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Per il rilancio dell’economia veronese il ruolo dell’Amministrazione comunale dev’essere quello di dialogare con i soggetti privati e pubblici coordinando le loro funzioni, elaborare la strategia e la visione della Verona futura con obiettivi precisi e misurabili.

L’annuale relazione di Veneto Lavoro segnala che l’anno scorso il tasso di occupazione in regione è stato del 64,7% (al di sopra della media nazionale ferma al 57,2%) con una quota di occupati di 2.081.000, in crescita di circa 30.000 unità rispetto all’anno precedente. Il tasso di disoccupazione è sceso al 6,8% mentre il tasso di inattivi è calato dal 31,5% al 30,5%.

Ancora migliore è stata la performance della disoccupazione giovanile, scesa al 18,7%, il dato più basso dal 2009. In particolare nella provincia di Verona il livello di disoccupazione è tra i più bassi della regione, con una percentuale del 5,3%. Da sottolineare che all’interno dei nuovi contratti di lavoro è netta la prevalenza dei contratti a tempo determinato, ormai più 50% del totale dei contratti in essere in regione. Il quadro generale mostra una regione che ha di fatto ormai raggiunto i livelli occupazionali pre-crisi del 2008 .

Più ombre arrivano invece dal report redatto dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro sugli stipendi medi dei lavoratori dipendenti nel Nord Italia, nel quale risulta che i lavoratori dipendenti veneti sono pagati il 18,4% in meno della media delle altre regioni settentrionali. In questa speciale classifica la provincia di Verona si piazza come buona penultima in Veneto prima di Rovigo con 1.286 euro contro la media di euro 1.315 del Veneto.

L’incrocio di queste dinamiche numeriche è fondamentale per comprendere i cambiamenti avvenuti nel mercato del lavoro negli ultimi difficili anni. La pesante selezione nel settore industriale ed in alcuni in particolare (ad esempio meccanico/termomeccanico) ha inevitabilmente comportato una perdita di posti di lavoro di qualifica e salario medio quasi interamente riassorbiti dal settore dei servizi/terziario nel quale gli stipendi sono decisamente più bassi e le forme contrattuali più flessibili e meno stabili, come caratteristico dei tutte le attività labour-intensive.

Il dato sugli stipendi evidenza d’altra parte che soprattutto a Verona e provincia la creazione di nuovi posti di lavoro è stata principalmente quantitativa e non qualitativa, essendo stato privilegiato il recupero immediato dell’occupazione ricorrendo ad un minimo utilizzo delle risorse pubbliche. Passato però il picco della crisi, sembra ora necessario adottare una strategia di più lungo periodo che privilegi l’incentivo alle aziende innovative ed in grado di garantire nel tempo un livello di reddito medio superiore a quello normalmente offerto dal settore commerciale, tenendo anche conto del cronico eccesso di offerta del comparto e della crescente concorrenza del commercio online.

In questo senso mi sembrano tre le priorità da seguire per trasformare Verona un polo internazionale nei suoi settori di punta: supportare la solida base industriale ancora esistente negli investimenti e nell’innovazione,far crescere il settore dei servizi (IT, logistica e servizi finanziari) ad essa collegato per renderle piu’ competitive nei mercati globali ed investire in un turismo piu’ qualitativo e cosciente.
E’ sufficiente pensare alle opportunità legate al turismo delle architetture militari o a quello del liberty sparso per la città oppure alla crescente domanda di eco-sostenibilità nel settore costruzioni ed agroalimentare per capire quali siano le potenzialità di sviluppo per il comprensorio veronese.

In questo processo il ruolo dell’amministrazione comunale dev’essere quello di saper dialogare con i vari soggetti privati e pubblici coinvolti e di coordinare le loro funzioni ma soprattutto dev’essere quello di elaborare la strategia e la visione della Verona futura con obiettivi precisi e misurabili.

Senza dubbio l’ultima Amministrazione comunale è stata perlomeno deficitaria nel proporre un qualsiasi modello di sviluppo futuro della città, avendo spesso preferito lasciare alla proposta privata le scelte di politica industriale e commerciale e modellandone le scelte politiche di conseguenza.
E’ auspicabile che nelle prossime elezioni ci siano chiare indicazioni dai candidati sindaci su quali saranno gli strumenti per incentivare l’economia locale e su quali saranno i settori che verranno privilegiati. Verona non puo piu’ permettersi di navigare solamente a vista fuori dalle nebbie ma dev’essere protagonista attiva del suo futuro.

Martino Franceschi

Martino Franceschi

L'autore: Martino Franceschi

Martino Franceschi nasce nel 1972 a Valdagno (Vicenza). Dopo la maturità classica, nel 1988, si laurea in Economia e Commercio e, dopo diverse e disparate esperienze professionali si trasferisce definitivamente a Verona dove lavora come Export Area Manager di una nota azienda nel settore dei marmi. Praticante di sport (mtb, nuoto, sci, montagna), di buone letture e cinema, per tradizione familiare e per formazione culturale si interessa ai temi politici-economici. martino.franceschi@teletu.it

Commenti (2)

  • Francesco Premi

    Un Comune come quello di Verona può fare molto, a livello di coordinamento, per dare una direzione all’economia e al lavoro di tutta l’area metropolitana. Martino Franceschi analizza dati e tendenze; da parte mia tre sono le strade che la nuova Amministrazione dovrebbe percorrere: favorire l’incontro tra nuove esigenze dell’industria che si muove verso il 4.0 e le eccellenze che escono ogni anno dagli istituti superiori (soprattutto tecnici) cittadini e da #Univr; favorire – anche con strumenti di pianificazione e fiscalità locale – l’arrivo e lo sviluppo di aziende italiane ed europee che esaltino i servizi a favore delle eccellenze agricole ed industriali dell’area; spingere per il rilancio insieme a tutti gli altri Comuni interessati di un soggetto pubblico che sia al servizio degli operatori privati per promuovere in maniera coordinata le magnifiche risorse turistiche di città, valli, montagne e lago.

  • martino franceschi
    martino franceschi Rispondi

    questa dovrebbe essere la strada da seguire secondo me usando tutte le leve comunitarie e nazionali disponibili ma vedi che alcuni candidati sindaci preferiscono parlare di Olimpiadi a Verona…

commenti (2)

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