BannerAmazonVeronain615x60

 

auto storiche

La crescente abbondanza di automatismi e dispositivi touch non fa nemmeno immaginare ai più giovani che c’è stato un tempo in cui sedersi in un’auto e farla andare significava diventare una cosa sola col motore, la carrozzeria, le gomme e la strada.

Il 7° Trofeo Strade Scaligere ( Memorial Bruno Zorzi) organizzato dall’Historic Cars Club Verona ha portato l’11 e 12 marzo oltre un centinaio di auto storiche a competere sulle strade della Provincia.
Per la cronaca hanno vinto Francesco e Giuseppe Di Pietra su Autobianchi A112 Abarth, ma lo spettacolo nello spettacolo l’hanno offerto le decine di modelli raggruppati in Piazza Bra che hanno offerto un catalogo affettuosamente tenuto in vita di motori spesso leggendari, carrozzerie vintage con cromature e profili un po’ demodé ma nostalgicamente affascinanti.
E i ricordi sollecitati da tante presenze danno il via a una sorta di macchina del tempo che attraversa generazioni di persone e di auto.

La crescente abbondanza di automatismi e dispositivi touch non fa nemmeno immaginare ai più giovani che c’è stato un tempo in cui sedersi in un’auto e farla andare significava diventare una cosa sola col motore, la carrozzeria, le gomme e la strada. Mica per niente a scuola guida gli istruttori più ruvidi avvertivano che quelli normali guidano con gli occhi, le mani ed i piedi, ma quelli bravi sentono la macchina col culo; ed è tutta un’altra cosa.
La prima auto su cui sono salito poco più che bambino, un’Ardea, aveva il volante, il cambio e i tre pedali. Le frecce erano due barrette rosse che spuntavano dal montante del parabrezza azionate da una levetta sul cruscotto; ma mica funzionavano sempre, magari col caldo estivo si dilatavano e non uscivano dalla loro sede, e allora per svoltare a sinistra si metteva fuori il braccio e se l’autista era da solo non poteva segnalare la svolta a destra, ma per fortuna il raro traffico escludeva ogni pericolo. I tergicristalli non erano elettrici ma si azionavano alla bisogna con un comando meccanico manuale per cui se pioveva forte e dovevi segnalare la svolta a sinistra sentivi la mancanza di altre due braccia.
Poi sempre più veloce l’evoluzione con modelli sempre meno spartani e più accessoriati: il cambio sincronizzato che ti risparmiava la doppietta per scalare le marce ma con esso iniziava la rinuncia a una guida garibaldina e arrembante; i deflettori che, in attesa dell’avvento dell’aria condizionata, immettevano aria meno calda d’estate e d’inverno disappannavano il parabrezza che diventava sempre più inclinato e distante dal guidatore; l’autoradio col mangianastri per dare una colonna sonora al tempo in auto; i sedili reclinabili subito destinati a diventare una garçonnière semovente; le gomme col cerchio bianco…
E così, scivolando tra le auto antiche esposte in Bra, scattano i lampi della memoria offrendo un catalogo di modelli: la Topolino immortalata da Paolo Conte, la Panhard, una delle prime auto straniere arrivate in Italia, che sembrava una vasca capovolta; la 500 Abarth e le gare in salita come la Stallavena-Bosco; la Dauphine col motore posteriore, così leggera che bisognava mettere sempre qualche peso nel baule sotto il cofano altrimenti nelle salite ripide sollevava il muso; la Bianchina spider bicolore; la 600 Giannini 750 con i due tubi di scappamento; l’Anglia Ford col lunotto posteriore inclinato al contrario; le 2 cavalli e le Ami 6 Citroen che non finivano mai di dondolare e la DS con le sospensioni che la facevano scendere e salire, stava su anche solo su tre ruote e potevi cambiare la gomma senza usare il crick; il Maggiolino Karmann che filava ma beveva a go-go e chi l’aveva era sempre in cerca di un distributore; la Mini sbarazzina e rivoluzionaria; la Prinz, una saponetta con le ruote; le interpretazioni dei grandi carrozzieri italiani: Pininfarina, Ghia, Vignale, Bertone…
Tutto un mondo apparentemente andato ma che grazie anche a queste manifestazioni periodicamente lascia polverosi garage e torna a farsi ammirare.

Foto realizzate da Maurizio Giordano di Damarossa & Partners

Gianni Falcone

Gianni Falcone

L'autore: Gianni Falcone

Gianni Falcone, irpino trapiantato a Verona da oltre quarant'anni si diverte ad avvicinarsi alle cose con uno sguardo diverso e una matita, ricavandone vignette. Gli riesce meglio miscelare le due culture che lo attraversano esportando al sud Peara' e Bardolino in cambio di Sopressate, Caciocavalli e Taurasi. giannifalcone.vr@gmail.com

commenti (0)

*

Il tuo indirizzo mail non verrà pubblicato

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>