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Il vero problema non sono gli abbattimenti, spesso necessari, ma le cattive condizioni fitosanitarie e ambientali che li hanno causati e di cui nessuno si interessa. Le proteste per i tagli possono rivelarsi addirittura controproducenti, perché distraggono l’opinione pubblica dalle vere responsabilità del Comune nei confronti degli alberi e del verde.

Più di un anno fa su questo giornale, ma anche in precedenti occasioni, avevo lanciato l’allarme sulla precaria condizione fitosanitaria e ambientale di molte alberature in ambito urbano e sul rischio del loro inevitabile abbattimento  (Alberi a Verona Cronaca di una morte annunciata). Infatti poco tempo fa sono stati eliminati 16 lecci sul Lungadige San Giorgio e ora l’AMIA sta effettuando l’abbattimento di una quarantina di ippocastani in Corso Porta Palio, Via farinata e Via dei Mille e non è finita qui.

Da un lato l’AMIA, responsabile della manutenzione del verde urbano, controlla  periodicamente la stabilità degli  alberi  ed elimina quelli che non offrono sufficienti garanzie di sicurezza. Dall’altro i cittadini, che si sentono privati di un bene diventato un simbolo della qualità della vita urbana, contestano gli abbattimenti mettendo in dubbio le motivazioni dell’AMIA. In questa diatriba tutti si occupano degli abbattimenti, ma nessuno si prende mai la pena di verificare, spiegare e quindi possibilmente rimuovere le vere cause che li hanno determinati. Nel caso specifico se andiamo a vedere la situazione degli ippocastani in parola  possiamo constatare che  presentano  diversi problemi. Infatti le piante sono stressate da: carie del legno causate da ferite per precedenti interventi di potatura mal eseguiti (foto 1) e, alla base dei tronchi,  per urti di automobili (foto 2); strade trafficate e inquinate;  compattamento del terreno; eccessiva vicinanza di edifici e tra le piante stesse; quadrelli insufficienti, etc.

Nonostante  ciò gli alberi  spesso si presentano con la chioma lussureggiante e  il cittadino comune ritiene che ciò basti a ritenerli  in buona salute. Purtroppo non è così e lo dimostrano le condizioni dei tronchi tagliati che presentano cavità marcescenti che arrivano fino alle radici. Ma la casistica sulla stabilità degli alberi è numerosa e varia e  anche se il tronco si presenta sano, le branche principali possono presentare cavità o debolezze che rendono l’albero pericoloso. In sostanza la determinazione della stabilità degli alberi è una questione molto tecnica e complessa, ma nella maggior parte dei casi le perizie redatte dagli specialisti, viste le condizioni delle piante, sono abbastanza giustificate. In questo scenario le proteste per gli abbattimenti degli alberi possono rivelarsi controproducenti in quanto distraggono l’opinione pubblica dalle vere responsabilità politiche del Comune nei confronti degli alberi e del verde. I problemi non sono gli abbattimenti che diventano nella maggioranza dei casi, in base alle leggi vigenti, un atto dovuto, ma le cattive condizioni fitosanitarie e ambientali che li hanno causati.

Migliorare queste condizioni dovrebbe invece essere l’obiettivo di una  protesta  costruttiva. Per far ciò basta rifarsi alle “Norme per la gestione, la salvaguardia e l’incremento dei giardini e del patrimonio verde pubblico”adottate nel 2007 dal Comune di Verona, oltre  alla numerosa letteratura sul tema.  Possiamo così ad esempio far presente all’Amministrazione pubblica che, nel caso degli ippocastani in questione, che è sbagliato piantare questi alberi a 5 metri tra loro, a tre metri dagli edifici con quadrelli di meno di 2 mq di superficie e senza alcuna protezione dagli urti delle auto.

Ma la protesta dovrebbe riguardare anche l’attuale gestione separata del verde, più unica che rara,  che è stata adottata a Verona. Per restare al caso degli ippocastani citati l’AMIA, anche se volesse, non potrebbe migliorare le condizioni di impianto, ad esempio allargando i quadrelli alla base degli alberi, perché è un intervento di competenza del Comune, il quale della gestione del verde si è tenuto la parte più appagante politicamente: progetti e realizzazioni di infrastrutture, mentre all’AMIA è stata affidata la gestione ordinaria: sfalci, potature  e abbattimenti. Peraltro in questo compito l’AMIA non è esente da responsabilità, come quella di non fare adeguata informazione preventiva ai cittadini pubblicando le perizie e i programmi di intervento, di operare sugli alberi in piena stagione vegetativa, e infine  di continuare a sostituire passivamente gli alberi abbattuti (foto 3) mentre dovrebbe chiedersi se sono le specie più idonee al luogo. E’ ovvio che tutto ciò è causa di mancanza di coordinamento, inefficienza e quindi spreco di risorse.

Quando i veronesi riusciranno ad ottenere che gli alberi vengano messi a dimora e conservati in modo corretto scopriranno che ci saranno molti meno abbattimenti. Quando inizieranno a pretendere dalla politica una gestione unitaria e un serio Piano del verde, quando capiranno che oltre agli alberi sono indispensabili  gli spazi necessari a contenerli come l’anello verde attorno alla città, i parchi urbani e tutto il sistema del verde, solo allora  potranno sperare in una migliore qualità urbana.

Alberto Ballestriero
VeronaPolis

Alberto Ballestriero

L'autore: Alberto Ballestriero

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. E’ socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari - divagazioni di un giardiniere sul paesaggio” E’ socio fondatore dell’Osservatorio territoriale Verona Polis. ballestriero@gmail.com

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