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Arrivano per lo più dai Paesi dell’Africa tropicale o del medio Oriente, dove sultani e dittatori coltivano i propri interessi economici vendendo ai mercanti e ai Paesi occidentali petrolio, gas e minerali vari, in cambio di armi e un po’ di cibo lasciando affamata incolta e indifesa la popolazione residente alla quale non resta che fuggire.

E’ il mondo alla rovescia, quello dove la tradizionale solidarietà dei cittadini nei confronti dei migranti viene derisa, aggredita e persino punita, complici il perdurare della crisi economica e il “consumo” individualistico dei beni, mentre, come spesso accade, il lavoro fornito da certe “cooperative” fasulle, che operano nel ramo, assume via via le forme dello sfruttamento, se non proprio quelle della violenza fisica.

Per sostenere l’ideologia dei moderni “crociati”, che guidano le proteste contro i migranti e i rifugiati, è sorto perfino un Comitato nel settembre scorso (Verona ai veronesi), che ha trovato subito spazio tra i tradizionalisti di “Christus Rex” oltre che su Youtube. L’accusa: “Non possiamo accettare che un clandestino appena arrivato in Italia abbia diritto a essere accolto e mantenuto ben prima di qualsiasi italiano in difficoltà, quando troppi nostri concittadini vivono in condizioni disperate, abbandonati dallo Stato e dalle istituzioni. Questo insano meccanismo è reso ancora più malato da coloro che, dietro l’ipocrita maschera della solidarietà, attraggono con false promesse ed accolgono con finte braccia caritatevoli queste masse di individui senza identità a spese dei cittadini[…] Possibile che prefetti, sindaci, partiti, Chiesa e associazioni di volontariato non si accorgano di essere complici della tragedia che stanno alimentando?”. Nossignori, le cose non stanno proprio così e non basterà qualche marcia di protesta, come quella del 9 febbraio (Verona ai veronesi), a ribaltare una politica di attenzione e di solidarietà aperta ai migranti, che pur in forme timide e talvolta contraddittorie Governo e Prefettura cercano di affrontare e realizzare, nel rispetto delle convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo e dei regolamenti europei.

Ma sono tanti, troppi per molti di noi, e non possiamo accoglierli, in attesa di identificazione o di riconoscimento dello stato di rifugiato, mettendoli al confino o in un carcere come sono i CIE e nemmeno possiamo concentrarli in grandi strutture più o meno isolate dal contesto sociale. La giusta speranza è che si trovino in ogni Comune piccole strutture d’accoglienza, in grado di ospitarli in ragione di 3 ogni 1000 residenti, proprio per incentivare l’integrazione sociale dei migranti e il benessere degli abitanti, che dalla loro presenza potrebbero anche giovarsi, in termini di piccoli servizi svolti. Altro che complici di una “tragedia”: prefetti, sindaci, partiti, Chiesa e associazioni di volontariato stanno elaborando faticosamente ma democraticamente una risposta utile, tranquilla ed efficace all’affluenza notevole dei migranti, anche cercando di superare i limiti angusti fissati dall’Europa.

Come ha fatto Francesca Peirotti che, con grande coraggio, da Ventimiglia ha trasportato in Francia dei migranti e che per questo rischia dalla giustizia francese ben 8 mesi di carcere (Francesca che trasporta migranti «Il mio crimine è la solidarietà»). La sua difesa: “Gli ho detto che io non vedo la frontiera”, frontiera che è solo “un filtro ingiusto ed inumano per le persone di colore”.

C’è poi chi trova il modo di “utilizzarli” in agricoltura in maniera redditizia ma poco civile, in contrasto palese con le leggi sul lavoro, puntando sulla forza-lavoro che possono rappresentare, sia al Sud che al Nord. Sì, anche da noi questo è avvenuto e ne ha parlato un giornale cittadino per stigmatizzare la forma di schiavismo di manodopera presente nell’est veronese (Schiavi nei campi dall’Est veronese a tutto il Nord): “Sono invisibili, lavorano di notte e dormono di giorno. Viaggiano su furgoni di queste organizzazioni criminali nella tarda serata per sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine. Ogni giorno partono dall’Est veronese e raggiungono industrie avicole sparse per il nord Italia, transitando sulla Porcilana”. Che questi “caporali” siano italiani o marocchini poco importa, che si tratti di “cooperative” ancor meno: conta il fatto che la Guardia di Finanza sia riuscita a scovare il malaffare, che consentiva di sfruttare, e in nero, il lavoro dei migranti e di altri derelitti.

Queste “masse di individui senza identità”, in realtà sono persone che si muovono: nei secoli ci sono sempre state e i loro movimenti sono stati spesso cause di caduta di grandi imperi consolidati e di potenze coloniali: tutto dipende da come si affrontano e dalle condizioni d’integrazione che incontrano e che possiamo offrire, noi, la grande civiltà “cristiana”, illuministica e capitalistica, la terra dove l’arte e la scienza hanno potuto svilupparsi non senza difficoltà. Non si tratta di essere complici ma semplicemente umani, non violenti ma capaci di dialogo, in grado di offrire conoscenza, dignità, una nuova identità e servizi, senza strafare, senza tralasciare nessuno ma coinvolgendo tutti, noi e loro.

Eppoi lo sapete che nel nostro Nord-Est un notevole contributo alle tasse, e quindi alle risorse dello Stato, deriva proprio dal lavoro degli immigrati in regola? “Nel Nord Est sono 420mila i contribuenti immigrati che hanno versato l’Irpef nel 2016, pari al 10% dei contribuenti totali”(Irpef, nel Nordest gli immigrati pagano 1,3 miliardi), ma i migranti sono molto ma meno di quel 10%! Dunque non sono un limite ma una risorsa per il Paese!

E’ vero che molti concittadini (gli anziani rimasti improvvisamente soli e senza risorse, i piccoli imprenditori caduti repentinamente in disgrazia, i negozianti di vicinato ridotti al fallimento, i lavoratori legittimamente licenziati col jobs-act, i figli che non trovano più un lavoro decente ma stabile, i familiari di giovani o di anziani colpiti da malattie rare o gravi e sempre costose), sono dei poveri che abbisognano d’aiuto. Dobbiamo riconoscerlo e costruire strumenti di maggiore partecipazione e di solidarietà. Ed è compito delle forze politiche farlo, anche se i “critici” ad oltranza o per partito preso, di destra di centro o di sinistra, non hanno dato finora un buon esempio in questo senso, e non parliamo degli eccessi di burocrazia e dei privilegi assurdi che ancora condizionano il loro operare. Forse nel periodo precedente la Crisi abbiamo speso troppo in armi, forse i nostri economisti hanno seguito troppo il “mercato” invece di ripartire più equamente le risorse dello Stato.

Diciamolo allora: non sono i migranti il problema dell’Italia. Sono convinto che indigeni e migranti, vecchi e nuovi italiani, non solo possono convivere ma trarre ciascuno di loro dalla presenza degli altri motivo di vita, di benessere e di solidarietà, al di là della lingua o del dialetto parlati, al di là del colore della pelle, al di là della religione professata, anche isolando le forme di “razzismo” e di autoritarismo stupidamente invocato da qualcuno e denunciando i tentativi di sfruttamento di qualche altro, piccolo o grande che sia.

Marcello Toffalini

Marcello Toffalini

L'autore: Marcello Toffalini

Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di tre nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

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