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Noli me tangere (Tiziano Vecellio)

Il dipinto nel 1648 si trovava a Verona e faceva parte della collezione Muselli. Poi, dopo vari passaggi, è finito alla National Gallery di Londra, dove si trova tutt’ora.

Il Tiziano nato nel Cadore e cresciuto a Venezia è stato un grande artista della pittura italiana del ‘500 ed ha lasciato una vasta produzione di opere. Il Noli me tangere, olio su tela (109×91 cm), dipinto dal Tiziano in età giovanile, si trovava nel 1648 a Verona presso la collezione Muselli, e poi dopo vari passaggi è finito alla National Gallery di Londra, dove si trova tutt’ora.

Il Noli me tangere è un dipinto davvero bello, che apre lo sguardo sulla natura che sta riprendendo la vita dopo l’inverno e dopo il freddo che ci ha riempito non solo le case ma forse anche il cuore. E un dipinto che si apre in progressione verso l’alba chiara e lucente del giorno di Pasqua e nei livelli su cui si sviluppa ci spinge via via a cercare la novità della bellezza di questo giorno consacrato alla risurrezione del Signore.

Il primo piano parte dal dramma della perdita di una persona cara, quale poteva essere Gesù per Maddalena, la quale sta cercando il corpo del Maestro scomparso e non riesce ad aprire i propri occhi alla novità della risurrezione. Ad indicarci maggiormente questo atteggiamento è il suolo rappresentato, sotto le sue vesti, come una terra deserta e arida: è l’aridità del permanere ancorati ad un passato che non vogliamo abbandonare, forse per paura.

Noli me tangere (Tiziano Vecellio)
Noli me tangere (Tiziano Vecellio)

Tuttavia, la sua mano destra appena incorniciata dal mantello del Risorto sembra indicarci che la sua ricerca avrà un esito positivo. Lei che era venuta al sepolcro con il vaso d’olio, per l’unzione di un cadavere (il vaso è tenuto nella mano sinistra che sembra mettere radici nel terreno desertico), sta intuendo una novità ancora non chiara: il vangelo di Giovanni ci ricorda che “Era ancora notte fonda”. Il Risorto le appare in tutta la sua novità e bellezza chiamandola per nome ed è a questo punto che le si aprono gli occhi e riconosce in una modalità nuova, l’amico, l’amato, il Maestro. Sotto i piedi di Gesù, infatti, il terreno è tutto fiorito quasi a indicare questa novità.

In secondo piano, riprendendo le linee che contornano il corpo di Maddalena e quelle della postura di Gesù, quasi a voler ripetere la scena, stanno un cespuglio ai piedi di una bellissima quercia, la cui tonalità cupa ci richiama immediatamente l’albero della croce, che ora è divenuta albero della vita.

In un terzo scenario, in corrispondenza di Maddalena si vede bene un villaggio posto su una collina. Per il momento è un villaggio che ci ricorda la comunità dei discepoli rimasta orfana del maestro, ma osservando la curva della spalla destra di Gesù, ci accorgiamo che ha la stessa sagoma della collina che sorregge il villaggio: la Pasqua è iniziata e ora è il Maestro a sostenere la comunità, una Chiesa che nasce dal costato di Cristo, come ci ricorda una lettura simbolica del vangelo di Giovanni e che qui è rappresentata dal gregge di pecore disposto sul prato in terzo piano al fianco di Gesù. Sarà una comunità non più impaurita e rinchiusa nelle proprie limitanti sicurezze, ma aperta e, come direbbe papa Francesco “in uscita”. Una comunità che va incontro al mondo per annunciare la meraviglia della risurrezione. Questo nuovo atteggiamento è rimarcato, nel dipinto, dal pastore che sta per raggiungere il gregge, scendendo dal villaggio con il proprio cagnolino.

L’ultimo scenario è rappresentato dall’orizzonte ancora avvolto nella penombra della notte, ma che comincia a rischiararsi grazie alla luce di questa aurora davvero straordinaria. Le tenebre non prevarranno e, con la Pasqua, si apre la vita e la speranza nella vita. Perché l’ultima parola sulla vicenda di Gesù non è stata la parola morte, ma la parola vita. Così ogni credente sa che Pasqua è “il” momento dell’anno liturgico che, oltre a celebrare la risurrezione di Gesù, indica per ogni uomo e ogni donna, che le nostre croci sono state anticipate in quella di Gesù e le nostre morti sono state redente dalla risurrezione di Gesù.

Buona Pasqua.

Pietro Ganzarolli

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