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Noi italiani siamo appassionati, combattivi e casinisti; siamo maleducati e talvolta addirittura incivili. Amiamo però il calcio vero, e allora perché rischiare di incappare nella decisione ingiusta di un arbitro distratto?

In seguito all’ennesima polemica generatasi dopo le decisioni arbitrali in Juventus-Milan di venerdì 10 marzo, sorge spontaneo domandarsi: perché va sempre così? Sono forse gli arbitri incompetenti? O siamo forse noi tifosi, come molti sostengono, troppo “bacchettoni” nei confronti delle decisioni errate? (Ebbene sì, errate: parteggiamo per il “Non era rigore”). Nulla di tutto ciò.

Per prima cosa bisogna ricordare che il calcio è uno sport come tutti gli altri, certo il più amato globalmente, ma pur sempre uno sport. E uno sport con la “S” maiuscola, deve essere in grado di rendere l’arbitro un applicatore del regolamento con la minima possibilità di errare, anche attraverso l’uso delle odierne strutture tecnologiche. Solo negli ultimi anni il calcio ha cominciato a seguire la scia dell’evoluzione tecnologica, attraverso l’introduzione della rinomata Goal Line Technology, la quale, come ci si aspettava, sta offrendo ottimi risultati. Ma non può bastare.

Nel nostro beneamato mondo del pallone infatti ne succedono “di tutti colori”. Ti capita che al 95′ De Sciglio tocchi la palla con un braccio in area e che il signor Massa di Imperia indichi senza dubbi il dischetto. Rigore per la Juve. «Come al solito…» diranno alcuni. Poi affranto torni a casa dal bar dove hai guardato la partita, riguardi il replay e scopri che l’egregio signor Massa ha applicato a suo piacimento il regolamento. Il rigore non c’era, ma la Juve ha vinto ancora una volta ed è «l’unica cosa che conta» come disse il leggendario Boniperti.

Vi sembra giusto? Proviamo a domandarci se per ogni episodio simile a quello di venerdì sera l’arbitro avesse modo di prendere la decisione giusta secondo il regolamento, grazie all’innovazione tecnologica: l’Inter avrebbe probabilmente uno scudetto in più (vedi scontro in area RonaldoMontero), il Milan altrettanto (chiedete a Buffon di un certo Muntari) e via dicendo a non finire.

Ciò che si intende dire è che bisogna smettere di condannare chi protesta, di considerare ineccepibile sempre e comunque la decisione dell’arbitro. Qualcuno potrebbe sostenere infatti che in altri Paesi come l’Inghilterra le polemiche in merito alle decisioni arbitrali sono limitate nonché minime. Ben venga. In Italia invece il modo di approcciare qualsiasi questione è totalmente diverso: noi italiani siamo appassionati, combattivi e casinisti; siamo maleducati e talvolta addirittura incivili. Amiamo però il calcio vero, quello in cui se dai l’anima sei ripagato nel risultato, senza dover rischiare di incappare in una decisione erronea ed ingiusta di un “povero” arbitro distratto.

Distacchiamoci dunque dal romantico ideale secondo cui “il mondo del pallone è bello anche per questo” e via dicendo; iniziamo invece a spingere per un calcio alla pari degli altri sport, in cui la tecnologia più avanzata possa essere applicata nella maniera più efficace, specialmente ai massimi livelli dove viene sborsato denaro per assistere all’evento sportivo. Spetterà ai professionisti nel campo tecnologico ideare questo nuovo sistema, ma noi, nel nostro piccolo, possiamo farci avanti per questa riforma utile quanto necessaria: vogliamo un calcio giusto, che ci emozioni di più e ci faccia incazzare un po’ meno.

Enrico Matano
Classe III A (5°anno), Liceo Classico Statale Scipione Maffei, Verona

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