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I gravi errori del PD veronese e della sinistra radicale hanno consentito alle destre di andare al ballottaggio per la scelta del futuro Sindaco di Verona. Inoltre il forte astensionismo indica che questi errori sono anche dovuti al disinteresse con cui una parte importante della società civile guarda alla politica. Il rimedio è una piattaforma progettuale per una nuova Verona che sappia coinvolgere i cittadini e indipendente dai partiti. In poche parole occorre “pensare come il cielo”.

Astensionismo record: moltissimi veronesi non hanno creduto che valesse la pena fare qualcosa – anche un piccolo gesto come il voto – per cambiare. Divisione insensata fra le forze politiche che aspiravano ad un cambiamento. La Lega con Sboarina e i seguaci di Tosi, corresponsabili per molti anni del degrado di Verona, si sfideranno al ballottaggio. Comunque vada, le pessime politiche degli ultimi dieci anni – quelle che hanno prodotto centri commerciali, progetti folli e corruzione (dal caso Giacino ai molti altri cui abbiamo purtroppo assistito) – verranno presumibilmente riproposte.

Oggi occorrono freddezza e voglia di futuro. Freddezza, per analizzare razionalmente e senza operare sconti quanto accaduto. Voglia di futuro, perché, prima o poi, Verona deve cambiare e cambierà.

L’esito negativo del primo turno delle elezioni comunali è stato principalmente causato dagli ostacoli insensatamente posti da una parte importante del Pd veronese e da quasi tutta la Sinistra radicale alla candidatura civica autorevole e vincente che alcuni mesi fa si stava profilando, quella di Gianpaolo Trevisi. Di fronte alla divisione del centrodestra e all’evidente fallimento del decennio di Tosi, questo progetto – sostenuto dai contributi programmatici che molti stavano elaborando – avrebbe entusiasmato i veronesi, soprattutto molti giovani. Avrebbe convogliato sul candidato civico molti dei voti invece inutilmente attribuiti a Croce o Gennari. Avrebbe ridotto drasticamente l’astensionismo, in favore della proposta civica (e questo sarebbe stato il fattore davvero decisivo per far vincere la proposta di cambiamento anche al secondo turno).

I gravi errori politici del Pd veronese e della sinistra radicale hanno fatto il resto. Durante tutto il 2016, il Pd veronese ha inspiegabilmente evitato di correggere le colossali sciocchezze ripetutamente dette da Renzi su Verona e su Tosi. Se Tosi, come ripetutamente sostenuto da Renzi, fosse davvero stato “competente e capace”, quali ragioni vi erano per cambiare e per non scegliere invece l’usato sicuro, anche se rappresentato dalla compagna? Eppure quasi tutto il Pd veronese ha taciuto per mesi, suscitando sconcerto e distacco dalla politica in una vasta area dell’elettorato tradizionalmente ‘ulivista’. Non vi è giustificazione alcuna per questo atteggiamento. Né facciamo davvero l’interesse di leader politici nazionali come Renzi, quando evitiamo di sottolineare i loro evidenti errori: la politica non ha bisogno di yes-men o di yes-women (ma a Verona li ha purtroppo trovati).

Altrettanto ingiustificabili sono stati gli errori della sinistra radicale. Ascoltando, durante la campagna elettorale, molti fra i sostenitori di Michele Bertucco, si aveva la netta impressione che il loro bersaglio principale fosse la candidata del Pd, non le destre. Eppure Orietta Salemi aveva in campagna elettorale preso impegni precisi ed aveva davvero tentato di correggere, sia pure tardivamente, gli errori dell’anno precedente. Tuttavia, come Nadir Welponer e altri hanno giustamente osservato, l’incapacità di operare distinzioni, il settarismo e la insensata voglia di contarsi fra pochi hanno ancora una volta prevalso in questo ambito. Verona non ha più bisogno di questo.  Aggiungo, per i prossimi quindici giorni, un appello al Pd veronese e alla sinistra radicale: facciano a meno di perdere tempo accusandosi reciprocamente, hanno sbagliato entrambi. E, davvero, mi auguro che nessuno pensi di sostenere, apertamente o sotto banco, uno dei due candidati per il ballottaggio: il 25 giugno, l’astensione – che evidenzi il distacco della città – è l’unica proposta seria.

Nonostante tutto questo – anzi, proprio per tutto questo – di fronte alle nuove nubi che si addensano su Verona, le menti di chi vuole cambiare la nostra città dovranno “pensare come il cielo“. Il cielo conosce la natura transitoria delle nuvole e si accorge di esse, ma le lascia andare e non le teme. Non si tratterà soltanto, né principalmente, di contrastare un Sindaco, o una maggioranza politica. Occorrerà cambiare la politica veronese (tutta), favorire il rinnovamento dei partiti locali, allenare l’economia veronese ad affrontare la sfida della responsabilità sociale ed ambientale. Occorrerà preparare le basi per una Verona più felice, più moderna e più gentile.

Che fare? Scegliere il pessimismo e il disimpegno non sarebbe all’altezza dei nostri sogni per Verona. E’ invece oggi il momento giusto per immaginare con coraggio il futuro della nostra città, per agire e per cambiare.  Ricordiamocelo sempre, le persone delle quali meno abbiamo bisogno – e che non fanno nulla per rendere felice il mondo – sono quelle che vivono nel perenne ricordo degli errori altrui (lo pensava Nietzsche e ce lo ha ricordato Nadia Urbinati, in un recente incontro svoltosi alla Feltrinelli e coordinato da Michele Fiorillo).

I cittadini e le associazioni che aspirano al cambiamento dovranno perciò riempire la politica veronese con un progetto civico pieno di immaginazione e di azioni positive, capace di rompere i vecchi schemi partitici. Vorrei esporre brevemente quali sono, a mio avviso, le parole-chiave di questo indifferibile progetto civico.

La prima è “Verona”. Il progetto civico dovrà occuparsi delle scelte riguardanti la nostra città, restando lontano dalle pressioni della politica nazionale. Verona si cambia qui, e con i piedi per terra.

La seconda è “referendum“. Molti veronesi, sarebbe inutile nasconderlo, hanno paura dei progetti e delle idee della Verona aperta, moderna e solidale. E giudicano elitarie e un po’ snob molte fra le sue proposte o campagne. Occorre certamente riuscire a spiegarle meglio. Ma occorre anche, e soprattutto, saper ascoltare ed essere disponibili ad imparare, sempre, da tutti e con tutti. E ciò attraverso un percorso di diversi anni, non di pochi mesi coincidenti con una campagna elettorale. Per attivare questo percorso, vi è uno strumento efficace, coinvolgente e già sperimentato in altre città: quello di proporre una serie di referendum locali consultivi su temi di grande interesse per la città, da tempo trascurati dalla politica.  Per ogni quesito, occorreranno oltre 7500 firme. Sarà possibile farcela, con l’aiuto dei consiglieri comunali di opposizione che decideranno di appoggiare il progetto, certificando le sottoscrizioni. Occorrerà una grande campagna di ascolto dei cittadini, delle associazioni di volontariato e dei quartieri, per definire i quesiti che meglio esprimono le aspirazioni dei veronesi. L’opinione che verrà espressa dai cittadini sarà poi politicamente impegnativa per il consiglio e per la giunta comunale. Si costituirà a breve un Comitato promotore, che fornirà tutte le indicazioni operative.

Immaginazione” e’ la terza parola-chiave che, a mio avviso, dovrà caratterizzare questo percorso civico. Occorrerà inventare – sempre ascoltando il maggior numero possibile di persone e di associazioni (anche di quelle che lavorano lontano dalla ribalta pubblica) – 10, 20, 50 piccole campagne positive per Verona. Alcune azioni da realizzare direttamente. Alcune istanze da proporre. Altre misure da pretendere dalla politica. Con realismo e concretezza, ma con ostinata determinazione.

La quarta parola-chiave è “comunità“. Ed è la più difficile, perché tutto, nella nostra vita quotidiana e civile, spinge verso modelli individualistici di comportamento, di lavoro e persino di cultura.  Sarà necessario costruire una piccola comunità di attivisti. Non un partito, non un gruppo, non un’associazione. Una comunità, che prescinda completamente dalla scelta fatta in queste ultime elezioni. Questo progetto deve infatti finalmente unire, non più dividere, chi vuole una Verona diversa.

La quinta parola-chiave e’ “fermezza“. Fermezza nel difendere il percorso civico che verrà intrapreso. Fra alcuni anni, infatti, vi sarà una nuova scadenza elettorale. Si dovrà allora essere pronti ad offrire a Verona una guida finalmente all’altezza della sua cultura, della sua arte, della sua bellezza. L’esito dei referendum locali e la risposta della città alle campagne civiche aiuteranno ovviamente nella costruzione del programma. Ma con i partiti – con il Partito Democratico e con la Sinistra radicale – si dovrà essere fermi. Nel 2017, hanno avuto un’occasione straordinaria, ma l’hanno gettata al vento. Mi auguro e ritengo che alla prossima scadenza elettorale questi partiti decidano di appoggiare il nuovo percorso civico. In ogni caso nessuno – dalla società civile – dovrebbe più andare al loro traino, né prima né dopo le elezioni.

Successo” è l’ultima parola con la quale occorrerà confrontarsi.  Avremo successo? Mentirei se dicessi che ne sono certo. Mentirei però anche se dicessi che lo considero improbabile. Il punto, del resto, è un altro. Occorrerà essere capaci di non preoccuparci, e per molto tempo anche di non occuparci, del risultato conclusivo, in termini elettorali, di questo percorso civico. La vera misura del suo successo sarà infatti costituita dalla qualità della immaginazione e delle azioni che verranno sviluppate.

Perché questo percorso non è partito prima, alcuni anni fa? Forse, perché non eravamo pronti. Forse, perché Verona non era pronta. Più semplicemente, siamo in ritardo.  Proprio per questo, occorre mettersi rapidamente al lavoro.

Luciano Butti

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Luciano Butti

L'autore: Luciano Butti

Luciano si è sempre occupato, per lavoro, dei rapporti fra leggi, scienza e ambiente. Insegna diritto internazionale dell'ambiente all'Università di Padova. Recentemente, ha svolto un lungo periodo di ricerca presso l'Università di Cambridge, dove ha studiato i problemi che avremo nel disciplinare per legge le applicazioni dell'intelligenza artificiale (in particolare, le auto elettriche a guida autonoma). Ama la bicicletta, le attività all'aria aperta e la meditazione. luciano.butti1@tin.it

Commenti (12)

  • Tutto condivisibile, e augurabile. Tuttavia, perché inizi davvero un cammino nuovo non si può sorvolare sulle responsabilità di chi ha prodotto il fallimento e chiederne conto è il primo passo da compiere. I due segretari, cittadino e provinciale, del PD dovrebbero quantomeno dimettersi immediatamente: se il partito in città prende il 15% dei voti la responsabilità sarà pure di chi lo dirige, o facciamo finta di niente? E’ vero, i voti dati a Michele Bertucco sarebbero stati sufficienti per andare al ballottaggio, ma chi lo ha cacciato da capogruppo dell’opposizione? Perché prendersela con Bertucco e non con chi flirtava con Tosi, portandogli in dono la testa di chi aveva la gravissima colpa di aver fatto incriminare il suo vicesindaco? Di tutti gli eletti del PD in parlamento tre anni fa non ce n’era uno che fosse renziano, poi improvvisamente tutti convertiti, e dunque tutti coinvolti nei fallimenti di Renzi: non è anche da qui che bisognerà partire? Da un partito, cioè, che in un paio d’anni ha rinnegato la propria anima? Il regista delle primarie che hanno allontanato Trevisi, Vincenzo D’Arienzo, dovrà finalmente assumersene la responsabilità. Più avanti, giudicheranno, si spera, gli elettori.
    Nel disastro, un punto positivo di partenza è l’aver evitato il soccorso di Tosi al ballottaggio Salemi/Sboarina: sarebbe stata la definitiva, pesante pietra tombale della sinistra, o anche del centrosinistra, a Verona. Scriveva Kafka: ” la struttura di una casa si conosce meglio quando la si costruisce oppure quando brucia”. Ecco, ora la casa del PD mostra tutta la sua fragile struttura. Che questa tremenda disfatta faccia meglio capire che cosa è stato, che cos’è e cosa potrebbe essere a Verona il cartello delle forze democratiche progressiste una volta fatta piazza pulita delle ambizioni di chi, senza qualità, senza merito e con progetti solo personali, si è arrogato il diritto di rappresentarlo.

    Mario Allegri

  • Paola Lorenzetti
    Paola Lorenzetti Rispondi

    Mi impressiona l’alta percentuale di chi non è andato a votare. Significa che circa il 40% dei cittadini veronesi non crede più alla politica o non si identifica con i partiti in campo o, peggio, ha sperimentato che la gran parte delle promesse sono chiacchiere senza valore. Bisogna rivolgere lo sguardo ai più deboli e lavorare per sostenerli.
    Meno aperitivi, meno comparsate coi big e più azioni di sostegno alea fragilità della nostra città.

  • Vorrei aggiungere una cosa. Occorre che, in vista del ballottaggio, il centrosinistra (tutto) mostri di aver imparato dai propri errori. E’ evidente che la sola scelta politica seria è quella di non andare ai seggi, così evidenziando lo scarso sostegno popolare per il futuro sindaco. Ogni scelta diversa – per Sboarina o per Bisinella – significherebbe che si intende contrattare l’attribuzione dei posti per le minoranze nelle partecipate e in altri incarichi di sottogoverno clientelare. Esattamente quello che non bisogna fare se si vuole dare una prospettiva all’opposizione.

  • Marcello

    Era il 2/7/2016 e scrivevo nel mio articolo (http://www.verona-in.it/2016/07/02/il-pd-veronese-recuperi-il-dialogo-con-la-sua-base-naturale/): “A questo punto se il PD, o quel che ne resta, intendesse evitare un sano confronto sui programmi e sui candidati, per difendere privilegi locali o una linea nazionale, avrebbe scelto la sua fine politica e più che gli anziani sarebbero i giovani a ricordarsene. Anche la scelta delle “primarie” potrebbe essere un aiuto, sì ma anche una catena: dipende da cosa servono e da come si controllano. Altro che dialogare con i neo-moderati di Tosi, Alfano e con gli imprenditori al seguito! Altro che primarie! Un bagno di umiltà in acque pulite potrebbe servire ad una palingenesi democratica, per tutti ovviamente”.
    Ed il Pd ha ricevuto quel che ha seminato rompendo sulla linea dell’Ulivo. Riguardo al tuo articolo sono d’accordo su quasi tutto: non sull’equidistanza che traspare tra il Pd e la “Sinistra Radicale”, non sul ruolo del Referendum, su cui occorrerebbe una maggiore discussione.

  • La mia impressione è che Luciano Butti, Mario Allegri, Marcello Toffalini e molti altri insistano ad immaginare un PD che nella realtà non esiste e si rifiutino di prendere atto di quello che il PD (cittadino e nazionale) è nella realtà. Mi riferisco agli organi dirigenti, alla struttura del partito, alla sua storia, alle scelte recenti. Credo che qualsiasi progetto politico serio per Verona debba partire dalla realtà.
    SUl finire dello scorso anno ho fatto questa proposta: http://www.veramente.org/it/notizie/2016-piazza-pulita.html
    “In questo momento la confusione regna sovrana dentro a queste mura, ma le cose possono cambiare, se si lavora con calma e con pazienza ad un progetto di media-lunga durata. Buttarsi nella bagarre elettorale a pochi mesi dalla scadenza senza aver preparato il terreno non ha molto senso ed ha scarsissime probabilità di riuscita, ma iniziare a mettere insieme una squadra che rappresenti le varie realtà ambientaliste-ecologiste veronesi potrebbe avere un senso e sopratutto potrebbe aprire una nuova prospettiva. Se il progetto dovesse funzionare è probabile che anche chi adesso è restio o titubante sarebbe incoraggiato a partecipare.

    Bertucco ha accumulato in questi anni un prezioso patrimonio di conoscenze tecniche e di esperienze politiche ed ha dimostrato una indubbia capacità di tenuta, anche in situazioni di forte difficoltà. In città e nei quartieri in questi anni sono cresciuti dei comitati di cittadini molto combattivi e molto preparati, in grado di contrastare efficacemente progetti ritenuti inaccettabili e di proporre progetti di evidente interesse per tutta la cittadinanza. Costruire una stabile rete di collegamento fra tutte queste realtà e farla diventare una struttura riconosciuta da tutti per la sua forza e per la sua competenza, potrebbe essere una scommessa interessante.Sicuramente non facile, visto che ci sono già stati altri tentativi, finora sempre falliti. Ma se qualcuno pensa di andare in consiglio comunale senza prima aver fatto questo passaggio, cioè senza aver costituito un gruppo sufficientemente coeso e realmente rappresentativo di una porzione significativa della città, questo qualcuno è un illuso oppure è un aspirante suicida.
    Si dovrebbe partire quasi da zero, creando una squadra, uno staff, una rappresentanza, che si impegni a lavorare non in vista delle elezioni comunali del 2017, ma in vista delle elezioni comunali del 2022 e chissà che da una realtà locale possa anche nascere qualcosa di più vasto, visto che attualmente non esiste niente e che tutti ne sentiamo la mancanza (vedi i dati all’inizio dell’articolo)”.

    • Forse non mi sono espresso del tutto chiaramente, caro Mario. Nel PD veronese non ho da tempo nessuna residua fiducia, tantomeno in quello nazionale guidato dal bulletto di Rignano. Per Verona, c’è da augurarsi che l’intera struttura del partito crolli definitivamente, e solo allora si potrà ricostruire qualcosa. Ma non con questi dirigenti, e nemmeno però con le frattaglie alla loro sinistra, ormai roba da museo. Tuttavia, vedrai che alle prossime elezioni avranno la faccia tosta di ripresentarsi, e ricominceremo con D’Arienzo, Dal Moro, Bonfante, ecc. ecc.

  • Caro Luciano, stavo giusto condividendo il tuo articolo (splendido e pieno di energia per il futuro) sul mio profilo Facebook. Ma i commenti qui sopra mi hanno fermato. Come vedi, sono a senso unico, negativi, come quelli di cui parli nel tuo articolo e di cui non abbiamo bisogno.
    Arroganti, è la parola giusta. Per questi atteggiamenti, come dici tu reciproci, abbiamo ottenuto il risultato che sta sotto gli occhi di tutti. Con questi atteggiamenti non andremo da nessuna parte.
    Continua per la tua strada, cosciente che molto dovrà cambiare, nel PD e nella Sinistra, ma consapevole anche che questi cambiamenti saranno difficili, e temo non solo nel PD.

    • Redazione

      Beh, se ci fermiamo così poco Bepo. Dai, condividi!

      • Giulio Saturni
        Giulio Saturni

        Condividi Bepo, perché la maggioranza la pensa proprio come Luciano. Serve schiena dritta e nessuna ambiguità per ricostruire fiducia verso i nostri concittadini.

  • VERSO IL BALLOTTAGGIO. Si sente parlare – nei vari gruppi politici che non sono arrivati al ballottaggio – di calcoli e accordi sottobanco per appoggiare, più o meno di nascosto, Bisinella o Sboarina. Con vari argomenti. Io la vedo così. Tosi, che sarebbe il vincitore nel caso la sua compagna diventasse sindaco, è un pregiudicato che nelle settimane precedenti il voto ha incontrato il suo ex vicesindaco condannato per corruzione, contro il quale il Comune si era costituito parte civile. Inoltre, promuovere Bisinella significherebbe trasformare il decennio in un ventennio e forse in un trentennio, può bastare per dire di no? Sboarina è sostenuto da Salvini, può bastare per dire di no? Nella nostra vita personale e politica, la sana, ordinaria e ordinata amministrazione deve essere qualche volta interrotta da un ‘attimo immenso’ (Nietzsche). Un invito, da parte di tutti, al non voto il 25 giugno, sarebbe un ‘attimo immenso’. Comporterebbe la rinuncia ad ogni poltrona in cambio di una ripartenza. Ma capirei persino, da parte del Pd, una contrattazione pubblica e trasparente con Tosi/Bisinella delle condizioni: un assessore all’urbanistica di garanzia (non certo Caleffi), concorsi pubblici per le partecipate, rifare il progetto dell’Arsenale. Non mi piacerebbe, ma lo capirei. Ma il rischio è invece che si arrivi ad un accordo sottobanco con Tosi, magari con la finta copertina della ‘libertà di coscienza’. Appoggio al ballottaggio in cambio di poltrone per i candidati del Pd non eletti. Preferirei di no.

  • leggo i vostri commenti e da straniera (non abito più a Verona) provo anch’io rabbia per una situazione che era prevedibile ma che nessuno voleva vedere, mi riferisco al M5S (erano sicuri di vincere), a Michele Croce (anche lui era sicuro di vincere), ai big del PD che hanno affossato candidature esterne al partito e hanno affossato l’idea di partire da un programma aggregativo su cui convergere con liste anche civiche.
    Detto questo cerco di essere positiva (è dura):
    – sarei anch’io per una astensione al voto, nel senso di andare a votare ma votare scheda bianca;
    – tutti coloro che non si riconoscono nel PD attuale e coloro quali Croce e Gennari insieme a Bertucco e quanti vorranno mettersi in gioco, creare un “Comitato di Liberazione”, non cito Bussinello, Grigolini o Giorlo perché ininfluenti.
    – contrastare con ogni mezzo di condivisione pacifica il governo che verrà, con incontri pubblici, dibattiti, articoli per mettere all’angolo la futura amministrazione, qualunque sarà.
    Sogno ancora la #VeronaCheVorrei, e ricordiamoci che le zanzare sono piccole ma molto, molto fastidiose, talvolta per trovare la forza di rialzarsi serve sedersi a terra e ripartire.

  • Giorgio Massignan

    Sogno anch’io la “Verona che vorrei” e per il momento, purtroppo, resterà un sogno. La realtà è invece più triste e potrebbe diventare drammatica se il PD locale, ubbidendo agli ordini di Renzi, si apparentasse con la Bisinella. Sarebbe un colpo tremendo alla sua credibilità, già zoppicante, ma soprattutto alla nostra bella e povera città. Oltretutto, con la vittoria dei tosiani Bertucco rimarebbe fuori dal consiglio e l’opposizione ne sarebbe pesantemente danneggiata.

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