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Orti di Spagna, parole pericolose in un volantino politico che a me provocano fastidio ma in altri potrebbero generare odio.

In una città che ha accettato che 6 pregiudicati per propaganda di idee razziste possano fare il sindaco, l’assessore comunale, l’assessore regionale, il consigliere comunale, il deputato… potrebbe non sorprendere il volantino di un cittadino di Bosco Chiesanuova, immigrato e accolto dalla comunità degli Orti di Spagna (San Zeno), che con toni che un giudice potrebbe definire razzisti cerca di raccogliere facili consensi per le prossime elezioni amministrative.

Visto che agli Orti ci vivo, probabilmente da più tempo di lui, mi dà fastidio che si faccia mio portavoce denunciando che sono “in arrivo a Verona altri immigrati” e che “gli Orti di Spagna dicono no”, aggiungendo altre amenità del tipo “facciamo le barriere per bloccarli. Diciamo basta!!! Non li vogliamo” e terminando, con grande maestria nell’utilizzo delle parole, con una rima baciata che inizia con “se l’immigrato ti ha stufato, vota …”, come se gli immigrati potessero generare noia.

Comunque, non posso che ringraziare il candidato (che immagino sia un migrante economico visto che è venuto in città alla ricerca di opportunità che la montagna non poteva offrirgli) perché mi dà la possibilità di affrontare il tema profughi e accoglienza, di parlarne e, magari, aprire un dibattito in una campagna elettorale nella quale la maggior parte dei candidati se ne sono guardati bene dall’affrontare l’argomento.

Se avesse chiesto il mio parere, avrei innanzitutto detto al soggetto del volantino che ha una grande responsabilità: i toni che usa sono pericolosi come l’innesco di un detonatore perché, se a me provocano fastidio, ad altri potrebbero generare odio; non sono frasi dette tra amici al bar, ma sono parole amplificate dal fatto che escono dalla bocca di un esponente politico. In un periodo nel quale siamo assolutamente disarmati nei confronti anche di un singolo fanatico che può provocare una strage, seppur conosciuto dalle migliori intelligences, basta poco per capire che non è opportuno utilizzare certi toni in cambio di una manciata di voti.

Gli avrei detto anche cose che, in parte, ho già detto nell’intervista-confronto che ho rilasciato a Telearena, ma nello specifico sono convinto che, a livello internazionale, sia necessario fare di tutto perché le persone che decidono di abbandonare il proprio Paese vengano aiutate a casa loro perché questo, per quello che ho avuto occasione di conoscere anche a Lampedusa, a Pozzallo e a Belgrado, è quello che anche loro stessi vogliono.

Quindi dobbiamo fare di tutto perché possano avere una vita dignitosa nei loro Stati, ma non credo che riusciremo a cambiare la testa a gran parte dei capi di Governo, ai signori della guerra e ai fanatici in tempi brevi. Quindi è inevitabile che chi ha perso tutto e rischia la vita nel proprio Stato, minacciato da guerre, da fanatici e anche per motivi economici, cerchi una condizione di vita migliore anche a costo della vita. E queste persone, che in molti abbiamo avuto l’occasione di conoscere, affrontano viaggi pericolosissimi e costosissimi – molto di più di quello che ha affrontato il signore in questione – che vanno ad arricchire i trafficanti di essere umani, che sono spesso anche italiani. La soluzione, unica nell’immediato, sono i corridoi umanitari che permettano, negli Stati di origine, a queste persone di chiedere lo status di rifugiato: il viaggio costerebbe come il biglietto di un charter con buona pace per i trafficanti e i mafiosi.

Ma questo non succede: l’Europa incoraggia con miliardi la costruzione di muri da far invidia a quello promesso in campagna elettorale da Trump, che tanto ci ha scandalizzato, blindando la rotta dei Balcani accettando il respingimento dei migranti anche con armi, bastoni e cani. Non resta, quindi, a chi sta cercando di sopravvivere in questo mondo di affrontare la via più pericolosa: il mare. E la legge del mare, anche se il partito della persona in questione aveva ipotizzato di sparare ai barconi, prevede che le persone in difficoltà vadano sempre salvate e portate nel porto più vicino che, molto spesso, è Lampedusa. L’Italia è, per loro, una terra di passaggio: spesso il loro obiettivo sono i Paesi dell’Europa del nord dove ci sono maggiori possibilità di lavoro. La soluzione, unica nell’immediato, è che i Paesi europei rispettino le quote d’accoglienza e che ci aiutino in questa emergenza.

Ma questo non succede, lo abbiamo visto qualche giorno fa a Taormina. Non potendo mandarli a morire a casa loro, che si fa? La soluzione è l’accoglienza diffusa: basta con luoghi con centinaia di persone isolate in attesa che un giudice decida la loro sorte, ma piccoli gruppi che si possano integrare nella comunità, senza imposizioni, che deve essere preparata ad accoglierli.

Sono 65,3 milioni le persone costrette a fuggire. 1 su 113 persone nel mondo è un richiedente asilo, uno sfollato interno o un rifugiato. Ogni minuto 24 persone sono costrette a fuggire e il 51% sono bambini, soli, non accompagnati. Il 29% sono accolte in Africa, il 39% in Medio Oriente e Nord Africa, il 14% in Asia e Oceania, il 12% nelle Americhe. Il 6% in Europa.

Agli Orti di Spagna, dove la persona di cui sopra vuole fare la barricate perché gli immigrati lo hanno stufato, di fronte a casa mia sono attese 13 persone, donne con bambini.

E se qualche mese fa in una città di 250mila persone son state raccolte 400 firme contro queste persone, con grande eco sui media locali, nello stesso periodo molti veronesi hanno donato 6 mila euro per una associazione, One Bridge To Idomeni, che ha portato aiuti ai profughi di Belgrado. Io sto con i secondi.

Alberto Sperotto

Commenti (2)

  • Cristina Stevanoni Rispondi

    Queste parole del concittadino candidato mi mettono in uno stato di profondo disagio: e non solo perché sono fuorvianti, per tutte le ragioni che Alberto Sperotto opportunamente enuncia, ma perché mi riportano, mutatis mutandis, a quelle che Flavio Tosi e compagni di Lega misero per iscritto, quando raccolsero firme per sgomberare un campo Sinti, a loro dire abusivo, ma che abusivo non era. Ricordiamo al concittadino candidato che Flavio Tosi e compagni di Lega, dopo quel gesto, furono condannati. A rigor di legge, in forza di tale condanna, si possono definire “pregiudicati”.

  • Marcello

    Buona e approfondita la tua analisi. Luisa e Marcello.

commenti (2)

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