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Esprime tutta la sua soddisfazione per l’esito delle primarie di ieri il segretario provinciale PD Alessio Albertini, e non si capisce proprio il perché. Rispetto alle precedenti del 2011 mancano, infatti, all’appello quasi 1000 voti (4912 contro 4010) e se si  ragiona con realismo e onestà sulla provenienza, in gran parte, di quelli di Franchetto, beh c’è ben poco di che rallegrarsi. Con queste premesse numeriche, l’11 giugno sarà un’impresa anche soltanto raggiungere il ballottaggio. Quanto a vincere, lasciamo perdere e mettiamo subito in conto altri cinque anni di centrodestra, dopo i dieci nefasti e inconcludenti di Cheope Tosi.

Ad uscire sconfitto dall’epica contesa del 2 aprile non è tanto Franchetto, ma il Richelieu della Bassa Franco Bonfante, che con il maresciallo D’Arienzo, dopo aver affossato la candidatura di Gian Paolo Trevisi, aveva puntato tutto su questo nome nuovo, fresco, di “politico non politicante“ come gli elettori ormai dappertutto reclamano. Ed in effetti Franchetto era associabile a tutt’oggi soltanto a cinque formazioni politiche…

A questo punto, vorremmo porre una domanda a Salemi e Albertini: fino a quando, pur ricoprendo loro la carica di segretari del partito democratico, subiranno i diktat di Vincenzo D’Arienzo? Le cui scelte, nel 2011 come nel 2017, si sono rivelate regolarmente perdenti. Se proprio dev’essere un maresciallo a dirigere il partito, proviamo allora con Giovanni Rocca, quello televisivo, che quantomeno ci ispira simpatia.

Mario Allegri

Mario Allegri

L'autore: Mario Allegri

Mario Allegri ha insegnato letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Lettere di Verona. Ha pubblicato vari saggi letterari in riviste, giornali e presso editori nazionali (Utet, Einaudi, La nuova Italia, Il Mulino). Ha partecipato come indipendente alle primarie 2011 per l’elezione del sindaco a Verona. marioallegri9@gmail.com

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