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… che nostromo di un incrociatore. Buttata a mare un’occasione di vittoria buona come non mai negli ultimi dieci anni, la Sinistra Radicale potrà serenamente continuare la sua opera di “testimonianza”, mentre il PD potrà serenamente tenersi aperta la strada per accordi a destra nell’eventuale secondo turno. L’appello alla generosità e all’unità in Politica, in questa politica degradata a carriera, è encomiabile sul piano morale, ma del tutto inefficace se non si accompagna alla forza, alla pressione dell’opinione pubblica.

Nei mesi scorsi, un gruppo di cittadini elettori con storie personali e politiche diverse, ma con intenti democratici compartecipati, aveva avviato una fitta serie di incontri con comitati civici, associazioni, esponenti della società civile e vari politici nella speranza di poter dar vita, dopo i due rovinosi mandati della giunta Tosi, ad uno schieramento di centrosinistra quanto più allargato e coeso attorno ad un candidato sindaco di gradimento unanime.

Si erano messe in moto molte componenti della cosiddetta società civile, in primo luogo una parte consistente di cattolici di varie tendenze politiche, importanti settori di lavoratori della Difesa, alcuni comitati, esponenti della locale Università e tanti cittadini. Da decenni non si vedeva una risposta così corale all’indicazione del candidato sindaco.

Al momento di tirare le somme e di concludere un accordo, sul tavolo si stavano delineando: 1) un programma largamente condiviso nelle sue linee portanti; 2) era emerso un consenso diffuso attorno ad un candidato civico eccellente (il dott. Gianpaolo Trevisi) capace di dare una svolta alla nostra città; 3) erano state accertate la disponibilità ufficiale di buona parte del gruppo dirigente del PD e la non ostilità di una parte della Sinistra Radicale; 4) una parte rilevante e assai rappresentativa del mondo cattolico si era espressa convintamente a favore sia del candidato sia del programma; 5) infine, si era registrato il largo appoggio dell’opinione civica” di sinistra (comitati, singole personalità) ad entrambi.

Eppure, ad un passo dalla sua realizzazione e benché ci fossero le condizioni meno sfavorevoli di sempre per battere Flavio Tosi il progetto, è naufragato. Nel tentativo di capire e di spiegare agli elettori pensiamo sia bene riassumere quanto è successo e cosa è venuto a mancare.

1) Nella Sinistra Radicale, una parte rilevante (rilevante” è un eufemismo, viste le sue dimensioni complessive) era contraria, per principio, ad ogni accordo largo, dato che Rifondazione, Possibile, e anche un pezzo di Sinistra Italiana consideravano, e considerano tuttora, il PD come l’avversario principale e addirittura il più pericoloso, in quanto fonte di inganno per l’elettorato di sinistra, e l’eventualità di una vittoria della destra a Verona come ineluttabile. Contenti loro… ma i contenti saranno soprattutto a destra.

2) Purtroppo, anche nel PD, una parte rilevante (da Franco Bonfante a Vincenzo D’Arienzo a Roberto Fasoli prima del mancato rinnovo della tessera PD, nel silenzio di Gian Pietro Dal Moro) ha visto come il fumo negli occhi l’alleanza larga, lo schieramento progressista unitario e soprattutto il candidato civico. Sul Corriere del Veneto di mercoledì 15 marzo Gustavo Franchetto ha dichiarato apertamente che la sua candidatura è stata frutto delle pressioni insistenti di D’Arienzo, dopo Bonfante primo regista di tutta l’operazione. A questa parte interessava, e interessa, soprattutto il controllo del partito. Ci sono in ballo le candidature alle prossime elezioni generali e chi controlla il Partito distribuisce le carte.

Se invece si fosse guardato verso la gente comune, verso le persone che da anni si tengono lontane dalla politica così come oggi è condotta, si sarebbe colto l’abbattimento e la frustrazione che diventano sempre più opprimenti, e un crescente disprezzo nei confronti di chi fa morire giorno dopo giorno la speranza. Queste persone non sono lontane dalla politica. Basta verificare l’entusiasmo popolare che ha accompagnato l’annuncio della candidatura Trevisi.

Oggi quell’entusiasmo è diventato abbattimento e critica aggressiva, purtroppo non solo nei confronti di chi ha fatto fallire un sogno (per usare la parola di Trevisi), ma nei confronti della politica in sé. Sta qui la maledizione. Quanto può durare una situazione del genere? Quanto può durare la (piccola) democrazia che ancora viviamo, visto il prevalere, in chi opera in politica, dell’ognuno per sé?

Alla fine è prevalso un gioco degli specchi”, un’intesa a distanza tra le estreme: porre condizioni speciose, inaccettabili, ma soprattutto inutili per la città e incomprensibili per i cittadini, per far fallire la proposta civica. Condizioni che servivano esclusivamente a rompere.

Da una parte, la condizione prima e irrinunciabile per il PD era sanare, con suon di trombe, ilvulnus” della sfiducia all’ex capogruppo Michele Bertucco, altrimenti ognuno per sé. Dall’altra, l’obbligo di far passare la candidatura civica di Trevisi per il rito delle Primarie, come ha voluto, contro il parere di gran parte degli iscritti (purtroppo poi proni al diktat dell’ex-segretario D’Arienzo). Un rito etnico che riguarda una sola tribù doveva diventare il rito di tutti, altrimenti, e come sopra, ognuno per sé.

Buttata a mare, con il candidato, un’occasione di vittoria buona come non mai negli ultimi dieci anni, la Sinistra Radicale potrà serenamente continuare la sua opera di sola “testimonianza”, mentre il PD potrà serenamente tenersi aperta la strada per accordi a destra nell’eventuale secondo turno. A non rimanere sereno sarà invece l’elettore di sinistra, cui si prospettano concretamente altri cinque tristi anni di egemonia di destra.

Il guadagno per la Sinistra Radicale in questo gioco a perdere? Al massimo, un paio di consiglieri. Il rischio maggiore per il PD? Non andare neppure al ballottaggio, Ma forse per entrambi è meglio perdere le elezioni che un pezzetto della propria visibilità. Meglio capitano di una barca a remi che nostromo su un incrociatore.

I generosi (o velleitari, per chi preferisce sempre la penombra) tentativi di chi ha tentato un’altra strada sono stati dunque meno forti degli interessi di bottega e delle pusillanimità dei molti che hanno preferito aspettare per vedere, per riposizionarsi magari in un secondo tempo.

Siamo stati ad un passo dalla realizzazione di una intesa che poteva risultare poi vincente, ma non è bastato. I tanti iscritti al PD che in privato si dichiaravano completamente d’accordo hanno invece preferito in pubblico il silenzio. Per parte loro, i dirigenti di Sinistra Italiana favorevoli al progetto non hanno avuto la forza di sottrarsi alle pressioni del microcosmo che li circonda. Quanto a Bertucco, non ha resistito alla tentazione di una resa dei conti con il Partito al quale aveva aderito (nonostante una pluriennale estraneità) e per conto del quale aveva svolto egregiamente per cinque anni la funzione di Capogruppo in Consiglio Comunale, rimanendo alla fine da solo.

Alla fine, cos’è mancato? È mancata la forza. Le buone idee non si impongono da sole. Si scontrano con altre idee, altrettanto legittime, ma anche con interessi consolidati, spesso personalistici, a volte addirittura meschini. L’appello alla generosità e all’unità in Politica, in questa politica degradata a carriera, è encomiabile sul piano morale, ma del tutto inefficace se non si accompagna alla forza, alla pressione dell’opinione pubblica. Accumulare forze per le buone idee è un lavoro che deve partire per tempo e da lontano. La sconfitta dell’idea civica per Verona è il frutto di questo lavoro che purtroppo non è stato fatto. Un lavoro che ci impegniamo a fare nel futuro

Ma tutto questo ormai è passato. La situazione ora si presenta in questi termini: l’area progressista dividerà i propri voti, al primo turno, tra Bertucco e chi uscirà vincente dalle Primarie del PD. Molte persone si ritireranno nel loro privato; molte voteranno il meno peggio (questo tipo di scelta, protratta nel tempo, porta alla morte della democrazia). Molti concittadini torneranno a votare per tradizione, per scelta ideologica e (parecchi) per senso del dovere, chi a destra, chi a sinistra, chi i grillini, chi un candidato conosciuto. Voteranno però senza reali motivazioni.

E noi cosa voteremo ? (Noi” sta per le centinaia e centinaia di persone che hanno condiviso, approvato e sostenuto in vario modo la defunta proposta unitaria e civica). Ogni voto sottratto da Bertucco al PD aumenterà le probabilità che il ballottaggio si svolga tra due componenti della destra. Ogni voto in più confluito dallo schieramento di estrema sinistra al PD, aumenterebbe le probabilità, al secondo turno, di un pateracchio con l’ex sindaco Tosi, le cui truppe cammellate si mormora siano già in cammino per soccorrere uno dei candidati maschi delle Primarie.

In questa situazione assai confusa i candidati del PD e della Sinistra Radicale in lizza potrebbero aiutarci a scegliere, rispondendo a queste poche, cruciali domande dirette, che attendono risposte altrettanto dirette, senza fumisterie. Ad Orietta Salemi e a Gustavo Franchetto, i due candidati con maggiori possibilità di affermazione, e a Damiano Fermo chiediamo:

– Siete fermamente contrari alla privatizzazione delle Aziende Partecipate del Comune? Siete per l’azzeramento dei Consigli di Amministrazione ? Per il dimezzamento dei compensi dei futuri amministratori ? Per scegliere questi ultimi attingendo da un Albo a cui si accede solo se dotati di titoli e comprovata esperienza e non dall’Albo dei detentori di pacchetti di preferenze ?

– Siete favorevoli a insediare una “Autorità per la Legalità” che contrasti l’infiltrazione malavitosa, o anche solo tangentizia negli appalti che bandirà il Comune ?

– Siete favorevoli ad attivare nuove risorse comunali a sostegno delle famiglie, delle nuove povertà, dei giovani precari, mediante tagli alle sponsorizzazioni, alle consulenze e agli sprechi?

– Siete disposti a dichiarare che il traforo delle Torricelle, il Cimitero Verticale, la copertura dell’Arena, l’attuale progetto per l’Arsenale sono delle sciagure per la Città ?

– E da ultimo, ma non secondario: siete favorevoli ad un accordo, nell’eventuale secondo turno, con Bertucco e non con la destra?

Una domanda supplementare si pone assolutamente a Franchetto, soprattutto dopo aver letto le sue recenti interviste all’Arena e al Corriere, che sollevano più di un dubbio:

– Quando sostieni che Tosi è stato un buon sindaco per gran parte dei suoi dieci anni, intendi anche che è stato bravo a scegliersi squadra e collaboratori, Vicesindaco compreso? (Si veda, al proposito, L’Espresso in edicola questa settimana dove vengono sollevati inquietanti dubbi sulla macchina amministrativa)

A Michele Bertucco chiediamo:

– Sei disposto a dichiarare, adesso e non dopo il primo turno elettorale, che intendi fare ogni sforzo per raggiungere l’apparentamento al secondo turno (se ci arriva) col candidato del PD ?

– Sei disposto ad aprire subito un confronto pubblico sul programma? Cioè: hai la volontà e la forza per respingere le pressioni di quelli che ti sostengono con la parola d’ordine “mai col PD né al primo né al secondo turno”?

Queste nostre domande non sono né invadenti né impertinenti, ma più che legittime da parte di cittadini elettori democratici che pretendono chiarezza e trasparenza in chi ambisce ad un mandato di governo della città in cui essi vivono e lavorano. Aiutateci a poter votare uno di voi senza scusarci con noi stessi e con chi conosciamo della nostra scelta.

Mario Allegri, Corrado Brigo, Tito Brunelli, Paolo Fabbri, Massimo Valsecchi, Nadir Welponer

Commenti (6)

  • Giorgio Massignan

    Sono totalmente d’accordo con quanto sostenete. Aggiungo solo che, alle prossime elezioni amministrative, chi avrà ancora voglia di proporre un metodo, un programma e persone oneste e competenti per l’amministrazione di Verona, non dovrà perdere tempo e sprecare energie per avere la collaborazione dei partiti. I diretti referenti dovranno essere solo gli abitanti di Verona ed il confronto dovrà essere fatto solo con loro. Per questo è necessario organizzare sul territorio dei luoghi di informazione e di dibattito. Non è sufficiente trovarsi tra pochi, bisogna che le idee ed i programmi per costruire una città diversa, più solidale, più accogliente, meno inquinata e più ricca di veri valori, siano esportati su tutto il territorio di Verona. Altrimenti rimarremo sempre i soliti e pochi ignoti che si raccontano di una Verona diversa, alternativa a quella degli affaristi.

  • Che non ci sia stata risposta a queste osservazioni e a questi inviti da parte degli interessati è sintomatico dell’infimo livello della contesa politica in questa città, dove forze (?) che si definiscono democratiche (???) stanno lottando per agguantare una porzione, piccola o grande, di potere, fregandosene altissimamente degli interessi della cittadinanza. Ogni volta che qualcuno mi ha chiamato in causa, nel mio lavoro e nella mia vita pubblica, mi sono sentito in dovere, quantomeno per una elementare regola di buona educazione, di rispondere e di chiarire la mia condotta. Analogo comportamento dovrebbe essere tanto più richiesto a personaggi (mi si perdoni l’iperbole) che aspirano ad un ruolo di pubblici amministratori. Ma così non è, come si può desumere dal silenzio di chi è stato chiamato a rispondere ai propri elettori e non lo fa, mancando clamorosamente ad un obbligo elementare di democrazia.
    Niccolò Tommaseo tra i tanti suoi libri ne ha pubblicato uno dal titolo IL SEGRETO DEI FATTI PALESI, alludendo a trattative politiche sotto banco e di imbarazzante livello in un momento preciso del nostro Risorgimento. Segreti di Pulcinella, insomma, come quelli del patto Renzi /Tosi, che nessuno dei personaggi menzionati nell’appello qui pubblicato ha il coraggio e la dignità di confessare, ma la cui esistenza da più di un anno mi è stata confermata l’altro giorno da un politico di centrodestra che ricopre attualmente una rilevante carica istituzionale a Verona. E dunque tace su questo il trio delle meraviglie candidato alle Primarie, tacciono D’Arienzo e Bonfante, tace Albertini: “tutto è pace e silenzio/ e più di lor non si ragiona”.
    Ringrazia sentitamente Sboarina (altro ciclope politico: il programma corregge automaticamente in “sbornia”, ed è tutto un programma). Non ringraziano i potenziali elettori di centrosinistra che per l’11 giugno stanno già chattando su Tripadvisor.

  • Enrico Bertelli

    Per dovere di cronaca e correttezza di informazione segnalo che Michele Bertucco ha risposto, in modo puntuale, alle domande qui poste il giorno dopo l’uscita sui giornali del comunicato diffuso in conferenza stampa dagli autori di questo scritto.

    • Redazione

      Grazie Bertelli, però i nostri lettori più che sapere che “Bertucco ha risposto” vorrebbero sapere “come ha risposto”. Nell’interesse, riteniamo, dello stesso Bertucco. Per cui in assenza di risposte su questo giornale (il documento qui sopra è stato pubblicato da altri giornali?), sarebbe stata più utile almeno la segnalazione di un link dove andare a leggersele.

  • Michele Bertucco
    Michele Bertucco Rispondi

    Il candidato Sindaco Michele Bertucco risponde alle domande poste da alcuni cittadini attraverso la stampa.

    Inoltro la risposta che avevo inviato in data 25 marzo 2017 alle domande che mi erano state poste. Probabilmente per un disguido non è arrivata.

    Alle considerazioni e alle domande che mi vengono rivolte tramite la stampa rispondo volentieri in modo “diretto, senza fumisterie”. Ribadisco che ho sempre lavorato per la più ampia unità possibile delle forze di centrosinistra e la condivisione di un programma alternativo, anteponendo il giudizio netto sull’amministrazione Tosi, ai miei destini personali, tanto che avevo congelato la mia candidatura fino alla conclusione del percorso avviato dal PD. Non torno sulla ricostruzione dei fatti, sulla quale avrei parecchie cose da dire, ma con l’intento costruttivo di guardare avanti mi limito a rispondere alle domande che mi vengono rivolte.

    Premetto che sul documento sul quale si sono raccolte centinaia di firme avevo espresso un largo consenso, che oggi ribadisco, considerandolo una buonissima base di discussione per tentare di costruire lo schieramento unitario del centrosinistra. Per questo rispondo positivamente anche alle domande rivolte ai candidati del PD, senza sforzo alcuno, essendo le risposte scritte nella sostanza del programma di centrosinistra che aveva portato alla mia candidatura nel 2012 e da me portate avanti con forza nei cinque anni di lavoro in Consiglio comunale. Apprezzo il fatto che non mi siano state rivolte.

    Alle due domande che mi vengono poste in modo diretto rispondo con la massima chiarezza.
    1. Vediamo chi arriva al secondo turno. Se saranno in campo candidati e liste non compromessi con la gestione precedente, il mio impegno è di accettare il confronto a partire dalla definizione rigorosa del programma, dalla figura del/della candidato/a e dal sistema di alleanze proposto, che, a mio parere, non può includere forze e persone che hanno contribuito ai “rovinosi mandati della giunta Tosi”.
    2. Già da tempo ho dichiarato la mia disponibilità ad un confronto ampio sul programma e ho posto alcune questioni, a mio parere cruciali, alle quali non ho mai ottenuto risposta, almeno fino ad ora. Mi auguro che ciò sia possibile nelle prossime settimane, compatibilmente con gli impegni di campagna elettorale. È del tutto evidente che se i punti di programma si avvicinano il dialogo diventa più facile.

    Infine ricordo che la mia candidatura è espressione di un’area civica e di sinistra che discute al proprio interno e trova delle sintesi. Io la rappresento come candidato. Non ne sono il padrone, né vorrei esserlo.

    Mi auguro di aver risposto con chiarezza alle domande e di poter essere stato di aiuto nella decisione di sostenermi e di votarmi. L’aiuto e il sostegno diretto delle centinaia di persone che hanno sottoscritto l’appello può essere molto importante per il buon successo della mia iniziativa e per rasserenare i rapporti tra le forze che a Verona si considerano alternative alla destra e a Tosi.
    Michele Bertucco

  • Giuseppe Braga

    Per evitare la deriva occorre conoscere e saper mantenere la rotta. E, se dovesse servire, scaricare a mare la zavorra. Parola di Lagunare del Battaglione San Marco!

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