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Le conseguenze delle disoccupazione sono drammatiche e cariche di indicazioni, al punto da dover registrare che oggi, uno fra i settori con il maggior numero di addetti in Italia, ma anche a Verona, è quello delle Badanti.

Non è un caso se a Verona le prime 5 aziende per fatturato sono: una società di logistica specializzata nella movimentazione delle merci per la grande distribuzione, una società straniera di importazione e di  commercializzazione di autovetture (tedesche), due note società appartenenti ad un importante gruppo alimentare e una società veronese che produce all’estero ed importa per il mercato italiano della biancheria intima.

Le conseguenze delle disoccupazione sono drammatiche e cariche di indicazioni, al punto da dover registrare che oggi, uno fra i settori con il maggior numero di addetti in Italia, ma anche a Verona, è quello delle Badanti, con circa 800 mila unità. Secondo i dati dell’INPS, circa l’80% sono stranieri/e e circa il 50% sarebbero occupati/e in nero.

Da tempo (troppo) l’occupazione continua a registrare significative riduzioni degli addetti, in moltissimi settori. Personalmente ritengo, purtroppo, che non esistano rimedi se non si affrontano le vere cause che hanno prodotto una disoccupazione giovanile vicina mediamente al 38%, unitamente agli aspetti che incidono sul costo del lavoro in misura elevata e tale da non essere competitivi sul mercato.

Una volta la categoria più numerosa nel settore privato era quella dei vari comparti della metalmeccanica, seguita dal settore dei tessili, delle confezioni in serie, dalla categoria del calzaturiero e dai lavoratori del comparto edile e dei settori legati alle costruzioni. Poi, a seguire, vi erano i comparti della chimica di base, della farmaceutica, della gomma e plastica, della concia e dei variegati altri settori collegati a queste categorie.
I volumi di fatturato, in rapporto al numero degli addetti, vedevano fra le prime posizioni il comparto della chimica, seguito dal settore della meccanica di precisione, mentre il comparto delle costruzioni registrava andamenti alterni, legati spesso alla presenza e all’andamento degli appalti pubblici.

Oggi, anzi da tempo, non è più così e le cause sono di natura diversa. Fra queste: un eccessivo costo del lavoro, i cui oneri diretti e indiretti incidono più del 100% rispetto a quanto percepiscono i lavoratori in busta paga (e ciò per mantenere in vita un apparato dello stato costoso, ingombrante e spesso legato a fattori corruttivi); un costo indefinito per le procedure gestionali delle attività produttive, legato a diversi aspetti e adempimenti burocratici; il mancato rinnovo da parte delle imprese, in particolare quelle legate a comparti strategici (ENI-FINMECCANICA-IRI, ecc.), di molte delle produzioni, in vari casi assorbite da società estere (europee, asiatiche, ecc.); un ritardo spaventoso nella ricerche dei processi e delle produzioni innovative, ed altro ancora.

Giuseppe Braga

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