frutto dell’esperienza di chi in questi stessi ambiti ha lavorato per anni e ancora vi si adopera, e che non hanno altra finalità, sia ben chiaro, che quella di offrire un contributo libero da interessi e alieno da ambizioni politiche. Qualcosa di interessante vi troverà senz’altro, e ne potrà disporre senza rispondere a nessun copyright, perché questo è stato lo spirito di questi interventi e questo è lo spirito del giornale che li ha ospitati.

Buon lavoro, e buona volontà di fare.

Mario Allegri

(ndr, segnaliamo il dossier Politica e cultura a Verona e il libro La Verona che vorrei)

Mario Allegri

L'autore: Mario Allegri

Mario Allegri ha insegnato letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Lettere di Verona. Ha pubblicato vari saggi letterari in riviste, giornali e presso editori nazionali (Utet, Einaudi, La nuova Italia, Il Mulino). Ha partecipato come indipendente alle primarie 2011 per l’elezione del sindaco a Verona. marioallegri9@gmail.com

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