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Giovedì 27 aprile diciottesimo appuntamento con L’altro teatro. In scena Cecilia Ligorio con la regia di Tommaso Rossi.

Diciottesimo appuntamento giovedì 27 aprile al Teatro Camploy alle 20.45 con la rassegna L’Altro Teatro organizzata dal Comune di Verona in collaborazione con Arteven (Circuito Teatrale Regionale), con Ersilia Cooperativa e con EXP. In programma Deliri di Antonella Moscati con Cecilia Ligorio su musiche originali di Attila Faravelli. Lo spettacolo, prodotto da EXP e da Ludwig – Officina dei Linguaggi Contemporanei, è firmato da Tommaso Rossi che cura anche la drammaturgia.

Tratto dal romanzo autobiografico di Antonella Moscati (Edizioni Nottetempo, 2009), Deliri racconta l’esperienza di una serie di attacchi psicotici. Durate quindici anni, queste crisi del pensiero vengono affrontate dalla protagonista con l’aiuto della psicoanalisi, ma anche attraverso un personale lavoro di trascrizione. Il ritmo opprimente del delirio e le sue immagini apparentemente prive di senso sono il terreno su cui la protagonista intraprende una lotta per la sopravvivenza che vince tessendo con umorismo inattesi rapporti affettivi tra ciò che ricorda.

Nell’introduzione del romanzo, l’autrice contrappone la ferrea logica del delirio allo sforzo di rispettare la realtà e di tornare in contatto con essa attraverso la narrazione dei propri vissuti che è anche riscoperta della propria dimensione sensoriale e corporea. «Fui aiutata – scrive – dall’acqua del mare e dalle luci della Provenza, da ciò che in quell’occasione mi si chiarì come il vero limite del linguaggio e della follia: la bellezza delle cose. Da allora ogni felicità che provo mi pare provenire da un primato della cosa “in carne e ossa” sull’immagine che ce ne facciamo: primato della cosa palpabile, assaporabile, udibile, in cui i sensi si accasano, distribuendo quiete».

Questo “carteggio dal delirio” si presta a divenire metafora della difficoltà e della necessità di una ricerca di senso (sia essa artistica, religiosa, filosofica o psicoanalitica) in un’attualità in cui il principio di prestazione intima il ricorso a facili ricette preconfezionate. La drammaturgia assembla alcuni frammenti di questo periglioso esercizio di scrittura, ritraendo la donna ancora immersa nella lotta con i suoi deliri, nel doloroso momento in cui cerca di prenderne distanza per poi esserne catturata ancora.

 

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