BannerAmazonVeronain615x60
Renata Tosi
Renata Tosi

Domenica 25 giugno mi trovavo a Riccione per partecipare ad alcuni eventi del Dig Festival. Dig è l’acronimo di Documentari, Inchieste, Giornalismi, un happening di seminari, spettacoli, proiezioni (una riguardava le vicende dell’Istituto Provolo di Verona) dove ormai da alcuni anni gli operatori dell’informazione si incontrano per discutere, riflettere e dibattere di temi professionali.

Domenica 25 giugno, però, a Riccione, come in altri comuni italiani, si votava per scegliere il primo cittadino. Si è confermata sindaco Renata Tosi, che si era dovuta dimettere lo scorso 24 febbraio, dopo esser stata sfiduciata in consiglio comunale. È stata scelta da 8.107 riccionesi, pari al 51,45%, presentandosi alla testa di una coalizione formata da una lista civica che portava il suo nome, a cui si aggiungevano, fra gli altri, Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia-An. La sua avversaria, Sabrina Vescovi, che guidava una coalizione formata da Pd, lista civica Immagina Riccione e Sinistra-Siamo Riccione, ha ottenuto 7.651 voti, pari al 48,55 per cento.

Dunque, almeno un (una) Tosi vincente domenica c’è stato; ma, approfittando delle cinque costole rotte di mia suocera (ricoverata all’ospedale della Perla della riviera adriatica per alcuni giorni), della constatazione che anche a Riccione l’affluenza al voto è stata bassa (si è recato alle urne solo il 56,16 degli aventi diritto), di un lavoro iniziato alla fine del mese di maggio (l’analisi delle proposte in tema di sicurezza di 88 candidati sindaci di 13 dei 25 comuni capoluogo), delle osservazioni di alcuni giornalisti ancora a Riccione lunedì 26 giugno e dei commenti, talvolta coloriti, di turisti e residenti, ho buttato giù, in ordine sparso, le riflessioni che seguono.

La prima. Sulla vittoria del centrodestra al ballottaggio di domenica 25 hanno pesato i temi nazionali cavalcati dai maggiori partiti: la sicurezza, la lotta all’immigrazione clandestina, la riforma della cittadinanza. Però, sulla sicurezza, i programmi di gran parte dei candidati sindaci, di tutte le fazioni, erano un coacervo di contraddizioni e di scarsa conoscenza della materia.

Seconda riflessione. A furia di parlare di sicurezza e di decoro urbano, gran parte dei programmi dei candidati sindaci ha relegato in un angolino tutto ciò che riguarda l’ecosistema cittadino, dalla mobilità al verde pubblico.

Terza riflessione. L’esito dei ballottaggi di domenica, a parte i vincitori ed i vinti, ha portato alla ribalta la preoccupante, bassissima, partecipazione al voto, ormai in caduta libera. Scarso coinvolgimento, sfiducia nei partiti ma pure, come hanno sostenuto alcuni degli operatori dell’informazione con i quali ho discusso, ignoranza di ritorno dei vecchi ed analfabetismo dei giovani. Torna in mente, insomma, quel che rispose Gaetano Salvemini quando gli chiesero se gli elettori italiani fossero meglio o peggio di coloro che erano votati: «Il 10% è meglio, il 10% è peggio, l’80% è tale e quale all’elettorato passivo».

Ultima riflessione. Un turista (che poi ho scoperto provenire da Bologna) ha espresso una serie di giudizi poco lusinghieri sui bottegai, sugli architetti, sui sindacalisti (il riferimento era a Sergio Cofferati, mandato a fare il sindaco del capoluogo emiliano dal 2004 al 2009) e sulla fratellanza accademica del * (qui ha utilizzato un termine volgare di cinque lettere con due zeta quasi nel mezzo, ma non è mezzo), accusati di aver contribuito ad un decadimento che ha spinto il ceto politico italiano, a tutti i livelli, a svalutare la dimensione culturale dell’agire e dell’amministrare pubblico.

Ora, forse tale giudizio di valore è particolarmente duro e pure poco generoso; però c’è effettivamente da chiedersi se gli appartenenti agli ordini professionali, alle organizzazioni sindacali, al mondo accademico, che pure negli anni hanno espresso sindaci ed assessori (ad esempio, il nuovo sindaco di Padova avrà come vice Arturo Lorenzoni, ingegnere e docente di Economia dell’energia presso l’ateneo patavino), si siano mai chiesti se e come sono riusciti, svolgendo il loro lavoro, a rappresentare quei diritti di cittadinanza necessari ad affermare il benessere, l’inclusione, la qualità di chi vive in contesti urbani marginali.

A costoro sarà forse il caso di ricordare la risposta che Pablo Picasso diede all’ufficiale nazista il quale, osservando Guernica, gli chiese: «Avete fatto voi quest’orrore, maestro?». «No – rispose Picasso – questo lo avete fatto voi».

Antonio Mazzei

commenti (0)

Il tuo indirizzo mail non verrà pubblicato

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>