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Molti sollecitano di ripartire subito, e per cinque anni, con un rinnovato impegno “civico”. Con molta società civile e pochi oneri di partito. Condivido. Il metodo è importante e quello vecchio, che ci ha portato all’ennesima sconfitta, va abbandonato. Tuttavia il metodo non basta.

Mentre si tentava di mettere in pista la proposta di candidatura unitaria del dottor Trevisi ho partecipato a parecchi incontri con altri “civici” (Allegri, Massignan, Valsecchi, Fabbri, Donadi, Sperotto, Fasoli, Bertucco ecc.,ecc). Ricordo che un punto di dissenso tra noi era la previsione di come sarebbe stato il risultato di Tosi.

Alcuni sostenevano che, “dopo dieci anni di disastri”, Tosi era finito. Quindi, il problema non era tanto l’unità dei progressisti per battere le destre, ma l’adeguata rappresentanza di una Sinistra alternativa e combattiva, perché, tanto, il PD andava al secondo turno senza particolari problemi, pronto poi ad allearsi con un Tosi perdente. Da qui la rinuncia sia ad insistere sulla candidatura unitaria, sia all’appoggio all’avventura Bertucco.

Altri di noi, sempre tra i “civici”, sostenevamo invece che i “dieci anni di disastri” erano tali solo ai nostri occhi; cioè agli occhi di gente un po’ informata e un po’ attenta alle vicende amministrative, ma molto meno agli occhi degli elettori. E in particolare dei settori popolari. Questa è la mamma del bambino. L’estraneità della Sinistra (di tutta la Sinistra: quella riformista e quella di testimonianza) ai ceti popolari veronesi.

Diamo un’occhiata alla distribuzione territoriale dei risultati elettorali, sui quali, peraltro, bisognerà tornare con maggiore approfondimento. La prima cosa visibile è che sia la Sx riformista, sia la Sx di testimonianza sono forti (relativamente) nei “quartieri alti” e a distanza abissale dalle destre nei quartieri periferici. Fenomeno tutt’altro che nuovo. Anzi, è la stessa fotografia rispetto alle precedenti tornate amministrative nelle grandi città. La stessa fotografia delle elezioni di tutti gli ordini e gradi in tutta Europa.

La Sinistra tradizionale rappresenta gli interessi dei ceti medi democratici, non particolarmente interessati alle sorti del mondo del lavoro; la Sinistra di testimonianza rappresenta gli stessi ceti, solo di orientamento un po’ più radicale: fortemente motivati nella difesa dei diritti civili, dell’ambiente, delle questioni di genere, ma altrettanto estranei alle sorti del mondo del lavoro.

Due chiarimenti. Il primo: il consenso dei ceti medi, sia democratici sia radicali, è essenziale per far prevalere idee di progresso. Non è colpa loro se le sofferenze del mondo del lavoro non hanno rappresentanza. Il secondo: se la questione è generale, non solo veronese ma addirittura europea, non ci sono facili scorciatoie. C’è un deserto da attraversare. E un Mar Rosso da dividere in due.

Le considerazioni che precedono sono un po’ generali e affrettate perché mi servono solo come premessa per la questione su cui intendevo richiamare l’attenzione. Molti sollecitano di ripartire subito, e per cinque anni, con un rinnovato impegno “civico”. Con molta società civile e pochi oneri di partito. Condivido. Il metodo è importante e quello vecchio, che ci ha portato all’ennesima sconfitta, va abbandonato.

Tuttavia il metodo non basta; dobbiamo fare tesoro anche degli altri insegnamenti di questa tornata elettorale. L’arsenale, il Tunnel, la Trasparenza, l’Onestà, l’Assessorato alla Cultura, il consorzio dei Musei; sono tutti temi essenziali, su cui la società civile ha molto riflettuto e ha molte cose da dire. Ma tutti questi temi, da soli, non bastano a conquistare la maggioranza dei consensi dei nostri concittadini.

Le periferie senza piazze, i costi dei servizi sociali essenziali, l’insicurezza dei senza lavoro e dei giovani precari, la paura della concorrenza degli immigrati: su questi temi siamo deboli. Abbiamo poco riflettuto e abbiamo poche proposte. Ce la siamo cavata con qualche accenno di rito nei programmi dei candidati. Bisognerà che impariamo a camminare con tutte e due le gambe.

Ultime due considerazioni di carattere, diciamo così, di costume. Nutro una certa antipatia per coloro che, adesso, ripropongono il noto mantra: Verona è una città di destra, mamma che schifo, io me ne vado in Toscana, bisogna distruggere tutto e ripartire dalle macerie… Trattasi prevalentemente, a mio parere, di persone che auspicano il cambiamento, ma che non ne hanno particolare bisogno. Stanno già molto bene così.

Ancora, e finisco veramente: la somma dei “comitati” non fa una strategia. Fa una somma di comitati.

Corrado Brigo

Commenti (8)

  • Non sono né iscritto né simpatizzante del PD, ma sono fra coloro che avevano previsto a fine dicembre scorso il risultato elettorale con una certa precisione: “Alle prossime elezioni comunali di Verona è possibile che i due schieramenti della destra arrivino al ballottaggio. E’ anche possibile che il PD perda ulteriori consensi rispetto al 2012, date le scelte scriteriate dei suoi dirigenti cittadini”.
    Il 20 maggio scorso invece scrivevo: “Orietta Salemi rappresenta un partito che negli ultimi 5 anni non ha mai saputo decidere se fare l’alleanza o l’opposizione a Tosi. L’espulsione di Bertucco fa propendere l’ago della bilancia per la prima opzione. . .
    Le truppe di Bertucco, caposaldo dell’opposizione durante il secondo mandato di Tosi, sono l’ennesima riproposizione di alchimie politiche che negli ultimi 50 anni hanno prodotto solo cocenti fallimenti. . .
    Si arriverà quasi certamente al ballottaggio e quindi ad una serie di accordi sotterranei che lasceranno pochissimo spazio al cambiamento ed al rinnovamento. Tosi, Sboarina, Croce, Bussinello, Grigolini, Giorlo e Dapiran passeranno intere notti a discutere la spartizione di poltrone, appalti, incarichi, assunzioni. Il segretario del PD (sia veronese che nazionale) ha sempre dichiarato che il suo partito è pronto a partecipare a queste trattative sia a livello cittadino che a livello nazionale”.
    I risultati elettorali dicono che solo il 15,88% dei votanti, vale a dire 17.435 persone, hanno votato per il PD.
    Letta dal di fuori del corral, l’analisi di Brigo mi riporta direttamente agli anni 70, quando le “spinte operaiste” prevalevano nettamente sulle “istanze sociali ed ambientali”. Cose dell’altro mondo!
    L’analisi dettagliata dei vari punti elencati richiederebbe troppo spazio/tempo e quindi la tralascio.
    Oggi abbiamo saputo che il PD ha dato una precisa indicazione di voto: “Andate a votare, ma non votate per la Lega”.
    Io credo che vincerà Sboarina e che il PD rimedierà una ulteriore figura barbina.

  • Analisi perfetta, che inchioda tutti i soggetti, politici o civici, alle proprie responsabilità in questo vergognoso fallimento. Tuttavia, se Corrado me lo permette, secondo gradi molto diversi, non dimentichiamolo mai e poi mai, e quella della dirigenza democratica che, come niente fosse, rimane al proprio posto (evidentemente, in buona parte autoassolvendosi), è enorme e dovrebbe procurare soltanto vergogna.
    Dunque, finiamola con le accuse a Michele Bertucco, capro espiatorio di troppo comodo: Palazzo Barbieri non è il Reichstag e comunque non l’ha bruciato lui. La decisione presa ieri sera dall’assemblea democratica in merito ad un possibile voto al ballottaggio (mai con il razzista Salvini e con la Lega, gli altri invece…) e pubblicata oggi sui giornali fa, al confronto, di Ponzio Pilato un decisionista d’assalto. Evidentemente, molti nel PD veronese pensano che rimanere attaccati al treno di Renzi, tramite un appoggio a Tosella, possa portare vantaggi. Vedremo e li misureremo in concreto, ne stiano certi. Ma sono sicuri di un ritorno trionfale al potere del bullo toscano? L’aria che tira per lui non mi sembra delle più favorevoli.

  • Marcello

    “L’estraneità della Sinistra (di tutta la Sinistra: quella riformista e quella di testimonianza) ai ceti popolari veronesi”, giusto Corrado, ma se pensiamo alle responsabilità di questa tendenza dobbiamo fare molte considerazioni e pensare non solo alle differenze, via via acquisite e comprese da pochi intellettuali, tra PdS, DS, Ulivo e PD, ma anche alla continua e massiccia burocratizzazione del Partito, a fini “rottamatori” (recentemente interpretata da un sindaco amante dei Social e ingenuamente lasciata passare come modernizzazione) e dalla troppo rapida conversione a lui di molti neo-osservatori piddini che, come fulminati sulla strada di Damasco, hanno aderito ciecamente al governo di un solo Uomo, divenuto per tanti “sindaco d’Italia”. Ricordi? Compressa e sottostimata tutta la vecchia Guardia, che già era poco sostenuta a livello di base e di cui è inutile far nomi. Ti risulta? Mi limito solo a ricordare l’impresa dei 101 “traditori” per amor di verità. Da lì sono nati i guai del Centro-Sinistra al governo, anche se i sintomi del distacco dalla base dei militanti e dei ceti popolari c’erano già tutti presenti fin dagli ultimi anni del secolo scorso. E a Verona già ai tempi della Sironi e di Zanotto. Dopo il decennale governo di questa destra, che proseguirà per un altro lustro, dobbiamo ributtarci a capofitto e da subito tra le masse (!?), sostenere i Comitati che ben si sono distinti contro l’intolleranza presuntuosa e burocratica di chi ci ha governato, aderire alle lotte locali e nazionali su obiettivi culturali e sociali condivisibili, e finirla di lisciare il pelo ai potentati economici locali che non accettano la trasparenza nella gestione delle delibere. Difficile? Sì ma da qui bisogna ripartire per fare più bella la nostra città e più democratica la sua gestione.

  • Alberto Ballestriero
    Alberto Ballestriero Rispondi

    E’ vera l’analisi di Brigo: sul tema centrale del lavoro il PD è debole. Ma non è che le destre abbiano qualche idea più chiara, anzi! Centri commerciali con qualche posto di lavoro rubato a piccoli negozi, carte taroccate sulle presenze turistiche a Verona sbandierata come 4^ città più visitata mentre secondo l’Istat siamo al 27° posto e via discorrendo. Lo slogan che fa vincere le destre come dice un volantino che gira per Verona è: “facciamo le barriere per bloccare i migranti Diciamo basta!!! Non li vogliamo”
    Sulle migrazioni è sempre mancata da parte dei partiti cosiddetti progressisti un’analisi seria e soprattutto una comunicazione con i cittadini lasciando questo compito alla Chiesa e alle associazioni che in questi anni hanno peraltro acquisito un patrimonio notevole di informazioni e documenti. Patrimonio al quale anche qui a Verona le sinistre non hanno saputo attingere. Basti visitare il sito di ‘Nigrizia’ , dei Comboniani, o di associazioni di volontariato che operano in Africa per rendersi conto di come e perché è nato il fenomeno migratorio , di come sia legato al ‘Land Grabbing’ il furto delle terre ai paesi poveri, alle guerre, alla concentrazione della ricchezza in poche mani, etc. Ma soprattutto per rendersi conto di come sia possibile gestirlo in modo efficace a beneficio di tutti.
    In questa pochezza di idee, analisi, risposte, l’idea vincente delle destre è quella di essersi posti come l’unico baluardo alla cosiddetta ‘invasione’ con lo slogan ‘aiutiamoli a casa loro’ anche se non sanno assolutamente cosa fare per metterlo in pratica. Lo studioso Edgar Serrano in una recente conferenza al Centro Comboniano ha detto: “ gli sponsor più accaniti a mantenere l’attuale flusso migratorio sono i partiti xenofobi di destra come la Lega; se cesseranno gli arrivi cesserà anche la loro ragione di esistere”

  • Cristina Stevanoni Rispondi

    Ricordando che Tosi è stato condannato in via definitiva per istigazione all’odio razziale, il Pd ha deciso in modo netto e chiaro: non votatelo! «No alla xenofobia», come titola il Corriere di oggi, domenica 18 giugno. Finalmente una parola chiara, un invito perentorio. Non siamo maliziosi, come saremmo tentati di essere al cospetto del Vescovo Zenti, che sembra suggerire ai numerosi leghisti di casa nostra di badare al sodo, e di non dare credito alle voci che provengono da fuori (forse quella di Salvini contro Tosi?):
    https://www.pressreader.com/italy/corriere-di-verona/20170617/281513636144242
    Quanto ai comitati, non credo che vogliano ergersi a strateghi. Sono ognuno, si spera, una somma di teste pensanti, addette all’ottenimento d’uno scopo. Ma è dai tempi del Comitato Filippini, anni ’80 del ‘900, che sento dire quello che ora ancora risento: il primato alla politica, e, dunque, ai partiti. Partiti per dove?

  • non c’è dubbio “è la strategia che fa la differenza”; ma le (giuste) strategie si fanno con i generali
    intelligenti e creativi, colonnelli organizzativi, capitani intraprendenti e una truppa
    molto ben motivata, quindi audace.
    (così direbbe Tsun Zu)

  • In campagna elettorale non ho sentito una sola parola sulle politiche giovanili e scolastiche da parte di alcun candidato sindaco. A maggior ragione da Salemi per i suoi trascorsi didattici. A proposito diripartire dalla base popolare: una famiglia a cui si assicura tutela sociale ai prorpi ragazzi attraverso un”sistem” cittadino culturale che porti i giovani soprattutto delle periferie a conoscere la.cultura e le scienze reali che a Verona esistono. Non si vive di Vinitaly o Cavalli. Su questo e non solo il PD ha fallito ancora una a. Non mi aspetto che lo produca Bisinella o Sboarina. I giovani di 13/14 anni fra 5 anni vanno a votare!!!! Ma cosa sanno della propria città se non Adigeo o le.macchine vecchie in piazza Bra tutte le dome.iche? Sveglia PD se non siete già dormienti per sempre!

  • martino franceschi
    martino franceschi Rispondi

    Analisi perfetta e condivisibile.
    E’ stata sottovalutata, forse volutamente, la forza sul territorio di Tosi ed il suo network di consenso costruito in dieci anni di amministrazione con una presenza costante nella città.
    Il fatto che la candidatura Salemi sia stata lanciata faticosamente a pochi mesi dalle elezioni fa capire gli errori di strategia del PD a cominciare del cambiamento di Bertucco da capogruppo.
    Credo d’altra parte che sarebbe interessante analizzare in dettaglio il forte dato dell’astensione per capire chi non è andato a votare..

commenti (8)

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