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Per far fronte alla crisi le aziende risparmiano sul trasporto delle merci, con pesanti risvolti per la sicurezza stradale. Aumentano le truffe, mentre alcuni incendi dolosi sembrano veri e propri avvertimenti mafiosi. Personale assunto all’estero dove la mano d’opera costa meno.

La crisi economica ha selezionato le imprese e le economie statali in base alla tassazione applicata, ai sistemi di welfare e al costo del lavoro, con la conseguenza che la qualità delle produzioni e dei servizi è diminuita significativamente. Ciò è stato reso possibile anche per la proliferazione di leggi farraginose, la scarsità dei controlli, l’elevato tasso di corruzione, la presenza di faccendieri che consigliano le aziende sul come fare a violare senza rischi leggi e contratti. Una fotografia impietosa che riguarda anche l’autotrasporto che nel veronese è al centro della cronaca per i numerosi casi di incendi dolosi di automezzi.

All’interno dell’UE il settore vale 1723 miliardi di tonnellate/chilometro, con circa 5 milioni di persone impiegate; quello italiano valeva (dati ante crisi) il terzo posto in Europa per numero di occupati, con 331.597 lavoratori e un fatturato pari a 122.130 euro per addetto.

Nel Veneto nel 2007 si registravano 34.422 addetti, ovvero il 10,38 % della forza lavoro di tutta Italia. Oltre 11.000 le aziende registrate nelle Camere di Commercio del Veneto, con una media lavoratori/azienda pari a 2,87. Nei settori lavorativi che caratterizzano la Regione la crisi ha colpito duro e l’autotrasporto, seppure con un effetto ritardato, ne ha patito le conseguenze.

Per Andrea Bissoli, presidente di Confartigianato «Già nel 2008 molte aziende familiari di autotrasporto sono dovute ricorrere al credito, ipotecando casa e beni patrimoniali. Poi dal 2010 hanno chiuso con rilevanti debiti. Sei anni di crisi strutturale di cui non si intravvede ancora la fine e dove solo parzialmente vediamo l’efficacia dei rimedi».

Le politiche monetarie di questi anni hanno fatto il resto, poiché hanno fortemente limitato crescita e sviluppo, dato lo scarso rinnovo dei mezzi, e «l’indebitamento ha portato alcuni nostri associati ad utilizzare canali finanziari pericolosi. Pochi ne parlano, ma questa è la realtà». Bissoli tende ad escludere la presenza di fenomeni mafiosi, ma non in modo assoluto, visto che casi di attività criminose di questa matrice sul territorio ve ne sono stati, seppur in altri settori.

La trasformazione delle tipologie d’impiego, utilizzando tutto il “supermercato” del lavoro (associazione in partecipazione, contratti a chiamata o di somministrazione, lavoro tramite agenzia, part time e tempi determinati, ecc.), ha svilito il valore delle prestazioni. Lavoro meno stabile, più precario. Quindi lavoratori meno tutelati, più ricattabili, più flessibili, meno pagati. Inoltre si è ricorso sistematicamente ad accordi sindacali difensivi come la scomparsa del pagamento del lavoro straordinario o la riduzione secca del portato economico e normativo dei contratti di secondo livello. In questi sei anni di crisi strutturale oltre 10.000 conducenti professionali del nord est hanno perso per sempre il lavoro.

Le condizioni di chi lavora nel settore sono decisamente cambiate in peggio, con grave pericolo economico e sociale. Nonostante lo Stato tra il 2004 e il 2014 abbia riversato nel settore circa 6 miliardi di euro, i margini d’impresa si sono ugualmente erosi tra eccesso di offerta alla committenza, tariffe stracciate e costi diretti e indiretti sempre crescenti (come tassazione nazionale e locale, costo carburante e pedaggi autostradali).

Il fatto che il Passante di Mestre, con i suoi 58 chilometri non abbia un’area di sosta per il riposo dei conducenti professionali, dice tutto sulla scarsa considerazione del lavoro, comunque inversamente proporzionale all’attenta politica dei pedaggi.

Sono ormai normali i casi di violazione dei tempi di guida e riposo, l’uso di calamite e vari strumenti che modificano i dati rilevati dal crono digitale, dei fogli ferie, del doppio o triplo disco. Il risultato è che nel XXI secolo assistiamo a migliaia di lavoratori dell’autotrasporto che ricorrono per il consumo del pasto al pianale del serbatoio del camion, soddisfano le proprie esigenze fisiologiche in un campo di mais e dormono a bordo del mezzo oppure si lavano con una tanica d’acqua, se le condizioni meteo lo consentono. Infine, mezzi più moderni e strade più sicure con minori punti ciechi nella viabilità non sono bastati a ridurre significativamente il numero degli incidenti stradali.

Nonostante l’impegno promesso da Polstrada e Direzioni del lavoro, la situazione si è ulteriormente aggravata perché il rischio che corrono le imprese disoneste (in forte aumento) è basso e la deterrenza non è tale da risultare efficace. Non è certo casuale che il settore più resistente al calo degli infortuni sul lavoro riguardi gli incidenti stradali dei conducenti professionali. Non meno di 400 lavoratori della strada, tra cui conducenti dell’autotrasporto, perdono la vita in Italia ogni anno.

Il Segretario provinciale di Verona della Filt-Cgil, Mario Lumastro, dichiara: «Solo i servizi pagati in modo corretto e appropriato consentono di elevare lo standard della sicurezza sul lavoro. Forse è tempo di voltare pagina e cambiare modello di sviluppo, che per questo settore vuol dire più logistica integrata, minori viaggi a vuoto, più attenzione alla qualità del servizio offerto. Quando veniamo a conoscenza di servizi di trasporto offerti a 80-85 centesimi a chilometro, è evidente che siamo al di sotto di qualsiasi logica di costi reali, per le aziende che vogliono rispettare le leggi».

L’espediente più praticato per evadere (legalmente) l’alta tassazione italiana è la nascita di unità locali dell’azienda madre in Paesi dell’Unione europea, collocati spesso nell’Est, con lavoratori assunti per svolgere cabotaggio internazionale e che invece lavorano quasi stabilmente in Italia. Si tratta di contratti a doppia registrazione con tasse e contributi pagati nello Stato dove si dovrebbe svolgere in prevalenza l’attività. Risulta decisamente più conveniente assumere lavoratori da 400 euro lordi al mese in Polonia, Romania, Slovacchia (per citare i casi più noti), contro retribuzioni lorde maggiori anche di 5 volte in Italia. Il lavoratore, nel migliore dei casi, per i costi elevati della vita in Italia, riceve anche un’integrazione allo stipendio, spesso in nero.

Alla fine del 2015, nel veronese c’è stata una serie di incendi dolosi che ha portato alla distruzione di quattordici automezzi. Anche se le ipotesi di criminalità organizzata paventate da vari esponenti del mondo politico sono state in parte smentite dal Prefetto di Verona Salvatore Mulas, è lo stesso rappresentante del Governo ad aver emesso una interdittiva nei confronti del titolare di un’azienda proprio del settore dell’autotrasporto. Come ha dichiarato il Comandante della Polstrada di Verona Girolamo Lacquaniti: «Restano ancora molte zone d’ombra, ma restiamo in attesa di sapere chi siano gli autori e quale sia la matrice». Le preoccupazioni dei Vigili del Fuoco, particolarmente esposti per far fronte a queste emergenze, sono invece state espresse dal portavoce sindacale Luca Cipriani, che chiede un maggior coinvolgimento «attraverso un’azione di intelligence condivisa nell’attività di rilevamento delle cause d’incendio».

Lorenzo Dalai

Lorenzo Dalai

L'autore: Lorenzo Dalai

Lorenzo Dalai è nato a Verona il 14 ottobre del 1952. Si è laureato in filosofia nel 1976, è sposato con Marilisa e ha tre figli. E' stato responsabile dell’organizzazione aziendale di una catena di supermercati. Consigliere provinciale dal 2009 al 2014. Dal 1980 al 1988 Consigliere nazionale della Federazione Italiana Canoa Kayak, dal 2006 al 2007 Consigliere d’amministrazione di AMIA Verona Spa, dal 2008 al 2011 Consigliere d’amministrazione di AMT Verona Spa. Attualmente Consigliere comunale ad Erbezzo. mailto:lorenzo.dalai@gmail.com

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