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Non i soliti amici a dirigere le Aziende comunali, ma personale selezionato con un concorso pubblico. E poi il 25% di riduzione delle spese rispetto all’era Tosi.

Ho una buona notizia: si possono cambiare i criteri di nomina degli amministratori delle società partecipate. Si possono inoltre diminuire i costi di gestione di queste società. E si può fare tutto questo molto rapidamente. Se i candidati sindaco lo vogliono davvero, è possibile – sin dalla campagna elettorale – definire criteri di massima, in modo da raggiungere con certezza, subito dopo le elezioni, il risultato desiderato. Basta ispirarsi alle migliori pratiche già esistenti in alcune città italiane ed in molti Paesi europei.

Su questo argomento, la campagna elettorale ha realizzato, apparentemente, un miracolo. Tutti i candidati – con la sola eccezione di Patrizia Bisinella – concordano su due punti. Il primo è che le nomine effettuate da Tosi nelle aziende partecipate (Agsm, Amia, Atv, Aeroporto, VeronaFiere, Consorzio Zai, ecc.) si basavano solo sulla fedeltà personale dei prescelti al loro capo politico. Il secondo è che d’ora in poi, invece, le nomine si dovranno fondare su criteri di competenza.  E’ scritto in tutti i programmi delle varie liste.

Annunci generici, tuttavia, non sono sufficienti. I criteri minimi – concreti ed efficaci – che dovrebbero essere adottati per le nomine sono a mio avviso i seguenti:

1) Bando trasparente, adeguatamente pubblicizzato, per ogni posizione o gruppo di posizioni da ricoprire (questa proposta è già stata avanzata su Verona In).

2) Allargamento della possibilità di presentare candidature. Oggi a Verona le candidature possono essere presentate solo da consiglieri comunali, ordini professionali od altri soggetti istituzionali. Il risultato? Le nomine vengono distribuite nell’ambito di una assai ristretta cerchia di persone fra loro collegate, di solito, attraverso i meccanismi della politica (meccanismi trasversali ai partiti). Un criterio valido mi sembra invece quello adottato a Milano: anche gruppi di 100 cittadini possono presentare candidature.

3) Pubblicazione sul sito internet del Comune dei CV di tutti i candidati.

4) Selezione da parte degli uffici comunali – sulla sola base dei CV – dei 5 o 10 candidati oggettivamente caratterizzati da competenza ed esperienza più rilevanti rispetto alla posizione da ricoprire.

5) Audizioni davanti alla competente commissione consiliare.

6) Decisione finale della Giunta o del Consiglio, da pubblicare – comprensiva della motivazione – sul sito internet del Comune.

Veniamo ora ai costi di gestione delle aziende partecipate. I comuni non hanno oggi fondi sufficienti per tutti i progetti di sostegno sociale o di supporto dell’occupazione giovanile che sarebbero indispensabili. Ogni gruppo politico può avere idee diverse sulle cause di ciò. Ma la carenza di fondi è un fatto oggettivo. Bene, la politica ed i veronesi disposti ad offrire le proprie competenze alla città diano un segnale concreto di consapevolezza, almeno per i prossimi cinque o dieci anni. E’ semplice, ed è possibile. Tutti i candidati sindaci, infatti, già sostengono che ridurranno i costi delle aziende partecipate, ma rimangono poi molto generici in merito alle dimensioni ed alle modalità di questa riduzione. Io chiedo solo che si aggiunga un numero, una percentuale, per dare concretezza minima ad un impegno che altrimenti rimane troppo simile ad altri che abbiamo già inutilmente ascoltato in passato. Diciamo, per esempio, che, nel prossimo quinquennio, le società partecipate dovranno costare, nel complesso, almeno il 25% in meno rispetto all’era Tosi. E ciò grazie sia alla riduzione del numero delle società e degli amministratori che alla riduzione (non meramente simbolica) dei compensi di tutti e di ciascuno.  Diciamo anche che i nuovi amministratori dovranno impegnarsi a contenere gradualmente – ma in modo analogamente consistente – il costo dei dirigenti delle varie società.

Rivolgo un appello ai candidati alla carica di sindaco. I criteri che ho esposto (quelli sulle nomine, ma anche quelli sui costi) mi sembrano minimali e ragionevoli. Non sono di destra, né di centro, né di sinistra. E potrebbero costituire il punto di partenza per un accordo, almeno su questo punto, fra diverse proposte politiche di cambiamento che si stanno confrontando per le elezioni. Sarebbe un bel passo avanti: chiunque vincerà, avremmo – da subito – società comunali meglio gestite e meno costose. Perché non provarci? Qual è l’opinione dei candidati?

Se, invece, chi vincerà le elezioni proseguirà nella prassi di effettuare le nomine senza privilegiare la trasparenza e la competenza, e se non realizzerà subito una riduzione dei costi, i criteri sopra descritti verranno presto riproposti. Saranno infatti l’oggetto di uno dei referendum consultivi che verranno lanciati subito dopo le elezioni. Pensiamo positivo, prima o poi il buon senso prevarrà anche a Verona.

Luciano Butti

Luciano Butti

L'autore: Luciano Butti

Luciano si è sempre occupato, per lavoro, dei rapporti fra leggi, scienza e ambiente. Insegna diritto internazionale dell’ambiente all’Università di Padova. Recentemente, ha svolto un lungo periodo di ricerca presso l’Università di Cambridge, dove ha studiato i problemi che avremo nel disciplinare per legge le applicazioni dell’intelligenza artificiale (in particolare, le auto elettriche a guida autonoma). Ama la bicicletta, le attività all’aria aperta e la meditazione. luciano.butti1@tin.it

Commenti (2)

  • Di posizioni direzionali in Comune a Verona e controllate ne esistono attualme più di 150, quelle che servono secondo uno studio comissionato dal Comune (Tosi) sono circa 60. Le assunzioni quindi di nuovi responsabili devono essere solo a tempo determinato e coincidente o quasi con i tempi della nuova Amministrazione.

  • Per esempio, a questo link si può leggere il CV ufficiale di Fabio Venturi, attuale Presidente di AGSM: http://www.agsm.it/wp-content/uploads/2015/06/Venturi.pdf I dati certi sono che non ha mai lavorato fuori dalla politica, si è sempre mantenuto grazie alla politica, non ha altre qualifiche (studi od esperienze) che giustifichino gli incarichi ricoperti. Certo, è il coordinatore nazionale di FARE. Queste sono le cose da cambiare, e dirlo non è demagogia o populismo. Per cambiare davvero, tuttavia, occorre una procedura trasparente, non basta togliere gli amici di quelli che c’erano prima.

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