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Il libro di Michele Neri è da leggere per riappropriarci non dell’immagine, ma delle parole, della storia, della logica, del racconto che sta in ogni immagine.

Mestiere non è solo lavoro, ma un modo di essere, una scelta di vita. Tra i mestieri c’è il fotoreporter. A quel mestiere associo tre fotografie, tre fotografi. La prima fotografia, inevitabilmente, è il soldato o “Miliziano”di Robert Capa, vera o in posa che sia, ha segnato un’epoca, quella della rivoluzione spagnola, ma anche quella culturale, documentale, dell’agenzia Magnum. La seconda non è una sola foto ma un reportage, quello dell’Italia anni ’50 di Henry Cartier Bresson, in comune con Capa la stessa agenzia, i suoi scatti colgono la contemporaneità delle cose e della vita. L’ultima foto, la più pesante, drammatica, il bambino africano malnutrito e l’avvoltoio di Kevin Carter per il Johannesburg Star, senza parole, pubblicata poi sul New York Times, fu premio Pulitzer nel 1994, e fu anche causa del suicidio del suo autore a soli 33 anni.

“Fotografare, è riconoscere un fatto nello stesso attimo ed in una frazione di secondo e organizzare con rigore le forme percepite visivamente che esprimono questo fatto e lo significano. E’ mettere sulla stessa linea di mira la mente, lo sguardo e il cuore”. Così diceva Cartier Bresson che con la sua Leica, con la sua maneggevolezza e la pellicola 24×36, avevano inaugurato un modo nuovo di rapportarsi al reale, strumenti flessibili che si adattano straordinariamente all’occhio sempre mobile e sensibile del fotografo. Veloce.

Michele Neri

E gli strumenti oggi, la tecnologia ha fatto passi da gigante, praticamente non devi fare più niente,  ancora più veloce ed efficace, tanto che non sai quello che hai fatto, non te ne curi perché puoi sempre cancellare e rifare in tempo reale. Una realtà filtrata dal telefonino, sempre meno vissuta.

Così il fotografo, il fotoreporter non servono più perché un esercito quotidiano di gente comune, ci bombarda di fotografie, supportati da smartphone social net work e wi-fi, necessari per soddisfare una voracità istantanea di immagini. Superfluo.

Tutti d’improvviso fotografi. Fotoreporter autonominati, e purtroppo non solo. Così basta uno strumento tecnologico avanzato e delle nozioni per vestirsi di un ruolo, magari senza le competenze necessarie che sono la logica che mette in fila tecnologia e nozioni, che educa in questo caso lo sguardo. Mestiere appunto.

Così ci troviamo in una istantanea di questa Photo Generation. Un’istantanea, il gradevolissimo e profondo libro di Michele Neri, fotografo, anzi fotoreporter, anzi direttore di una delle più note agenzie foto-giornalistiche internazionali, “Grazia Neri”, agenzia che una decina di anni fa ha dovuto chiudere perché il mercato della fotografia, dei servizi fotografici, di quell’immagine come supporto al fatto accaduto era entrato in crisi senza più risollevarsi.

Così le parole (senza immagini!) di Michele Neri ci sono utili, specchio per riflettere di quell’inganno che ogni immagine nasconde, come quello di Narciso che non si riconosce si innamora di se stesso per possedersi, cade nell’acqua ed annega. Un pericolo dal quale non siamo lontani.

Così il libro di Michele Neri è da leggere per riappropriarci non dell’immagine, ma delle parole, della storia, della logica, del racconto che sta in ogni immagine. Quella storia che mi ha portato oggi a riprendere in mano la mia vecchia Yashica FR, rigorosamente manuale, compagna di avventure architettoniche e complice dell’esame di Storia della Tecnica della Fotografia con il professor Italo Zannier all’università di Venezia. Ricordi.

Gli stessi che la memoria rielabora selezionando le cose, tralasciando quelle brutte e facendoci arricchire il racconto di cose nuove, magari non vere, ma immaginate, desiderate, seducendo noi stessi e chi ci ascolta. Vera condivisione. Tutto quello che un selfie impietoso non può fare.

Daniela Cavallo

Daniela Cavallo

L'autore: Daniela Cavallo

Daniela Cavallo è libera professionista dal 1997 e titolare, insieme all’architetto Damiano Castelli, dello StudioLineaCurvArchitetti. Dal 2010 è Professore a contratto di Marketing Territoriale all’Università di Verona, facoltà di Economia. Ha scritto saggi, articoli e cataloghi; collabora con riviste di settore, partecipa come relatore a convegni per la “contaminazione” dell’architettura e del territorio nel sistema Impresa. arch.dcavallo@alice.it

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