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In tempi di legittima difesa e di attentati alla sicurezza domestica e scolastica, sicurezza che tutti auspichiamo, non fanno più scalpore notizie come quelle che troviamo sui “media” più o meno vicini.

“Per anni bersaglio dei ladri, ora vive prigioniero in casa” titola un quotidiano on-line di Verona (*1) per segnalare la situazione di un pensionato, che vive nel quartiere dello Stadio, blindato in casa, con inferriate a finestre e porta-finestra. Visitato dai ladri tre volte, mi chiedo in quale stato di ansia e d’insicurezza lui e la moglie possano vivere, se nemmeno la centralina elettronica d’allarme è riuscita a neutralizzare l’intrusione. Servirà il possesso di un antifurto elettronico o anche di un’arma legalmente posseduta ad evitare l’ingresso di estranei e a risolvere definitivamente quella strana condizione di “detenuto”, in casa propria? Non lo credo.

E che dire del giovane tunisino, fermato l’altro giorno con diverse dosi di marijuana (*2), intento a spacciare nelle vicinanze della scuola primaria Uberti, in b.go Milano? Faceva volontariato sociale a vantaggio degli alunni o contribuiva per soldi alla loro dipendenza dalle droghe? E come sono giunti i Carabinieri a rintracciarlo? E come si potrebbe recuperarlo alla legalità, data la giovane età? Ma c’è dell’altro.

“C’era amianto nelle ceramiche finite nelle case di mezza Italia” è il titolo del servizio di Marco Palombi (*3), con cui il giornalista denunciava come, nonostante la legge vietasse da 25 anni l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di questa sostanza pare fosse contaminata la cava in Sardegna che per anni ha servito le fabbriche nel Lazio e in Emilia, per cui “un intero comparto produttivo italiano ha continuato a usarlo (a sua insaputa) fino alla fine del 2016. La scoperta, come spesso capita, è casuale: nella primavera del 2015 un ispettore della Asl di Viterbo trova tracce di amianto nell’azienda “Minerali Industriali” di Gallese, nel distretto di Civita Castellana, dove si produce il 70% delle ceramiche sanitarie italiane (lavabo, water, piatti doccia e bidet) e un bel pezzo anche di quelle da rivestimento (piastrelle)”.

Dello stesso tenore un altro articolo sull’amianto, in una scuola di Roma, a firma di Stefania Divertito (*4):”Ogni giorno gli studenti di un Istituto tecnico … entrano a scuola e fanno lo slalom tra pavimenti rotti, sollevati dall’acqua che scorre come un fiume dopo ogni acquazzone, e avvallamenti nel linoleum blu che in alcune aule è spezzettato e accatastato, coperto dai sotto-cattedra. Il rischio non è di inciampare. Magari. Quel linoleum contiene amianto”! Ma allora quanto amianto abbiamo nelle nostra case e nelle nostre scuole? Di che sicurezza possiamo parlare?

Ladri, droga e amianto. Ma come sarà possibile difendersi da questi pericoli?

Per quanto riguarda i pericoli da amianto o dal crollo di intonaci o di soffitti nelle strutture scolastiche più obsolete, com’è successo di recente a Sarno (*5) dove poco prima dell’inizio delle lezioni è crollato un soffitto, non resta che aderire alle campagne di denuncia e di prevenzione per la sicurezza scolastica, nella speranza che le Istituzioni coinvolte accelerino nel predisporre gli opportuni lavori di bonifica o di ristrutturazione, fatte salve le competenze della locale Procura della Repubblica in caso di reati civili o penali.

Mi azzardo invece a dare qualche consiglio sui primi due pericoli, da modesto osservatore. Non è facile sbarazzarsi dei ladri “professionali” e nemmeno del commercio di droga, per quanto leggera o innocua possa ritenersi, ma sono sicuro che moltiplicare gli occhi e gli orecchi di chi può osservare o sentire movimenti strani dentro un condominio o di chi si accinge ad accompagnare gli alunni a scuola possa costituire un deterrente più utile ad evitare intrusioni indesiderate o proposte indecenti. Ridurre la casa ad una fortezza da difendere, limitarsi a salvaguardare il proprio particolare tesoro, chiudere gli occhi di fronte ad “avvicinamenti” o “avvistamenti”sospetti nelle vicinanze di una Scuola, non serve a risolvere i problemi sollevati; al contrario cercare di stringere rapporti fraterni e di collaborazione tra vicini di casa e tra genitori consapevoli dei pericoli dello spaccio di sostanze può servire a mettere in guardia i malintenzionati e, nel caso, ad avvertire la polizia. E’ questo il contributo alla sicurezza che ciascuno può dare: meno individualismo e più collaborazione.

Marcello Toffalini

27/3/2017

(*1) http://www.larena.it/territori/città/per-anni-bersaglio-dei-ladri-ora-vive-prigioniero-in-casa-1.5585062

(*2) http://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/fermato-vicino-alla-scuola-con-la-marijuana-1.5585770

(*3) http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/ce-amianto-nelle-ceramiche-finite-nelle-case-di-mezza-italia/

(*4) http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/25/amianto-a-scuola-viaggio-nellex-volta-di-roma-tra-pavimenti-rotti-e-buchi-ma-la-preside-non-ci-sono-pericoli/3467346/

(*5) https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwjWgNqpivXSAhWdF8AKHbqsA4QQFggmMAI&url=http%3A%2F%2Fwww.ottopagine.it%2Fsa%2Fdaicomuni%2F117848%2Fcrolla-soffitto-in-una-scuola-poteva-scapparci-il-morto.shtml&usg=AFQjCNGY5WKzMemeSYwDq9GIuQlYzWwAmQ&bvm=bv.150729734,d.d2s

Marcello Toffalini

L'autore: Marcello Toffalini

Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di due nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

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