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Negli anni Settanta si rafforzarono le condizioni perché la Verona storica subisse il degrado del tempo e venisse quindi abbandonata dagli abitanti meno abbienti destinati nelle nuove lottizzazioni esterne. Poi il risanamento per ospitare le attività economiche meglio paganti.

I danni al patrimonio storico artistico della Seconda guerra mondiale. Verona, a poco più di un mese dalla Liberazione era ancora devastata dai danni subiti; ampi squarci si aprivano nel centro storico, le strade erano invase dalle macerie e dai detriti causati dagli sganciamenti di bombe. La città risultava distrutta per il 45%.

Tutti i ponti sull’Adige, tra i quali il romano della Pietra e lo scaligero di Castelvecchio, erano stati distrutti. Fu bombardato il Duomo e distrutta la Biblioteca Capitolare, vennero colpiti duramente Castelvecchio, dove fu demolita la Sala della Musica, il quartiere di San Zeno, la Biblioteca Civica, in parte contenuta nella ex-chiesa di San Sebastiano. Furono distrutte le chiese di San Tomio, dei Santi Apostoli, che fu colpita pesantemente sul suo lato settentrionale, di San Nicolò, della Scala e di San Bernardino con il convento e di S. Fermo, che subì la distruzione del chiostro; la chiesa di San Giovanni in Valle fu centrata da una bomba; le chiese di S. Lorenzo, dei Filippini, di Santa Maria in Organo, dei SS. Nazaro e Celso, degli Scalzi, di San Giovanni in Ponte e di San Giovanni in Foro furono pesantemente danneggiate ed ebbero bisogno di impegnativi interventi di restauro ed anche di ricostruzione con gli elementi architettonici recuperati.

I bombardamenti danneggiarono anche parecchi esempi di architettura civile: il palazzo Da Lisca in Stradone Maffei subì la distruzione del soffitto del salone principale decorato con un affresco del Brusasorci; palazzo Canossa soffrì il crollo della volta del salone centrale impreziosito da un affresco del Tiepolo; soffrirono crolli i palazzi Giusti del Giardino, Erbisti e Orti-Manara. Furono bombardati e subirono gravi danni anche la Dogana ai Filippini e il Lazzareto al Pestrino.

1948. Il Piano di Ricostruzione. Il Decreto Luogotenenziale 154 del 1 marzo 1945 stabiliva che tutte le città che avevano subito gravi danni bellici si dovevano fornire di un Piano di ricostruzione. Verona era uscita dalla guerra con 11.627 vani distrutti e 8.347 lesionati. Venne pertanto inserita tra i comuni che si dovevano dotare di un Piano di Ricostruzione. La Giunta Comunale, con delibera del 31 gennaio 1946, affidò l’incarico di redarlo all’architetto Plinio Marconi. Il Piano venne adottato nell’ottobre del 1946 e approvato nel marzo del 1948. Riprendeva le direttive del Decreto 154 e si proponeva come un piano particolareggiato per le zone urbane devastate dai bombardamenti aerei, soprattutto quelle del Centro Storico.

1958. Primo Piano Regolatore. Marconi progettò l’assetto del tessuto urbano del centro storico stabilendone alcuni sventramenti con la giustificazione di renderlo agibile e per rafforzarne la terziarizzazione. Specificò moderatamente la sua intangibilità, compatibilmente con le necessità edificatorie. Queste scelte, favorendo la terziarizzazione del centro storico, furono una delle prime cause dello spopolamento dei gruppi sociali originari.

In quel periodo furono decentralizzati alcuni servizi pubblici e insediamenti direzionali come le sedi dell’INPS, gli Uffici Comunali del Compartimento Ferroviario, gli Uffici Giudiziari, quelli Finanziari, dell’Università, etc., che si localizzarono prevalentemente nel quartiere di Cittadella, tranne l’Università che finì a Veronetta. La Cittadella, infatti, fu individuata come polo direzionale, con l’insediamento di numerosi uffici pubblici. Nell’ex Recinto Riformati – l’attuale piazza Renato Simoni – fu indicato il futuro polo degli affari e delle sedi commerciali.

Nella Verona degli anni ’50, le famiglie della borghesia cittadina abbandonarono il fatiscente centro storico e si spostarono nel nuovo quartiere che stava nascendo oltre Ponte Garibaldi e Ponte della Vittoria, dove, in corrispondenza delle villette liberty, si stavano edificando i primi insediamenti. Le nuove urbanizzazioni si concentrarono lungo l’arteria che proseguiva la direzione di ponte della Vittoria, lungo via IV Novembre.

1967, Restauro del tetto di Palazzo Giuliari (Verona)
1967, Restauro del tetto di Palazzo Giuliari (Verona)

1975. Variante Generale al PRG. Il piano consolidò la struttura monocentrica di quello precedente, potenziando una forte funzione direzionale del centro storico, assieme ad un energico processo di terziarizzazione. Il centro fu diviso in tre sottozone, con tre diversi gradi di conservazione e conseguenti metodologie di intervento. La prima sottozona, di Restauro Conservativo, era relativa ai quartieri di Città Antica e Veronetta. La seconda sottozona, di Restauro Integrativo e la terza di Trasformazione e Ristrutturazione, comprendevano gli altri ambiti entro la cinta magistrale, Cittadella e San Zeno. Il centro storico fu occupato soprattutto dagli studi dei professionisti e dalle attività commerciali. A quel tempo il traffico permetteva di raggiungere le zone centrali della città abbastanza agevolmente e il parcheggio non era un problema insolubile, come ai giorni nostri.

Fu in quegli anni che cominciò l’agonia del centro storico. Si iniziarono a creare le condizioni perché la parte più antica della città, dapprima subisse il degrado del tempo, senza interventi continui di manutenzione, quindi venisse abbandonata dagli originali abitanti meno abbienti, destinati nelle nuove lottizzazioni esterne; infine, venisse risanata per ospitare le attività economiche meglio paganti. La crisi del centro storico, caratterizzata da perdita demografica, invecchiamento della popolazione e funzione terziaria degli edifici, iniziò negli anni ’70, proseguì negli anni ’80 e si mantenne, con cambiamento delle funzioni in base alla reddittività, sino ai giorni nostri.

Oltre alla trasformazione economica, sociale e culturale del centro storico, le strutture architettoniche originali sono state spesso trasformate e/o rifatte. La stessa metodologia utilizzata per le ristrutturazione è stata quanto meno discutibile. Questo meccanismo speculativo, ha causato l’abbandono al degrado di importanti strutture architettoniche e di intere pareti di affreschi sia esterni che interni. Nel Rinascimento Verona era considerata la urbs picta, ora rimangono solo pochi brani di affreschi esterni. Non è andata molto meglio per quelli interni: un caso clamoroso è quello relativo allo sbriciolamento degli affreschi interni nelle case del 1300 di via San Giovanni in Valle a Corte del Duca.

1981/1991. Variante 33 al Centro Storico. Essa fu elaborata, utilizzando una metodologia definita storico – tipologica, che studiava il valore storico, monumentale e ambientale di ogni edificio del Centro Storico e sulla base di quelle analisi oggettive definiva i limiti dell’ intervento. Venivano cioè individuate le tipologie su cui formulare le indicazioni tecniche e funzionali. Lo studio per la Variante iniziò con il professor Leonardo Benevolo e proseguì con l’architetto Maurizio Veronelli. Il Consiglio Comunale respinse la versione Veronelli, che venne allontanato nel timore che i troppi vincoli bloccassero l’attività edilizia dei privati e affidò ad un architetto dipendente del Comune il compito di elaborare una nuova versione di Variante, più permissiva rispetto alla precedente stesura.

Nella nuova Variante non comparvero gli studi tipologici del tessuto storico, che avrebbero potuto vincolare gli interventi. Era comunque confermato l’obiettivo di permettere il recupero degli edifici favorendo le destinazioni d’uso residenziali rispetto alle non residenziali prevedendo nuove funzioni non abitative esclusivamente al piano terra. Ma quest’ultima versione fu privata delle indicazioni sul modo di restaurare gli edifici che erano state definite dal gruppo di lavoro di Veronelli, il quale affermò: “Nel piano adottato ho trovato poco della parte più significativa del mio lavoro”.

Anche il giudizio della Regione colse i limiti della Variante 33: “La Variante è priva dei percorsi analitici fondamentali per la motivazione delle metodologie disciplinari e delle scelte di intervento”. Coerentemente la Regione propose che fossero incluse alcune modifiche, quali la reintroduzione nel piano delle norme e delle indagini contenute nella precedente versione del 1981. Nel novembre del 1991, considerata l’inerzia da parte del Comune, la Regione approvò la Variante ritenendo le modifiche richieste automaticamente introdotte. Le modifiche subite dalla Variante 33 in fase di approvazione consigliare e le varie deroghe, hanno molte volte reso la stessa inefficiente; un esempio su tutti: la banca situata nella ex chiesa di vicolo Ghiaia, quando la stessa variante scoraggiava l’apertura di nuovi sportelli bancari in centro.

1993. Progetto Preliminare di Piano. Aveva durata di tre anni, per permettere l’elaborazione del Piano Regolatore a bocce ferme. Ha dettato i criteri per tutelare i centri storici ed ha ampliato la ZTL

2000. Patrimonio Mondiale UNESCO. Il 30 novembre 2000 la XXIV  Assemblea Plenaria del World Heritage Committee (WHC)  iscrive Verona nella World Heritage List ( WHL) con la denominazione City of Verona e la seguente motivazione: “La storica città di Verona, fondata nel I secolo a.C., ha conosciuto periodi d’espansione nel XIII e XIV secolo sotto il dominio della famiglia degli Scaligeri e dal XV al XVIII secolo sotto la Repubblica di Venezia. Costituisce, inoltre, un eccezionale esempio di piazzaforte. Verona ha conservato un notevole numero di monumenti antichi, di epoca medioevale e del Rinascimento. E’ una città di cultura e di arte”.

Il centro storico di Verona è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO sulla base dei seguenti criteri: Criterio (ii): Per la sua struttura urbana e per la sua architettura, Verona è uno splendido esempio di città che si è sviluppata progressivamente e ininterrottamente durante duemila anni, integrando elementi artistici di altissima qualità dei diversi periodi che si sono succeduti; Criterio (iv): Verona rappresenta in modo eccezionale il concetto della città fortificata in più tappe caratteristico della storia europea.

Le stratificazioni della Verona storica. Verona contiene diverse città per i suoi diversi periodi storici. La Verona romana, poi la medievale, quindi la rinascimentale, la barocca, la neoclassica, l’austriaca e infine quella moderna. Il centro storico di Verona si è modificato e trasformato; ha narrato la storia della città e dei suoi abitanti ed ora rappresenta la memoria di un popolo. Memoria che non deve essere cancellata, ma diventare la base sulla quale costruire il futuro delle prossime generazioni. La memoria storica intesa non come imbalsamazione, ma come vita, movimento, crescita armonica che rispetti il codice genetico della città, che non è fatta solo di edifici, monumenti, strade e piazze, ma anche di abitanti e di attività. Attività che devono rispettare l’anima, lo spirito del luogo storico e non considerarlo solo un’attrazione turistica.

Le mura di Verona. Le mura di Verona sono la sua storia da 2000 anni, hanno dato la forma alla città determinando i vincoli e le direttrici di espansione. Verona deve la sua forma urbana all’Adige, alla collina ed alle sue mura. Nel periodo romano la città era definita dal fiume e dalle mura a sud. Le mura del periodo comunale racchiudevano la nuova espansione urbana dal ponte Aleardi (ponte del Cimitero), ai resti dell’antico fortilizio romano nei pressi di Castelvecchio. Le mura scaligere di Alberto e di Cangrande della Scala, poi delimitarono definitivamente la città verso nord ovest e quindi verso nord lungo il crinale fino al colle S. Felice per scendere dal lato opposto verso l’Adige. I veneziani e gli austriaci rinforzarono le mura e mantennero quei limiti. Sino al secondo dopoguerra la città sarà racchiusa in questi confini.

2007-2017. Le due giunte Tosi. Purtroppo, il centro storico di Verona, in questi ultimi dieci anni è diventato un terreno di scambio tra diversi portatori di interessi economici e politico-elettorali. Con i project financing, come quello della ristrutturazione dell’arsenale austriaco, si sono delegate ai privati le scelte sul patrimonio storico culturale, con l’eventuale socializzazione delle perdite. Se è vero che storicamente la città si è sviluppata per il suo valore d’uso, ora il valore della città si valuta solo in base a quanto rende. Così l’Arena, della quale si è proposta anche un’assurda copertura, viene usata come contenitore per qualsiasi evento; le piazze storiche, utilizzate come spazi per le più inopportune manifestazioni; i plateatici delle piazze e delle strade di impianto romano, medievale e sammicheliano, affittati e occupati da tavoli e sedie ingombranti. Il patrimonio storico-culturale del centro storico di Verona non è più considerato come un bene collettivo, ma come una sorta di meccanismo da cui gli operatori privati e le casse comunali cercano di trarre profitto.

 La vendita dei palazzi storici. Per fare cassa il sindaco Tosi ha pensato di vendere i “gioielli di famiglia”, molti dei quali la municipalità di Verona li aveva ricevuto in eredità da vari lasciti per usarli a favore della collettività. Sono stati ceduti alla Fondazione Cariverona lo storico  Palazzo del Capitanio, per 18 milioni di euro, Castel San Pietro, per circa 11 milioni di euro, Palazzo Forti, con l’intero isolato, per 33 milioni di euro e palazzo Pompei. Palazzo Gobetti, di origine quattrocentesca, è stato venduto al prezzo di 6,4 milioni di euro ad una immobiliare, che potrà realizzare appartamenti. L’ex convento francescano di San Domenico, è stato liquidato per circa 12 milioni di euro. Il centralissimo palazzetto del Bar Borsa è stato alienato per 4,8 milioni di euro alla Valpadana Costruzioni. Se inserite in una opportuna pianificazione territoriale, avrebbero potuto rappresentare importanti risposte urbanistiche, sociali e culturali per la città di Verona.

Giorgio Massignan
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Giorgio Massignan

L'autore: Giorgio Massignan

Giorgio Massignan, nato il 21 maggio 1952 a Verona. Residente a Verona, laureato in architettura e urbanistica presso lo IUAV di Venezia nel 1977. Autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Autore di quattro romanzi a tema ambientale e di un libro sui meccanismi di gestione del territorio a Verona dal 1948 ad oggi. Già presidente della sezione veronese di Italia Nostra, già segretario regionale del Consiglio regionale di Italia Nostra, attuale delegato regionale alla commissione nazionale di pianificazione di Italia Nostra. Già assessore alla pianificazione del Comune di Verona negli anni 1992-93. Già presidente dell'Ordine degli Architetti di Verona. Attuale responsabile dell'osservatorio territoriale VeronaPolis. giorgio.massignan@massignan.com

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