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Missionari Comboniani

L’Istituto per le Missioni dell’Africa nasceva a Verona il 1° giugno del 1867. Oggi i missionari comboniani sono 1.540, provengono da quarantaquattro nazionalità differenti e operano in 43 Paesi.

Oggi i missionari comboniani sono 1.540, provengono da quarantaquattro nazionalità differenti e operano in 43 paesi. Per ricordare l’importante anniversario della fondazione verrà celebrata, nella Basilica di San Zeno, domenica 18 giugno alle ore 11.15 a Verona, una solenne eucarestia presieduta dal vescovo monsignor Giuseppe Zenti, con la partecipazione del Superiore Generale della Congregazione, p. Tesfaye Tadesse Gebresilasie.

L’Istituto per le Missioni dell’Africa nasceva a Verona il 1° giugno del 1867. La nuova opera, sorta inizialmente nella chiesa di San Pietro Incarnario, iniziava i suoi primi passi alla luce di un grande sogno: l’evangelizzazione del continente africano: rigenerare L’Africa con l’Africa.
Inizialmente, istituto missionario e sogno, descritto nel Piano per la rigenerazione dell’Africa con l’Africa stessa, si fondano su due figure, un sacerdote, don Daniele Comboni, che nell’agosto del 1877 diventerà il primo vescovo dell’Africa centrale, e il rettore del neonato collegio, l’ex missionario mazziano e compagno di missione di Comboni, don Alessandro Dal Bosco.

L’istituto diocesano è composto sin dalla nascita sia da sacerdoti che da fratelli coauditori, uomini di diversa nazionalità, senza voti religiosi, ma vincolati da un giuramento di appartenenza e fedeltà all’istituto e alla sua missione. Quando Comboni muore, il 10 ottobre del 1881, a soli 50 anni, i missionari sono trentacinque (quattordici in Sudan, cinque al Cairo e sedici a Verona) e le suore, il cui Istituto viene fondato nel 1872 (le Pie Madri della Nigrizia), sono quarantuno, ventidue le professe. Ma un altro passaggio attende i missionari di Comboni: nel 1885 l’Istituto si trasforma in Congregazione religiosa, assumendo il nome di Figli del Sacro Cuore di Gesù e rendendosi operante in quattro continenti.

Alla Casa Madre di Verona, sorta nel 1892 accanto alla chiesa di San Giovanni in Valle, in Vicolo Pozzo 1, se ne aggiungono delle altre, su e giù per l’Italia (Bressanone, Brescia, Roma, Trento, ecc.). In Europa nascono comunità comboniane in Inghilterra, Germania, Portogallo, Spagna, ecc.; così come si moltiplicano le comunità in Africa (Sudafrica, Eritrea, Etiopia, Mozambico, Congo, Burundi, ecc.), in America (Perù, Messico, Ecuador, Brasile, Usa) e in Asia (Filippine, Macao, Taiwan e Vietnam).

Oggi i missionari comboniani sono 1.540, provengono da quarantaquattro nazionalità differenti e operano in 43 paesi (in Africa 18, America 12, Europa 9 e Asia 4). I comboniani di origine italiana sono 592: undici vescovi, 472 sacerdoti e 105 fratelli. Accanto a loro, operano le suore  missionarie comboniane, le secolari missionarie comboniane, le laiche e i laici che camminano spinti dallo stesso sogno e carisma di Daniele Comboni.

Dal 2015, per la prima volta nella storia, a guidare la Congregazione è un africano: il Superiore Generale dell’Istituto è l’etiopico padre Tesfaye Tadesse Gebresilasie. «Chi contempla i 150 anni di vita dell’Istituto e soprattutto la storia della vita comboniana dei nostri confratelli passati e presenti, è provocato a dire grazie!», ha affermato padre Tadesse Gebresilasie, durante il simposio romano di celebrazione dei 150 anni.
Un grazie che si vuole condividere domenica 18 giugno, nella Basilica di San Zeno, alle 11.15, con tutte e tutti coloro che vorranno essere presenti alla celebrazione.

 

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