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La città, iscritta nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco, dovrà essere considerata per l’enorme valore storico-artistico da valorizzare e non unicamente come strumento per fare cassa.

Chi vincerà le elezioni e diventerà sindaco di Verona deve sapere che andrà ad amministrare una delle città più antiche, più ricche di monumenti, di cultura e di storia del nostro Paese. La tutela e la gestione intelligente del patrimonio culturale, monumentale ed ambientale di Verona dovrà rappresentare uno degli obiettivi primari per chiunque sarà eletto.

Va ricordato che il 30 novembre del 2000, Verona è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO con la seguente motivazione: “La storica città di Verona, fondata nel I secolo a.C., ha conosciuto periodi d’espansione nel XIII e XIV secolo sotto il dominio della famiglia degli Scaligeri e dal XV al XVIII secolo sotto la Repubblica di Venezia. Costituisce, inoltre, un eccezionale esempio di piazzaforte. Verona ha conservato un notevole numero di monumenti antichi, di epoca medioevale e del Rinascimento. E’ una città di cultura e di arte […]. Verona è uno splendido esempio di città che si è sviluppata progressivamente e ininterrottamente durante duemila anni, integrando elementi artistici di altissima qualità dei diversi periodi che si sono succeduti”. E’ doveroso ricordare che la commissione UNESCO, può togliere dall’elenco del  Patrimonio Mondiale  quei siti i cui amministratori non hanno gestito con una corretta conservazione.

L'Arco dei Gavi
L’Arco dei Gavi (Verona)

Mentre storicamente la città si è sviluppata per il suo valore d’uso, ora il valore della città si valuta solo in base a quanto rende. Così l’Arena, della quale si è proposta anche un’assurda copertura,  viene usata come contenitore per qualsiasi evento; le piazze storiche, utilizzate come spazi per le più inopportune manifestazioni; i plateatici delle piazze e delle strade di impianto romano, medievale e sammicheliano, affittati e occupati da tavoli e sedie ingombranti. Il patrimonio storico-culturale del centro storico di Verona non è più considerato come un bene collettivo, ma come una sorta di meccanismo da cui gli operatori privati e le casse comunali cercano di trarre profitto.

Verona contiene diverse città per i suoi  diversi periodi storici. La Verona romana, poi la medievale, quindi la rinascimentale, la barocca, la neoclassica,  l’austriaca e infine quella moderna.

Verona è un libro di storia lungo oltre 2000 anni. Il centro storico si è modificato e trasformato; ha narrato la storia della città e dei suoi abitanti; ed ora rappresenta la memoria di un popolo; memoria che non deve essere cancellata, ma diventare la base sulla quale costruire il futuro delle prossime generazioni. La memoria storica intesa non come imbalsamazione, ma come vita, movimento, crescita armonica che rispetti il codice genetico della città, che non è fatta solo di edifici, monumenti, strade e piazze, ma anche di abitanti e di attività. Attività che devono rispettare l’anima, lo spirito del luogo storico e non considerarlo solo un’attrazione turistica.

Domenica si vota, chiediamo ai candidati l’impegno di conservare e gestire con amore e attenzione l’enorme patrimonio culturale che i nostri padri ci hanno lasciato.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Giorgio Massignan

L'autore: Giorgio Massignan

Giorgio Massignan, nato il 21 maggio 1952 a Verona. Residente a Verona, laureato in architettura e urbanistica presso lo IUAV di Venezia nel 1977. Autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Autore di quattro romanzi a tema ambientale e di un libro sui meccanismi di gestione del territorio a Verona dal 1948 ad oggi. Già presidente della sezione veronese di Italia Nostra, già segretario regionale del Consiglio regionale di Italia Nostra, attuale delegato regionale alla commissione nazionale di pianificazione di Italia Nostra. Già assessore alla pianificazione del Comune di Verona negli anni 1992-93. Già presidente dell’Ordine degli Architetti di Verona. Attuale responsabile dell’osservatorio territoriale VeronaPolis. giorgio.massignan@massignan.com

Commenti (1)

  • Condivido ovviamente l’accorato appello, porgo tuttavia una provocazione. E se invece di limitarci al pur accorato e giusto appello, cittadini e comitati scrivessero chiaro e tondo al prossimo sindaco di fresca nomina che, o si cambia decisamente rotta in merito all’approccio finora posto in atto (come ben descritto nell’articolo), o i cittadini stessi scriveranno all’Istituzione delle “Nazioni Unite” denominata “UNESCO” (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) – ossia Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura – chiedendo in modo documentato che Verona sia posta nell’elenco dei siti Unesco in pericolo, e come tale bisognosa di controlli e tutele dall’esterno?
    Non sarebbe fuori luogo infatti chiedersi come si possa continuare impunemente a degradare il territorio di una Città patrimonio dell’Unesco solo perché si è appena 1 Km a sud dell’Arena di Verona.
    In particolare, il V dei dieci criteri di selezione dice testualmente: “Essere un esempio eminente dell’interazione umana con l’ambiente”. Se ciò è riconoscibile nelle opere artistiche e nell’organizzazione dell’Urbe romana, medioevale, rinascimentale e nelle più recenti opere di fortificazione austriache, che dire di ciò che sta avvenendo ora su una parte non trascurabile della stessa città?
    Già, perchè anche se 1000 m a sud dell’Arena, quella parte della città, detta appunto “Verona Sud” (vera e propria Urbs Capta”), non dovrebbe essere considerata così miseramente estranea alla Verona “Citta patrimonio dell’Unesco”.

    Enrico Marcolini

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