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Verona geneticamente di destra, ma sarà proprio vero che le sconfitte della Sinistra affondano le loro radici nella storia politica della città? No, perché a studiarla quella storia rivela sorprese. L’impressione è che il problema sia un altro…

Trascorre di bocca in bocca tra gli abbacchiati elettori democratici il mantra autoconsolatorio di una Verona geneticamente di destra. Ma sarà proprio così? La storia testimonia senza dubbio la vocazione moderata della città, ma anche dell’altro, se solo si avesse la pazienza di studiarla e soprattutto di rifletterci sopra. Quanti ricordano che nel primo Novecento e fino all’avvento del fascismo Verona è stata città socialista, con una significativa rappresentanza nel paese, come ha documentato nel 2009 un rigoroso studio di Maurizio Zangarini? Addirittura socialcomunista sarà la giunta del sindaco socialista Aldo Fedeli che avvia la ricostruzione nell’immediato secondo dopoguerra; e se dal ’48 in poi l’egemonia democristiana sarà indiscussa fino al nuovo millennio (e comunque, avercene oggi di quei democristiani!) essa opererà a stretto contatto con i socialisti (a tratti anche in intesa nemmeno tanto sotterranea con i comunisti locali, come nella fondazione dell’università, per portare un esempio su cui posso ampiamente testimoniare): una DC dove la componente di sinistra non era certo minoritaria o inascoltata, e sapeva dialogare e proporre anche con le più diverse componenti culturali della città.

E allora, quel geneticamente di cui sopra che sostanza può reclamare, se non consolatoria, oltre che di alibi per una sinistra o di un centrosinistra che hanno perduto per inerzia e pigrizia da lunga gestione del potere ogni forza d’attrazione, tanto da spalancare la strada del governo cittadino ad un personaggio di statura assolutamente mediocre come Flavio Tosi. Il quale mai sarebbe arrivato al potere con le forze di una Lega che non lo ha mai amato e comunque allora allo sbando senza il pesante diktat di Berlusconi a Galan (patto di Bardolino in casa Brancher il 26 aprile 2007). Tra la prospettiva di un bis della sempre più incolore giunta Paolo Zanotto e l’azzardo del nuovo con la benedizione del Cavaliere i veronesi hanno avuto scelta facile, anche se poi pagata al caro prezzo del nulla o di qualche ipermercato. Ma intanto a sinistra cosa si proponeva?! E se al ballottaggio del 25 giugno scorso la scelta è stata tra due destre è sempre perché la città è geneticamente di destra o perché non c’era niente di più attraente?

I numeri, a leggerli bene, dicono altro. Al primo turno (11 giugno) hanno espresso il proprio voto ai due candidati al ballottaggio successivo 69.386 elettori su 200.767 cittadini: 140.381 hanno dirottato altrove il proprio voto, neppure hanno votato o hanno votato bianca e nulla. Al ballottaggio tra Sboarina e Tosella, i voti espressi sono stati 80.810, mentre 119.957 non hanno trovato di proprio gradimento nessuno dei due. Dunque, a quasi il 60% dei veronesi le due destre, una più brancaleonesca dell’altra, non piacevano. Il geneticamente, perciò, lascia il tempo che trova, se non il rimpianto (rimorso, anche) di una sinistra che non ha saputo attrarre oltre la metà del corpo elettorale cittadino e approfittare, per calcolo personale meschino, di un’occasione forse irripetibile. Destino cieco e baro, o insipienza politica?

Mario Allegri

Mario Allegri

L'autore: Mario Allegri

Mario Allegri ha insegnato letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Lettere di Verona. Ha pubblicato vari saggi letterari in riviste, giornali e presso editori nazionali (Utet, Einaudi, La nuova Italia, Il Mulino). Ha partecipato come indipendente alle primarie 2011 per l'elezione del sindaco a Verona. marioallegri9@gmail.com

Commenti (2)

  • Gustavo Pasquali Rispondi

    IL tessuto Veronese è buono solo se la nostra presenza riesce a essere indicativa nelle soluzione dei problemi. Purtroppo il PD Veronese ha mutuato la logica Democristiana dei piacerini e dei Cerchi magici. Una lettura che non ha niente a che vedere con la Democrazia di Cittadinanza diventando un incrocio con una visione Feudale della influenze e del Potere del consenso mal digerito.

  • Finalmente qualcuno mette nero su bianco che Tosi è personaggio di statura assolutamente mediocre (solo l’arroganza in Tosi non è di statura mediocre) ed è diventato sindaco della nostra città grazie all’accordo tra un milanese ed un padovano. Ma l’intesa tra i due, che nel tempo si potranno “fregiare”, anche loro, del titolo di pregiudicati, non sarebbe stata sufficiente a farlo restare a galla se non avesse goduto della connivenza, ma tenuto conto del male arrecato alla città direi della correità, dei cosiddetti media locali.

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