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Il risultato del voto dell’11 giugno dice chiaramente che altri più preparati dovrebbero prendere il posto di chi si è dimostrato inadeguato a rappresentare le istanze progressiste della città di Verona. C’è bisogno di una piattaforma politica che possa avviare un percorso di aggregazione su un programma amministrativo chiaro e ben definito.

Quello che purtroppo da mesi temevo si è avverato. Al ballottaggio andranno due candidati di destra: Federico Sboarina, con il 29,26% e Patrizia Bisinella, con il 23,54. Le liste cosiddette progressiste si sono fermate prima: quelle con candidata Orietta Salemi al 22,48%, quelle con candidato Michele Bertucco al 4,60% e quella con candidato Alessandro Gennari al 9,52%. Tutto questo mi ricordano tanto i galli di Renzo.

Alta l’astensione al 41,7%, oltre il 10% in più rispetto al 2012; qualche cosa vorrà significare se i veronesi hanno scelto di non votare. E’ ingiusto e miope accusare gli astenuti di poca responsabilità, forse sarebbe il caso di valutare che invece non si tratti di una consapevole protesta contro il possesso delle istituzioni e degli strumenti di democrazia da parte delle oligarchie partitiche.

Non è certo piacevole né facile fare la Cassandra, ma in questo caso, dopo quanto era successo, era difficile sbagliare; e così è stato. Ora i veronesi avranno quale sindaco, o Sboarina che per cinque anni è stato assessore della prima giunta Tosi, votando tutto quello che proponeva; oppure Bisinella, che ha dichiarato di voler proseguire la politica di Tosi, compreso il traforo della collina. Io non andrò a votare, nessuno dei due candidati mi rappresenta e ritengo che le due ultime amministrazioni comunali siano state le peggiori in assoluto nella storia di Verona, e in entrambe le coalizioni giunte al ballottaggio ci sono molti responsabili degli errori compiuti durante gli ultimi dieci anni.

Detto questo, se l’elettorato veronese ha scelto di votare per i due rappresentanti del centro destra è anche, o soprattutto, perché nel centro sinistra si è fatto di tutto per perdere. Non si può ignorare quello che è successo e continuare come se il risultato di queste elezioni non avesse mandato segnali molto duri e chiari, che i responsabili dei partiti di centro sinistra, di sinistra ed anche dei 5 Stelle, dovrebbero cogliere ed analizzare attentamente.

Va ricordato che in un momento in cui la destra si presentava divisa e in cui Verona avrebbe avuto bisogno di una seria e competente amministrazione, coloro che avevano il dovere di abbassare le soglie di tolleranza per facilitare l’aggregazione su un programma amministrativo alternativo a quello di Tosi, hanno bloccato tutto per supponenza, per vecchi rancori, anche personali, per testardaggine ideologica, per sottomissione ai diktat romani ed anche per meschini calcoli di bottega. Chi ha perduto è stata la città di Verona.

Il PD veronese non ha saputo chiarire e smentire per tempo il presunto accordo con Fare e soprattutto non ha mai preso le distanze da alcune dichiarazioni avventate ed infelici dell’allora premier nei riguardi del sindaco, definito “molto competente”. Tutto questo ha contribuito a creare una profonda frattura con le forze di sinistra cittadine, culminata con la “scomunica” del capogruppo comunale del PD, Bertucco.

I partiti della sinistra SI, Rifondazione e Possibile, volevano garantirsi i voti di sinistra e dei profughi del PD per poter fare una dura opposizione in consiglio comunale e smarcarsi dai renziani. Per tutti costoro, l’obiettivo di formare una coalizione che potesse arrivare al ballottaggio e magari vincere, non faceva parte del programma. Preferivano attendere le prossime elezioni, sperando in un impossibile miracolo. Il Movimento Cinque Stelle si sentiva il migliore, il più puro, l’unico onesto, e soprattutto era convinto di vincere senza l’aiuto di nessuno.

In realtà nessuna forza politica organizzata si è sforzata di accogliere l’appello per un’aggregazione programmatica vincolante e per un metodo trasparente di partecipazione, che probabilmente avrebbe aiutato a superare i contrasti tra le diverse forze politiche dell’area progressista. I nostri sforzi sono stati valutati con timore e sospetto o come prodotti di sognatori ingenui.

Si è infine giunti all’autolesionismo finale di boicottare la candidatura di Gianpaolo Trevisi, che avrebbe potuto riunire le diverse anime del centro-sinistra e della sinistra. Si sarebbe trattato di un velo pietoso che copriva le tante divergenze, i tanti risentimenti ed incomprensioni, non cambiando certamente il metodo di aggregazione, ma che comunque ci avrebbe portato al ballottaggio, e non sarebbe stato poco.

Ora però si rende necessario che i responsabili di questo disastro politico ne traggano le conseguenze, con una onesta autocritica e soprattutto dando la possibilità ad altri, più preparati e disponibili a cambiare il metodo di fare politica, di tentare di ricostruire sopra le macerie che hanno causato. C’è bisogno di una piattaforma politica che possa avviare un percorso di aggregazione su un programma amministrativo chiaro e ben definito. Un contenitore in cui tutti coloro che hanno idee, proposte e programmi per Verona possano partecipare e contribuire a realizzare un serio ed attuabile progetto amministrativo per la nostra povera città. Soprattutto è necessario che coloro che hanno intenzione di spendersi per contribuire alla formazione di un tale movimento, non siano guidati da strategie romane e che siano liberi da interessi personali e di carriera politica.

Condivido quanto ha proposto Luciano Butti nel suo articolo Cinque anni di azione civica per cambiare Verona e quanto sostiene Mario Allegri nel relativo commento: “… perché inizi davvero un cammino nuovo non si può sorvolare sulle responsabilità di chi ha prodotto il fallimento e chiederne conto è il primo passo da compiere”. Non si faccia come il solito che “passata la festa, gabbato lo santo”, ma si tengano ben presenti gli errori commessi per evitare di rifarli tra cinque anni.

Concludo affermando con forza che noi saremo sempre qui per controllare le scelte amministrative e se sarà necessario per proporre in alternativa le nostre.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

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Giorgio Massignan

L'autore: Giorgio Massignan

Giorgio Massignan, nato il 21 maggio 1952 a Verona. Residente a Verona, laureato in architettura e urbanistica presso lo IUAV di Venezia nel 1977. Autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Autore di quattro romanzi a tema ambientale e di un libro sui meccanismi di gestione del territorio a Verona dal 1948 ad oggi. Già presidente della sezione veronese di Italia Nostra, già segretario regionale del Consiglio regionale di Italia Nostra, attuale delegato regionale alla commissione nazionale di pianificazione di Italia Nostra. Già assessore alla pianificazione del Comune di Verona negli anni 1992-93. Già presidente dell'Ordine degli Architetti di Verona. Attuale responsabile dell'osservatorio territoriale VeronaPolis. giorgio.massignan@massignan.com

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