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I nuovi punti vendita, in tempi di crisi economica, non ci faranno affatto uscire dalla recessione e nemmeno possono creare nuova occupazione perché ad un aumento di posti di lavoro corrisponde una riduzione di personale in altri centri diventati nel frattempo meno attrattivi.

A chi il 25 aprile ed il 2 giugno non sapesse veramente dove andare, ricordiamo che tutti i maggiori centri commerciali veronesi, e non solo, saranno aperti: da Verona Uno a La Grande Mela, dal nuovo Adigeo all’Auchan, da Leroy Merlin al recente Bricoman. Anche il 1° maggio non è più intoccabile visto che saranno aperti Adigeo, Corti Venete e Verona Uno, mentre i tabù della Pasqua e del Natale ormai sono già caduti in varie parti d’Italia. Sempre aperti quindi, 7 giorni su 7 per la celebrazione nelle nuove cattedrali del rito del consumo.

Se negli anni ’90 si andava al centro commerciale semplicemente per fare la spesa grossa del sabato, sedotti dalla varietà delle offerte e dalla convenienza economica, adesso non è più così. Il centro commerciale è diventato un luogo a sé stante dove si va anche solo per “stare”.

Accanto al grande supermercato troviamo infatti una miriade di negozi specializzati, servizi alla persona e luoghi di incontro quali bar, pasticcerie, centri benessere, parrucchieri, rosticcerie, pizzerie, fast food e ristoranti per tutti i gusti e per tutte le tasche. Ma ci sono anche sale giochi per grandi e piccini, servizio custodia bambini, fasciatoi, e se in Verona città i disabili ancora devono lottare contro le barriere architettoniche e la mancanza di toelette adeguate, nei nuovi centri commerciali tutto risolto, con in più per tutti ampi parcheggi, posteggi biciclette e primo soccorso con defibrillatore.

Ed è più comodo e gratuito raggiungere un centro commerciale con le apposite navette che andare in centro città con i mezzi pubblici. Forse negli shopping center manca solo una chiesetta per soddisfare il bisogno di spiritualità, ma certamente presto arriverà anche quella.

Insomma i centri commerciali sono veri e propri luoghi autonomi provvisti di tutto, dove è possibile passare una giornata intera 7 giorni su 7; pieni di luce e di colori come nella ironica canzone di Giorgio Gaber Com’è bella la città, datata 1969 ma sempre attuale semplicemente sostituendo nel testo “centro commerciale” a “città” e “quartieri periferici” a “campagna”.

Tutto bene allora? Non è tutto oro quello che luccica ed è ben noto quali sono le problematiche conseguenti al proliferare dei grandi centri commerciali: periferie carenti di servizi che si svuotano anche di quei pochi negozi di prossimità ancora esistenti, centri cittadini meno valorizzati, nuovi problemi di mobilità ed inquinamento ambientale per l’impatto di queste nuove mega strutture.

Tra i benefici che sarebbero portati dai grandi centri commerciali, in questi tempi di crisi viene data grande enfasi alla opportunità di occupazione. Per il nuovo Adigeo, per esempio, si è parlato di almeno mille assunzioni, ma la domanda è: mille posti di lavoro nuovi o riciclati in quanto sottratti ad altre attività commerciali di Verona e dintorni? L’Istat ci informa che negli anni scorsi le vendite al dettaglio si sono contratte ed al momento sono stagnanti e, come gli economisti sanno bene, non è l’offerta di beni e servizi a fare lievitare le vendite, bensì al contrario è la domanda aggregata che genera la produzione di beni e la loro vendita.

I nuovi punti vendita, in tempi di crisi economica, non ci faranno affatto uscire dalla recessione e nemmeno possono creare nuova occupazione perché ad un aumento di posti di lavoro corrispondono altrettante riduzioni in altri centri diventati nel frattempo meno attrattivi. Più che nuovo lavoro si ha quindi incremento della mobilità occupazionale, peraltro in questo tipo di attività la flessibilità del lavoro è già ai massimi livelli trattandosi per la maggior parte di contratti a tempo determinato e part-time.

Per la stessa ragione, l’apertura tutte le domeniche, compresi i giorni festivi infrasettimanali ed ormai anche nelle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto non stimolano le vendite, che semplicemente si ridistribuiscono sui nuovi più ampi orari di apertura. E chi pagherà l’aumento dei costi indotti dalla dilatazione degli orari di apertura? I lavoratori stessi, con la riduzione dei diritti e della retribuzione media oraria.

Tornare indietro agli anni sessanta? Certamente no, ma sarebbe stata necessaria maggiore prudenza nella concessione di nuovi centri commerciali e maggiore coraggio invece riguardo le iniziative culturali. Purtroppo negli ultimi dieci anni pare proprio essere mancata, alle amministrazioni comunali che si sono succedute, una progettualità con al centro obiettivi diversi da quelli del cemento e delle autostrade.

Una città è un insieme complesso e fragile al tempo stesso, dove non è facile trovare l’equilibrio fra tante esigenze diverse come la valorizzazione della cultura e del patrimonio storico, gli insediamenti produttivi direzionali e commerciali, la mobilità nelle sue varie forme, la salvaguardia dell’ambiente, l’attenzione all’inquinamento ambientale, ecc.

Ci auguriamo che il nuovo sindaco di Verona, che uscirà dalle elezioni del prossimo giugno, sappia coniugare al meglio tutte queste esigenze e dare una svolta al nostra città.

Claudio Toffalini

Claudio Toffalini

L'autore: Claudio Toffalini

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

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