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Fondazione Arena

Sulla stampa di oggi Tosi riprende ancora una volta il suo sproloquio sulle responsabilità degli altri, in particolare del lavoro e del sacrificio dei lavoratori della Fondazione Arena, autoassolvendosi dalle proprie.

Nel farlo dimentica alcune cose: per la prima volta nella storia dei teatri lirico sinfonici i lavoratori subiscono ogni anno due mesi di fermata con relativa sospensione dello stipendio, come misura – sottoscritta dalle Organizzazioni Sindacali – per accedere a un piano di risanamento che salvi e rilanci quella Fondazione che la sua gestione (era o no presidente della Fondazione fino alla liquidazione amministrativa coatta e al suo commissariamento?) aveva provocato.
Noi crediamo al contrario che ancora una volta il sindaco, strumentalmente proprio attraverso un atteggiamento “pojti’ po miru” (fare l’accattone) per attirare consensi, dimentichi che è proprio sua la responsabilità della crisi che sta vivendo la FAV, delle sue politiche familistiche e delle scelte derivanti che sottendono l’idea di trasformare l’Arena di Verona alla stregua della sagra paesana.
Ci vuole anche un certo pelo sullo stomaco a citare dei dati che da soli commentano e spiegano il disastro: 22 milioni di entrata ogni anno di biglietteria nella sola stagione areniana sono incassi dilapidati che non hanno precedenti in quantità in nessuna altra stagione lirica in Italia e in Europa.

Citare poi come grande successo tutta l’operazione extra-lirica imperniata su Arena Extra, ente strumentale utile ad alchimie di bilancio sulle quali temiamo penda ancora qualche rischiosa indagine, come elemento di salvezza che con la sua gestione non ha portato risorse utili (si guardino i bilanci) è come minimo azzardato. Se poi dovessimo fare i conti con il drenaggio di denaro di Fondazione a favore del Museo Amo, la diagnosi si aggrava.
Se l’extra lirica è una risorsa lo si dimostri: si faccia una convenzione vera con Fondazione sulle quote di servizio da applicare agli imprenditori del rock a compenso del lavoro aggiuntivo che questi interventi comportano, si faccia una programmazione che non implichi disagi alla stagione areniana. Ma si abbia anche cura di un monumento che è patrimonio dell’umanità…

Ma quello che è veramente inenarrabile è l’ennesimo attacco ai lavoratori: musicisti, coristi, tecnici, amministrativi la cui qualità e potenzialità e ben più alta di quanto la gestione Tosi/Girondini abbia saputo produrre i cui redditi sono stati più volte indicati e che le statistiche dell’Anfols indicano tra i più bassi di Italia nella proporzione del costo del lavoro.
Personale che si sta preparando – pur con un organico ridotto e una riduzione temporale del personale aggiunto – a produrre quella stagione cui l’attuale sovrintendente sta attivamente preparando, che porterà alla nostra città un indotto di mezzo miliardo di euro.

Ma attaccare gli altri – anche con falsità e affermazioni generiche – può ancora nascondere i veri privilegi. Compreso quello del vecchio staff, a partire dal suo ex sovrintendente Girondini lautamente compensato con valori e premi superiori ad ogni altro suo omologo?
Per un sindaco, seppur uscente, è da irresponsabile, alla vigilia della più importante stagione areniana della propria storia – quella che determinerà la salvezza e rilancio o la definitiva crisi del sistema arenino – buttare benzina sul fuoco richiamando in gioco il tormentone della privatizzazione del trio Manni-Lambertini-Maccagnani. Oppure è la manovra di chi, in ritirata, avvelena i pozzi dell’acqua potabile. Si torni a un po’ di senso di responsabilità, la stessa che la CGIL ha dimostrato in questi ultimi due anni. Si dia spazio al nuovo corso che si sta aprendo per la Fondazione con il Commissariamento e la nuova sovrintendenza.

L’aggettivazione politica della CGIL fatta nelle dichiarazioni, al di là della storia che il sindaco non conosce di certo, ci fa due volte onore: primo perché non l’abbiamo mai rinnegata ma l’abbiamo evoluta senza disconoscerla come nel suo caso, ma soprattutto perché richiama quel concetto fondamentale da noi sostenuto sulla cultura, l’arte, la musica e la Fondazione come Bene Comune.

Michele Corso
Segretario Generale CGIL Verona

Paolo Seghi
Segretario Provinciale SLC CGIL

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