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grande sete

Ci sono cose che possiamo fare da subito come cittadini, almeno per cercare di conservare la qualità media della nostra vita.

Sete di pioggia nei campi che bruciano, in giugno, soprattutto al Nord (ma anche al Sud), con 2,7°C sopra la media nella Pianura Padana, con gravissimi danni per le nostre colture agricole e per la nostra vacillante economia. Sete di stabili ghiacciai su in montagna, che rischiano invece di smottare a valle, trascinando nel fango sogni e speranze degli amanti della neve, di tanti sciatori, di politici e imprenditori, che sugli impianti in alta quota avevano investito. Le foto dell’Ente spaziale americano parlano chiaro e ne richiamano altre simili relative alla riduzione progressiva dei nostri ghiacciai alpini.
Sete di aria respirabile, come sa chi vive e lavora nella Pianura Padana, costretto a respirare aria insana piena di particelle sottili e micidiali per la salute, malgrado le rampogne di illustri scienziati che, come il prof. Sergio Harari di Milano, non smettono di dirci che «L’inquinamento è oggi il quinto fattore di rischio di mortalità del nostro pianeta, dopo ipertensione arteriosa, fumo, iperglicemia e ipercolesterolemia».
E c’è sete di refrigerio anche a Verona, dove l’anticiclone africano semina in questo mese afa ed alte temperature facendo boccheggiare i residenti, sempre più rinchiusi nelle case, mentre a frotte i turisti ondeggiano qua e là in cerca d’ombra, in una città quasi priva di luoghi umidi o adeguatamente rinfrescati, dato che il fiume è ai minimi termini.

Venerdì scorso, in un’intervista al presidente della Coldiretti di Piacenza, Jenner Meletti di Repubblica scriveva: «Quasi non si vedono, le piante di pomodoro uccise dal sole. Si piegano al suolo, si seccano e prendono il colore della terra», anche perché  «i fiumi che scendono dall’Appennino sono tutti asciutti, gli invasi sono vuoti. Se la pianura soffre… la montagna è disperata». E raccoglie poi il commento di un contadino che produce l’oro rosso su 200 ettari di terreno: «Con il caldo che c’è sembra di essere alla fine di luglio e invece mancano ancora 45 giorni all’inizio del raccolto. Sarà un inferno». E riprende: «Purtroppo quella piacentina non è una situazione particolare. In tutta Italia la siccità sta colpendo duro. Il Po è sceso di 2,59 metri sotto lo zero idrometrico (1,20 in meno rispetto all’anno scorso) e nel bacino idrico del grande fiume nasce il 35% della produzione agricola nazionale.[…] L’Emilia Romagna ha chiesto lo stato di emergenza ma ci sono problemi seri in Veneto, Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Puglia. Nelle Marche si stanno seccando i campi di mais e di girasole. Gli impianti irrigui dell’Agro Pontino debbono fare i turni per il prelievo di acqua, mentre il granaio d’Italia di Foggia e Bari ha dimezzato le proprie spighe».

La domanda è obbligata e ne porta dietro altre: Che dobbiamo fare? Cosa potremo ancora produrre?Come dovremo affrontare la desertificazione incipiente? Possiamo limitare lo smog sulle nostre città e sulla nostra Pianura? Perché ormai è notorio: è  in atto un surriscaldamento globale del nostro pianeta, in buona parte dovuto all’effetto serra, che sembra all’origine del riscaldamento delle acque superficiali degli Oceani e che in buona parte ha però cause antropiche, ossia legate alla presenza dell’uomo e alla sua attività.

Il riscaldamento domestico invernale ad esempio produce nei fumi delle nostre caldaie quantità enormi di particelle sottili, principalmente NOx e CO2 (oltre al vapore acqueo), che in qualche modo abbiamo imparato a ridurre utilizzando metano al posto del gasolio ed utilizzando, ove possibile, il teleriscaldamento centralizzato a servizio dei grandi condomini urbani. Il condizionamento estivo nelle case, negli Edifici pubblici e nelle aree commerciali può diventare via via una necessità, ma tende a potenziare oltre misura il normale effetto serra e a contribuire ad un’eccessiva siccità. Ci saranno standard di sicurezza da rispettare, spero, ma basteranno? Di sicuro un disboscamento selvaggio delle grandi foreste amazzoniche tende ad incrementare il riscaldamento globale, dato che verrebbe frenato quel processo di purificazione dell’aria che si sviluppa grazie alla fotosintesi clorofilliana delle piante.
Ma vi sono altre due grandi fattori d’inquinamento dell’aria e di riscaldamento globalizzato: la motorizzazione stradale, nautica ed aerea da una parte, gli allevamenti agricoli intensivi, la produzione industriale che implica processi di combustione e l’esercizio d’impianti per l’incenerimento dei rifiuti e di centrali termoelettriche e nucleari, dall’altra. Come si vede la partita si complica un bel po’: non ci sono ricette semplici da esibire e nemmeno Stati ingegnosi o virtuosi da indicare a modello universale. Per fare un esempio che ci tocca come cittadini: ricavo da internet che un condizionatore in grado di rinfrescare una stanza di circa 20 m2, in funzione per 6 ore al giorno per quattro mesi all’anno, consuma circa 560kWh ed emette circa 340kg di CO2. E’ chiaro?

Poche cose possiamo fare da subito come cittadini, almeno per cercare di conservare la qualità media della nostra vita: abituarci a muovere il meno possibile l’auto e ogni mezzo privato a motore, sfruttando ove possibile le proprie gambe (anche su una bicicletta), cercare di ridurre i rifiuti dalla nostra mensa quotidiana o della nostra casa, e indurre le Amministrazioni pubbliche della nostra città/regione/Stato ad incentivare simili accorgimenti e a contrastare quelle pratiche individuali e pubbliche che risultino in contrasto con una mobilità sostenibile ed una vita salutare.

In questo senso una buona notizia è arrivata finalmente da Bologna, alla vigilia (!?) dell’atteso Vertice sull’Ambiente da parte dei Paesi del G7: Smog, siglata l’alleanza tra le Regioni padane. L’accordo era nell’aria da parecchio tempo, dato che la Pianura padana era già considerata in Europa una zona ad altissimo inquinamento (anche perché rinchiusa fra le Alpi a nord e ad Ovest e dagli Appennini a sud), non aveva ancora conosciuto un coordinamento delle politiche ambientali da parte delle sue principali Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
Michela Nicolussi Moro parla nel suo articolo sul Corriere di accordo storico tra le Regioni ed il ministro Gian Luca Galletti, un piano che dovrebbe servire ad attuare una serie di interventi comuni sul traffico veicolare, sul riscaldamento domestico e sul mondo industriale. Perché, come sostiene il Presidente emiliano Bonaccinilo smog non ha colore politico né confini geografici”. E’ un accordo che potrebbe essere ancora migliorato con l’apporto e l’intelligenza dell’Europa, quella più sensibile alle buone pratiche e alla ripartenza dell’Italia, dato che smog, caldo afoso ed inquinamento sono dei brutti compagni di strada in qualunque Paese, e da noi c’è tanta, troppa sete in giro.

Marcello Toffalini

Marcello Toffalini

L'autore: Marcello Toffalini

Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di tre nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

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