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Ora abbiamo bisogno di idee e di azioni cariche di immaginazione, nonviolenza e legalità. E di vera modernità. Lo dobbiamo ai nostri figli. Lo dobbiamo alla bellissima Verona.

L’autostrada in città non si farà e questa è la premessa per poter realizzare a Verona una mobilità veramente moderna, che – come sta avvenendo in tutta Europa – privilegi il trasporto pubblico e la ciclabilità sull’auto privata. Ed è una ulteriore dimostrazione dell’incompetenza di quel Sindaco che l’allora Presidente del consiglio Matteo Renzi definì “competente e capace”. Renzi allora sbagliò clamorosamente giudizio e non venne purtroppo corretto dai propri referenti politici locali (tutti possiamo sbagliare, ma tutti dovremmo poter contare su collaboratori abituati a far prevalere la sincerità sulla fedeltà: Renzi non ha avuto questa fortuna).

Il progetto dell’autostrada in città era sbagliato e illegittimo. Era sbagliato (e davvero pessimamente ideato e progettato), perché vecchio di almeno trent’anni rispetto ai criteri oggi seguiti nelle città europee ecosostenibili. Ed era illegittimo, perché il Piano economico-finanziario pretendeva di trasferire sul Comune i rischi di costruzione e gestione dell’opera. Non si può farlo, le norme europee e nazionali (oltre che il buon senso) lo vietano e i funzionari comunali – superando finalmente l’ostinazione del Sindaco – hanno dato ragione agli oppositori.

Quali i motivi del successo del Comitato che si è opposto al progetto? Certamente le ottime ragioni, poi l’ascolto che, di tanto in tanto, qualcuno ha dato nelle istituzioni (il Tribunale civile di Verona, la Procura della Corte dei Conti, l’Autorità anticorruzione ottimamente guidata da Raffaele Cantone, nominato – è giusto riconoscerlo – da quello stesso Renzi che ha così clamorosamente mal giudicato il Sindaco Tosi). Ma vi è stato anche dell’altro. Tre fattori, in particolare, meritano a mio avviso di essere ricordati.

Potrà sembrare strano, ma il primo di essi consiste nel “distacco” rispetto ai possibili risultati. Troppo deboli erano infatti le forze che si opponevano alla concentrazione di potere politico ed economico che spingeva per l’avvio dei lavori (con l’intenzione di scaricarne poi i costi sul Comune, quando la loro insostenibilità economica fosse divenuta evidente). Ma il Comitato, insieme a un gruppo di esperti, agiva perché sapeva di essere nel giusto, senza pensare troppo ai risultati e così l’immaginazione e la determinazione alla fine hanno prevalso. Pensiamo alla battaglia che è stata condotta per poter raccogliere le firme al fine di indire un referendum: il Tribunale di Verona definì più volte come antidemocratico il comportamento del Sindaco Tosi. Un successo che sostenne molto il Comitato in tempi difficili. Il secondo importante fattore che ha contraddistinto l’azione del Comitato è stata una chiara scelta di metodo, attuata ponendosi dalla parte della legalità contro un progetto sbagliato ed illegale. Nonviolenza e legalità, sempre e per principio. Il terzo fattore di successo riguarda le relazioni costruite nel tempo. Il gruppo di attivisti ed esperti che hanno lavorato per opporsi all’autostrada in città alla fine è divenuto una comunità di amici, capaci sempre di sorridere, oltre che di farsi forza nei momenti difficili. ‘Teniamo duro” era il mantra.

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Due ulteriori osservazioni, per concludere. E’ finita, il Traforo non si fa, possiamo pensare ad altro? No, per due ragioni. In primo luogo, l’incompetenza e l’arroganza mostrata dal Sindaco – che si è per anni opposto alla soluzione più ovvia, solo oggi adottata dal Comune – ha creato per Verona oneri e contenziosi che, purtroppo, si protrarranno per anni. E’ prevedibile che ora il promotore agisca in giudizio contro il Comune. Mentre le prospettive di incasso della fideiussione sono incerte, anche per i dubbi esistenti sulla solidità della compagnia che ha rilasciato la garanzia (anche questo aspetto è stato molto tempo fa segnalato al Comune). In secondo luogo, evitato il pericolo, sono da sviluppare ora – con immaginazione e coraggio – idee e azioni positive per la mobilità veronese. A Verona Tosi voleva costruire l’autostrada in città. A Stoccarda, Barcellona, Londra, Berlino, Strasburgo e in molte altre città stanno già costruendo la mobilità del futuro: trasporto pubblico, piste ciclabili, disincentivazione economica del traffico privato in città, l’auto che cessa di essere un bene da possedere e diviene, in città, solo un servizio da utilizzare quando indispensabile.

La seconda osservazione conclusiva riguarda la necessità di applicare il metodo ed i principi utilizzati in questa vicenda a tutti gli ambiti della politica veronese. Abbiamo bisogno – anche a Verona Sud, anche per sostenere i nostri giovani, anche per le politiche sociali del Comune – di idee e di azioni cariche di immaginazione, nonviolenza e legalità. E di vera modernità. Lo dobbiamo ai nostri figli. Lo dobbiamo alla bellissima Verona.

Luciano Butti

Luciano Butti

L'autore: Luciano Butti

Luciano si è sempre occupato, per lavoro, dei rapporti fra leggi, scienza e ambiente. Insegna diritto internazionale dell'ambiente all'Università di Padova. Recentemente, ha svolto un lungo periodo di ricerca presso l'Università di Cambridge, dove ha studiato i problemi che avremo nel disciplinare per legge le applicazioni dell'intelligenza artificiale (in particolare, le auto elettriche a guida autonoma). Ama la bicicletta, le attività all'aria aperta e la meditazione. luciano.butti1@tin.it

Commenti (2)

  • Maria grazia Chinato Rispondi

    Felice di questa vittoria, la ringrazio dell’articolo, per la chiarezza e precisione che delinea nel nostro ulteriore combattere per vivere meglio in questa nostra città.

  • martino franceschi
    martino franceschi Rispondi

    ottimo e puntuale come al solito, il progetto del traforo rientra nella sbornia di project financing degli anni scorsi che in molti casi è stata un’ufficializzazione della publicizzazione degli oneri e della privatizzazione dei ricavi.
    Si è vista che i fallimenti per svariati motivi sono stati ben di piu’ dei successi..vedasi non ultima il caso della Pedemontana Veneta.
    Il traforo come lo svluppo della città spinto sul commerciale rappresenta un modello “pesante” non piu’ in linea con l’urbanistica delle città piu’ moderne.
    D’altra parte alla fine è questione di consenso politico ed a Tosi ed al suo blocco politico non è mai venuto a mancare…

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