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Votare scheda nulla al secondo turno il 25 giugno significa non solo rendere evidente il dissenso verso ogni apparentamento con le due destre ma anche contribuire ad abbassare la percentuale di voti validi con i quali sarà eletto il nuovo Sindaco.

Potremmo anche chiamarlo così: Ribbentrop/Molotov alla pearà, se la statura storica dei due contraenti del possibile patto PD/Tosella, di cui si sta incomprensibilmente discutendo, non fosse nemmeno paragonabile ai pur tristi protagonisti dell’infamia di allora. Che all’interno del PD veronese ci si riunisca oggi per decidere se appoggiare o meno al ballottaggio Tosella  è già di per sé, scegliete voi: uno sconcio, una vergogna, un tradimento, un’offesa al comune senso del pudore, un insulto alla sensibilità politica e culturale dei militanti rimasti,  alla storia delle idee e degli affetti. Ad ogni modo, un’ignominia che peserà come una pietra tombale sulle ormai men che residue possibilità di sopravvivenza della sinistra a Verona. A chi pensa di riportare in questo modo il PD “al governo della città”  si è spenta all’improvviso la memoria di come Tosi sia abituato a governare (non l’abbiamo visto all’opera per ben dieci anni?).

Ma che cosa ci si aspetta da un possibile appoggio a Tosella? Qualche nomina? Qualche sgabello, anche di minoranza, in uno dei tanti scassati, inutili CdA? Magari l’assessorato alla Cultura, perché da quelle parti non c’è nessuno che possa farne davvero qualcosa, ma soprattutto perché non gliene frega nulla, come si è potuto ampiamente constatare in due mandati consecutivi. O forse la nomina a capobecchino del cimitero verticale su cui i tosiani ancora scommettono.

Ma com’è possibile che nel PD si speri davvero di risorgere con questo connubio contro natura? Si è spenta totalmente la luce in via Valverde per decidere di genuflettersi davanti alle ambizioni di potere del peggior sindaco della storia di Verona? Non c’è più traccia di coerenza, oltre che di dignità? Cosa si aspetta per decidere? Che Alessia Rotta recapiti il diktat di un Renzi così abile stratega da riuscire fresco di umiliazione all’elezione per il sindaco nel suo stesso paese? E i D’Arienzo, i Diego Zardini, non hanno proprio nulla da dire? Li ricordiamo fino all’altro ieri bersaniani ultra doc e accaniti oppositori di Tosi, ma oggi a cosa guardano? Agli interessi di Verona o alle politiche del 2018? Bisognerà ricordarsene, quando conosceremo la decisione e, nel caso, attuare le giuste contromisure.

Personalmente, andrò a votare il 25 giugno: SCHEDA NULLA, perché le bianche non fanno quorum. E invito a fare lo stesso a quanti hanno votato le liste di Orietta Salemi, per due semplici ragioni: 1) perché il dissenso verso ogni apparentamento con le due destre peggiori della storia veronese appaia chiaro e concreto nei numeri, e 2) perché risulti in modo inoppugnabile, in percentuale, che il prossimo, comunque pessimo, sindaco sarà stato eletto con nemmeno il 30% dei voti validi. Cifra da cui ripartire per riflettere e ricostruire qualcosa che non sia il vergognoso pateracchio che si sta profilando.

P.S. Nemmeno due anni dopo la stipula del patto Ribbentrop/Molotov duecento divisioni tedesche, con quasi 4 milioni di uomini, invasero la Russia. facendone terra bruciata. Chi vuole intendere intenda.

Mario Allegri

Mario Allegri

L'autore: Mario Allegri

Mario Allegri ha insegnato letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Lettere di Verona. Ha pubblicato vari saggi letterari in riviste, giornali e presso editori nazionali (Utet, Einaudi, La nuova Italia, Il Mulino). Ha partecipato come indipendente alle primarie 2011 per l’elezione del sindaco a Verona. marioallegri9@gmail.com

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