BannerAmazonVeronain615x60

 

Si capisce che la necessità di garantire sicurezza a rifugiati e richiedenti asilo così come ai cittadini residenti sia questione dispendiosa e il tema dei migranti sia alquanto complesso da gestire, ma fa specie osservare come molta parte della cittadinanza di fronte ad esso sia facile preda di comitati interessati a sostenere politiche poco democratiche se non filorazziste

Gridare “Verona ai veronesi”, esacerbare gli animi dei residenti fino ad accettare magari atti violenti contro l’arrivo di alcuni innocui migranti credo non si possa più tollerare nel Veronese. Che Verona e il suo territorio non sia solo di chi ci vive è lapalissiano, che la sua Amministrazione sia delegata solo ai residenti è altrettanto ovvio, ma il motto del Comitato sopra descritto ha qualcosa di crudele e di razzista, perché ignora volutamente la triste realtà che stanno vivendo sulla loro pelle i rifugiati e i richiedenti asilo nonché i migranti che qui arrivano, in fuga dalla carestia, dalla fame e dalle persecuzioni. E’ un atteggiamento riprovevole, non solo perché è in aperto contrasto con una massima evangelica ben conosciuta in una terra come la nostra che ama ritenersi in buona parte cristiana, ma anche perché è diretto ad escludere alcune persone dal territorio comunale, cui sono state assegnate dal Prefetto e dal Governo, in attuazione di una direttiva democratica, recepita anche dai Comuni italiani (ANCI) per far fronte ad un fenomeno di portata eccezionale.

Erano poco meno di 300 i fautori della protesta di sabato 24 giugno a Magnano di Buttapietra, tra cui molti membri di quel Comitato, per l’arrivo di 40 persone di pelle nera come fossero ladri o delinquenti. Stessa accoglienza venerdì 30 a Roncolevà di Trevenzuolo contro 25 migranti arrivati in una villetta, dopo giorni e mesi di viaggio in condizioni di grave disagio psicofisico e a rischio della loro stessa vita: venivano dal Malì, dalla Guinea, dalla Nigeria o da Paesi limitrofi. Ogni volta che si affacciavano al balcone erano raggiunti da epiteti del tipo «scimmie», «m…», «imbecilli»; non bastasse l’albergatore si beccava un «Giuda … servo dello Stato», il Prefetto veniva insultato e l’auto di una Coop presa a sassate ().

Parlano degli immigrati con frasi del tipo: “Dopo un po’ … vorranno andare in città, sulle corriere senza pagare il biglietto e portando via il posto a sedere ai ragazzi che vanno a scuola. Senza parlare degli anziani o dei bambini che non potranno più andare al parco perché ci saranno questi qui”. Frasi prive di senno che si fondano su paure alimentate ad arte. Come quella che gira spesso secondo la quale i migranti porterebbero via, ai residenti, i pochi posti di lavoro rimasti.
Quando invece l’origine della grande Crisi non è certamente a loro imputabile, ma semmai ai traffici dei Rais, dei Califfi e dei vari Dittatori dei Paesi del Centro-Africa e dell’Oriente, ricchi di giacimenti di petrolio e di minerali, con i pingui interessi delle grandi Multinazionali dell’Occidente (europeo e americano), che hanno imposto ai loro cittadini delle politiche di dominio e di sopraffazione (ben coperte a livello internazionale), tali da spingere i meno derelitti ad un esodo progressivo e di massa verso la Germania e i Paesi più industrializzati del nord europeo. Il passaggio, con l’aiuto di scaltri trafficanti di uomini, prevedeva l’arrivo sulle coste meridionali del Mediterraneo, l’imbarco su stracolmi gommoni, l’arrivo in porti italiani ed il successivo attraversamento del nostro Paese per arrivare al Nord.

La crisi non solo non l’hanno creata ma addirittura potrebbe essere invece meglio superata proprio con il loro apporto, se solo s’impostassero politiche di accoglienza e di mutua valorizzazione: perché è gente giovane, ben disposta a lavorare e a rendersi utile anche a costo zero nei lavori “socialmente utili”, che ogni sindaco conosce e sa quanto siano necessari, e anche perché le giovani donne con i loro bambini sono depositarie, come le nostre, di tale e tanta umanità che al contatto con la nostra non possono che arricchirci e reciprocamente esserne arricchite, contribuendo ad uno status di amicizia reciproca e di positiva convivenza, cosa che è alla base di ogni progresso civile.
Se poi guardassimo indietro, alle nostre spalle, ai nonni dei nostri nonni di ogni parte di Verona, della collina come della pianura, del Veneto intero e di molte altre parti d’Italia, ci direbbero senz’altro che tanta stupidità e razzismo (come in questi giorni si manifestano fino a pretendere l’espulsione dei migranti in arrivo), loro, i migranti economici di un secolo fa, non incontrarono nei luoghi raggiunti, fossero le miniere del Belgio, le coste americane o la più lontana Australia. Anzi contribuirono con il loro lavoro a far più grande il Paese raggiunto e con le loro rimesse a migliorare la condizione dei parenti rimasti in Patria. Ma i loro pronipoti dalla memoria corta l’hanno già dimenticato e blaterano perfino d’invasione, e solo perché il nostro è un Paese facilmente raggiungibile via mare da parte dei poveracci, e i costi per la loro sicurezza sono addebitati allo Stato più vicino (l’Italia) da un’Europa ancora largamente insensibile.

Si capisce che la necessità di garantire sicurezza a rifugiati e richiedenti asilo così come ai cittadini residenti sia questione dispendiosa e il tema dei migranti sia alquanto complesso da gestire, ma fa specie osservare come molta parte della cittadinanza di fronte ad esso sia facile preda di comitati interessati a sostenere politiche poco democratiche se non filorazziste e quanto laissez faire o arrendevolezza molta stampa locale e nazionale mostri sull’argomento e nei confronti di certe iniziative, quando invece occorrerebbero prese di posizione più chiare e gagliarde da molte parti istituzionali ed accademiche, ispirate agli articoli della nostra Carta Costituzionale.

Marcello Toffalini

Marcello Toffalini

L'autore: Marcello Toffalini

Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di tre nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

Commenti (5)

  • Questione delicata, condivisibile la prima parte dell’analisi. D’altro canto tuttavia è innegabile che accanto a una parte della cittadinanza che è ben disposta ad accogliere c’è una parte che non è disposta e una parte ancora che si fa delle domande su come viene gestita questa “emergenza” da parte dello Stato Italiano. Ricordo che il presidente Macron (di sinistra) due giorni fa ha testualmente detto che bisogna distinguere tra i migranti che vengono da zone di guerra che hanno diritto d’asilo e i migranti cosiddetti economici, che rappresentano l’80% degli sbarchi in Italia, per i quali la Francia (ma anche gli altri stati europei) non è disposta a concedere accoglienza. Ecco dato che sono le stesse cose che dice per esempio la Lega Nord da due anni, viene qualche dubbio che forse il Governo Italiano non sta gestendo correttamente questo fenomeno e forse gli sbarchi veramente vengono “incentivati” dal sistema di accoglienza messo in piedi dall’Italia

  • Riguardo poi al confronto col passato, il paragone secondo me non regge. In America e Australia, oltre a esserci molta meno popolazione per chilometro quadrato, c’erano spazio e possibilità per lavorare e integrarsi. Vorrei sapere che futuro possiamo dare a tutte queste persone se in Italia la disoccupazione giovanile si stima essere oltre il 30%

  • Marcello

    Caro Giacomo vedo anch’io la delicatezza e la complessità della questione e concordo sul fatto che il Governo italiano non la stia affrontando nel modo giusto, anche perché è una faccenda che dovrebbe vedere come interpreti l’Europa intera, l’OUA e l’ONU. Quanto ai fattori che incentivano gli “sbarchi” di questi migranti verso le nostre coste metterei al primo posto le desolanti e drammatiche condizioni di vita delle popolazioni africane. Si tratta di un esodo massiccio e ben giustificato che nessuna “offerta” alle milizie libiche sulle frontiere meridionali della Libia potrà fermare (e forse soltanto cogestire con i trafficanti di “uomini” locali ed istituzionali) e tanto meno potrà fermarli un più “occhiuto” controllo della nostra Marina o i “respingimenti” che la Francia, la Spagna oppongono o che certe forze politiche italiane ipotizzano. Quel paragone poi … regge benissimo: lo dimostra il fatto che la Germania in questi ultimi anni (e ancora oggi) ha potuto accogliere moltissimi migranti, molto più che da noi. Infine la disoccupazione giovanile altissima che abbiamo può essere facilmente ridotta con politiche d’investimento adeguate da parte degli imprenditori nel privato e da parte pubblica rilanciando la spesa in opere pubbliche non faraoniche nei campi della Scuola, della Sanità e dei Trasporti. Ma qui ognuno può avere la sua ricetta.

  • Caro Marcello grazie della risposta, questo è un tema sul quale mi confronto volentieri con persone che hanno anche differenti visioni del fenomeno. Vorrei esporre i punti fondamentali del mio pensiero:
    La popolazione dell’Africa nel 2016 è di 1,216 miliardi di abitanti, in Italia siamo 60,8 milioni. Non è fisicamente possibile per l’Italia o l’Europa ospitare l’intera popolazione africana, quindi se si parla di accoglienza nei confronti delle popolazioni africane che vivono nella miseria bisogna tener presente questo.
    Non si può fingere di non vedere lo spreco di denaro che provoca questo tipo di accoglienza, che sta arricchendo privati albergatori o cooperative di servizi nel migliore dei casi. Inoltre, dato che lo Stato Italiano ha un debito pubblico di 2.260 miliardi di euro, non capisco come possa continuare a farsi carico di centinaia di migliaia di persone provenienti dall’Africa senza togliere risorse destinate ai propri cittadini. Nel frattempo la maggioranza parlamentare pensa allo ius soli, il segretario del partito di maggioranza non si pronuncia a riguardo, l’attuale ministro degli esteri (che era all’Interno nel precedente Governo) è sparito dai radar e non si sa cosa stia facendo.
    E’ questo che crea tensioni sociali e che alimenta fenomeni come quello di Verona ai Veronesi che, sicuramente con forme sbagliate, ma stanno anche denunciando l’atteggiamento di uno Stato che sembra tutelare gli interessi di pochi danneggiando quello dei propri cittadini e che sembra non avere la forza di gestire questo fenomeno, forse in quanto colluso con chi si sta arricchendo.
    Solo ora che i centri di accoglienza sono al collasso si chiede aiuto all’Europa, ma la questione andava affrontata tempo prima. Come si è chiusa la rotta balcanica purtroppo non vedo altra soluzione che chiudere anche quella del mediterraneo centrale, per quello che ho scritto sopra e anche per garantire un futuro all’Africa, che vedendo andarsene questa generazione di giovani, non può avere nessun futuro per le prossime.

    • Marcello

      Sono considerazioni su cui non concordo ma che meritano una risposta. Ora faccio volentieri un passo indietro e lascio ad altri il compito di riprenderle e a te di scriverne magari su questo giornale. Saluti.

commenti (5)

*

Il tuo indirizzo mail non verrà pubblicato

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>