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E ora, chi può riaccendere la speranza? Nei prossimi giorni, settimane e mesi molti proveranno a fare analisi più attente e mirate sul risultato elettorale veronese, valutare errori e incomprensioni sacrificate su altari di pietra, sezionare e decifrare nei più piccoli dettagli i motivi profondi che hanno governato la volontà di voto dei cittadini veronesi, ma tutto questo non avrà nessuna influenza sul risultato elettorale. Certo, saranno analisi e considerazioni che guarderanno avanti, che vorranno costruire per il futuro, che avranno l’ambizione di dare un senso agli errori commessi e corpo alle incomprensioni consumate, ma tutto questo non potrà mutare di una sola virgola la realtà con cui dovremo fare i conti nei prossimi cinque anni.

Lo scenario più probabile che riesco a vedere è quello di una destra ridimensionata e frazionata che tenterà di governare la città con poche idee confuse e dovrà fronteggiare le volontà di rivincita sia della Lega che di Forza Italia, un Tosi-partito personale che darà il proprio contributo per aiutare la nuova Amministrazione ad incagliarsi nell’immobilismo per poter così poi rivendicare i successi (?) dei suoi 10 anni di governo della città, un centro-sinistra frastornato, incapace di capire le dinamiche cittadine e privo di proposte che sappiano attirare se non l’ammirazione almeno l’attenzione dei veronesi, una sinistra assente dalle istituzioni, lontana da qualsiasi se pur minima capacità e ipotesi di volontà di governo, un M5S legato mani e piedi al grillo-parlante-pensiero, che dà cittadinanza solo al popolo della rete salvo poi revocarla se non coincide con le direttive dei vertici. Dal mio punto di vista, nulla di cui rallegrarsi.

Se il centro-destra dovrà governare questa città, sarà un bel rebus. Troverà una accanita opposizione dei Tosiani, pronti a ingigantire le incapacità progettuali e di governo di una destra dove la Lega è ai minimi storici e Forza Italia praticamente allineata, come voti percentuali, alla sinistra. Se Tosi avrà il sostegno del centrosinistra sarà un disastro per il Partito Democratico che comunque non penso potrà essere un alleato affidabile per le sue strategie ed ambizioni future . In questo scenario, tutto ciò che viene espresso con parole che contengono la dicitura “sinistra” perde di significato e di importanza. Non era quello che avremmo voluto raccontare all’inizio di questa avventura, ma è quello che tutti noi, popolo di centro-sinistra, abbiamo saputo costruire. Da dove ripartire? Mi vien da dire che occorre ripartire da zero.

Non si può cancellare ciò che è stato e ricostruire le ragioni di questa sconfitta non sarà facile e indolore, potrà portare a nuove lacerazioni e incomprensioni, ma se vogliamo ancora poter dare un senso alla parola centro-sinistra sarà necessario. Non so proporre un percorso di rinascita, posso solo fornire una indicazione da cui iniziare, pensata nel momento caldo della delusione: al secondo turno il centro sinistra, tutto, non faccia accorpamenti. Nessuno dei candidati che si contenderanno la poltrona di sindaco è in qualche modo imparentato con la sua storia, la sua cultura e le sue aspirazioni: si dia indicazione di voto nullo (e non scheda bianca).

Il pericolo di un Partito Democratico che cade nelle braccia di Tosi è reale e se dovesse succedere la sinistra, sia interna che esterna al partito, non potrà dirsi o ritenersi del tutto incolpevole. Il fatto che il mondo sia una sfera ci assicura che non c’è mai una stazione finale in cui obbligatoriamente si deve scendere e terminare il viaggio e che occorre trovare sempre un accordo, con tutte le implicazioni che questo richiede, per decidere se il percorso che si sta percorrendo stia procedendo in avanti o tornando indietro. L’intelligenza e la buona volontà possono aiutare, ma le persone ci devono credere.

Giampaolo Ventoruzzo

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