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L’Associazione Vittime della caccia ha registrato per la stagione venatoria 2016/2017 appena conclusa 69 incidenti, con  21 morti. E il Veneto è la regione con più vittime.

La Regione Veneto dallo scorso anno, su proposta del Consigliere regionale Stefano Valdegamberi,  sta valutando la ridefinizione dei confini del Parco della Lessinia. Secondo quanto riportato dalla delibera n° 18/2017 del Comune di Bosco Chiesanuova, uno dei comuni maggiormente interessati dal Parco, sembra che la  proposta originaria che prevedeva la riduzione del Parco del 40% della superficie si stia rivelando inattuabile anche sotto il profilo giuridico, in quanto determinerebbe la distruzione del parco stesso.

Tuttavia, stando alla delibera, i Comuni di Bosco Chiesanuova, Erbezzo, Sant’Anna d’Alfaedo, Roverè e Selva di Progno non intendono rinunciare ad affermare in qualche modo la loro sovranità sul territorio e propongono alla Regione di togliere  dalla superficie del Parco i Vaj, i lunghi valloni incassati  che con andamento nord-sud solcano la Lessinia. Le motivazioni, secondo i proponenti, sono che i cinghiali, che sono diventati una calamità, si rifugiano nei Vaj  dove non è possibile esercitare la caccia perché fanno parte del Parco della Lessinia. Parco, secondo i Comuni, sempre  visto dalla popolazione “come una cosa calata dall’alto”.

Ma è utile ricordare che anche i cinghiali, sono stati “calati dall’alto” in quanto ibridi centro-europei introdotti artificialmente proprio dai cacciatori negli anni 70-80 per avere prede da cacciare. (www.cacciatoritrentini.it ). Appare bizzarro che ora i cacciatori siano chiamati a risolvere un problema da essi stessi causato ed è da escludere che riescano a risolverlo, o anche contenerlo, autorizzando la caccia nei Vaj.

Per il controllo del cinghiale nelle zone a Parco ci sono già le norme stabilite dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale).  Solo affrontando il problema scientificamente nella sua complessità e sull’intero territorio si può pensare di contenerlo.

Il Servizio Tutela Faunistico Ambientale della Provincia di Verona al quale è demandata la gestione della caccia, nel documento del luglio 2012 sullo “Status del cinghiale e problematiche connesse” descrive dettagliatamente il problema, ma  non accenna al fatto che i Vaj della Lessinia costituiscano un ambito privilegiato per il rifugio del cinghiale e quindi luoghi da aprire alla caccia. Pertanto la presenza dei cacciatori nei Vaj non solo non è  necessaria, ma anzi può entrare in conflitto con la gestione complessiva del fenomeno e costituire un serio pericolo per  la sicurezza delle persone.

Infatti i Vaj sono corridoi biologici percorsi non solo dalla fauna, ma anche dagli umani. Vi sono strade e mulattiere ma anche sentieri escursionistici (Progno di Breonio, Val Sorda, Vajo della Marciora, Vajo dei Falconi, Vajo dell’Anguilla, Vajo Squaranto) segnalati nella Cartografia ufficiale pubblicata dal Comitato Gruppi alpinistici Veronesi (CAI, GAO, GES Falchi) ma anche da gruppi locali come CamminaBosco che ha pubblicato degli itinerari escursionistici molti dei quali lungo i Vaj  dell’Anguilla e Squaranto.

Detti sentieri sono segnalati e percorsi in tutti i periodi dell’anno e anche durante il periodo venatorio. E’ facilmente immaginabile quindi il pericolo rappresentato dalla presenza contemporanea di cacciatori ed escursionisti in questi corridoi di appena 200 metri di larghezza, in forte pendio, con vegetazione densa e scarsa visibilità.

La stagione di caccia 2017 appena conclusa ha procurato 69 vittime di cui  21 morti e il Veneto è la regione con più vittime. (fonte: Associazione Vittime della caccia). Ma gli escursionisti potrebbero essere le vittime anche di multe salate solo per il fatto di percorrere sentieri dove si pratica la caccia. La Regione Veneto infatti ha deliberato che chi anche per sbaglio “disturba” l’esercizio venatorio può essere sanzionato con una multa che va da 600 a 3.600 €. Camminare nei boschi potrà essere rischioso!

Alberto Ballestriero
Verona Polis

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Alberto Ballestriero

L'autore: Alberto Ballestriero

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. E’ socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari - divagazioni di un giardiniere sul paesaggio” E’ socio fondatore dell’Osservatorio territoriale Verona Polis. ballestriero@gmail.com

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