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Trevisi, che non accetterebbe di partecipare alle primarie di centro-sinistra, sarebbe disposto a spendersi in un dialogo positivo con tutte le forze democratiche, sia con quelle d’ispirazione cattolica che con quelle di sinistra.

Ultime bracciate nella vasca del centro-sinistra di Verona per arrivare alla meta in tempo utile per impedire le primarie in vista delle elezioni amministrative della tarda primavera. Ormai in difficoltà per l’abbandono delle prime personalità corteggiate come Marilisa Allegrini, Stefano Quaglia e, ultimo, Damiano Tommasi nonché per le riserve di alcuni dei possibili partecipanti alle primarie come Gustavo Franchetto, Orietta Salemi o Damiano Fermo, il segretario provinciale del Pd Alessio Albertini ha recentemente incontrato Giampaolo Trevisi, già comandante della Squadra Mobile e attualmente direttore della Scuola di Polizia di Peschiera.

Presentato al Pd dalla neonata associazione VeronAttiva, di Alessandro Donadi, il signor Trevisi sarebbe disponibile a candidarsi a sindaco, in una lista “civica”. L’ha riferito lo stesso Brunelli nell’incontro svoltosi sabato 18 in Municipio, presenti alcune forze rappresentative del centro-sinistra veronese, tra le quali il Pd, Piazza Pulita, VeronaPolis, ed esponenti del Comitato dell’Arsenale, degli amici della Bicicletta e del comitato contro il Traforo.

Trevisi, che non accetterebbe di partecipare alle primarie di centro-sinistra, sarebbe disposto a spendersi in un dialogo positivo con tutte le forze democratiche, sia con quelle d’ispirazione cattolica che con quelle di sinistra. Una buona notizia.

Non è però così sicuro che i gruppi di Piazza Pulita, di S.I. e di Rifondazione accettino di buon grado l’ipotesi Trevisi, di fronte alla possibile candidatura del più noto Michele Bertucco, già capogruppo del Pd nell’ultima “consiliatura” comunale, e solo quattro mesi fa inopinatamente sostituito da Luigi Ugoli.

Mentre del direttore Trevisi non si vedono ancora dichiarazioni programmatiche, per cui non si può neanche tentare una valutazione ancorché sommaria, di Bertucco sono note da tempo le posizioni per un mandato che rappresenti una chiara inversione di rotta rispetto ai dieci anni del sindaco uscente Flavio Tosi e della sua “classe” dirigente e che non ammetta tergiversazioni d’interesse anche solo elettorale. La sua figura riscuoterebbe un sicuro successo negli ambienti popolari, del precariato e del disagio giovanile e pure tra i cittadini culturalmente più preparati, ma forse non altrettanto in quelli più moderati e della piccola borghesia scaligera. E si sa che a Verona per avere qualche possibilità di arrivare al ballottaggio occorre raccogliere voti negli ambienti più moderati.

Lo sa bene Albertini che ha aperto il suo intervento sostenendo che continuare a riferirsi a Tosi, anche solo per prenderne le distanze, sia sbagliato, perché “a noi interessa quel 20% di veronesi che lo rivoterebbe, ci vogliamo rivolgere anche a loro”, e ha ricordato ai presenti che sul terreno elettorale “nessuno può porre veti a nessuno”, e poi “se qualcuno ha un candidato lo metta sul tavolo, i nomi devono venir fuori in queste ore”. Chiaro il suo messaggio.

Il problema della candidatura unica è ben noto anche a Nadir Wellponer, politico di lungo corso, che si era già speso nella campagna per Paolo Zanotto nel 2002 e che dell’incontro di sabato scorso è stato il regista, sempre alla ricerca di un dialogo costruttivo tra le varie posizioni in campo. Pare a me che dall’ultima sua intervista al Corriere del Veneto del 18 ottobre scorso (Welponer rompe un tabù a sinistra: «PD e Tosi, l’accordo si può fare») non siano stati fatti veri passi avanti, contrariamente a quanto affermato da Albertini sul Corriere di domenica 19.

Forse sulle dichiarazioni programmatiche le posizioni possono essere molto più vicine o almeno più avvicinabili di quanto non siano le scelte politiche da farsi nell’immediato, tra chi sogna ancora una lista Pd guidata da un suo candidato, magari con annesse liste civiche e di sinistra, e chi vedrebbe bene una lista civica guidata da una figura moderata, concordata tra tutte le forze del centro-sinistra sulla base di un programma e di precise garanzie, corredata magari da eventuali altre liste d’appoggio, civiche o politiche che siano.

Di fronte a questo spettacolo il quotidiano online VeronaSera titolava l’altro giorno Il PD guarda a sinistra ma è ancora senza candidato; e pensare che un candidato possibile ed unitario ci sarebbe a ben vedere, e più vicino di quanto si possa pensare, persino presente all’incontro del 18. Ma se non ci sono orecchie per sentire ed occhi per vedere è inutile attardarsi ad esaminare le candidature offerte: il Pd cercherà un rappresentante amico e le sinistre un compagno affidabile. Non fanno così anche a destra? Non funziona così anche a Roma?

Ma qualcuno del calibro di Albertini o della Salemi ha mai pensato di contattare l’architetto Giorgio Massignan, che da un anno si spende per costruire proposte di risanamento della nostra città, come “La Verona che vorrei”? Ambientalista da sempre, presidente di Italia Nostra e dell’Ordine degli Architetti, Massignan appare un’aquila al cospetto dei personaggi recentemente consultati dal partito democratico. Certamente l’aver presentato, da urbanista, un piano per Verona (Sulla Verona che vorrei VeronaPolis chiede un confronto), non mi sembra disdicevole né riprovevole, se non per gli interessi speculativi di certa imprenditorialità e di certa classe politica al potere. Non va dimenticato nemmeno il plauso accordato un anno fa da Tito Brunelli di Progetto Verona (*4) con le parole Meno male che c’è Giorgio Massignan. E se fosse stato disponibile a candidarsi? Qualcuno glielo ha chiesto? Ma si sa da che parte e in quali luoghi andavano alla cerca.

Tralasciando questioncelle di questo tipo tra i due possibili candidati il cuore direbbe Bertucco ma la mente sceglierebbe Trevisi, sempre che quest’ultimo garantisca il programma concordato tra le liste aggregate, il Pd accetti di abbandonare le primarie di partito e Bertucco di assumere il ruolo di capolista nella formazione di sinistra aggregata. Così Il Pd potrebbe trovare la quadra e Bertucco rinunciare allo strappo.

Dai, facciamolo questo sforzo unitario: è l’unica possibilità che abbiamo a Verona per arrivare ad un ballottaggio bene augurante, torre di lancio per un rinnovato e qualificato governo della città.

Marcello Toffalini

Marcello Toffalini

L'autore: Marcello Toffalini

Marcello Toffalini è nato nel 1946 ed è cresciuto nella periferia di Verona tra scuola, parrocchia e lotte sociali. Ha partecipato ai moti universitari padovani e allo sviluppo delle Scuole popolari di Verona. Si è laureato in Fisica a Padova nel 1972 e si è sposato nel 1974 con rito non concordatario. Una vita da insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo Fracastoro, sempre attratto da problematiche sociali e scientifiche. In pensione dal 2008. Nonno felice di tre nipotini. Altri interessi: canta tra i Musici di Santa Cecilia. ml.toffalini@alice.it

Commenti (2)

  • Giorgio Massignan

    Marcello, ti ringrazio per la stima che mi esprimi e ti confesso che un po’ mi imbarazza. Devo però fare due precisazioni. La prima: VeronaPolis non è una formazione di centro sinistra, ma un osservatorio territoriale apartitico e senza finalità politiche. I suoi componenti sono comunque liberi di esprimere e di operare nei e con i gruppi politici che meglio rispondono alle loro idealità e principi. La seconda: non è mai stata mia intenzione candidarmi, ma bensì favorire, come garante, la composizione di una grande e reale lista civica su base programmatica.

  • Marcello

    Ho letto il commento di Massignan e l’articolo di Migliorini. A loro e a tutti i lettori devo una rettifica per due inesattezze in cui sono caduto. E’ vero che Verona Polis è un osservatorio territoriale apartitico e che la presenza di alcuni soci o ex-esponenti degli Amici della Bicicletta non rappresentano l’Associazione anche se presenti alla riunione del 18. Stimo da sempre queste due associazioni che meritano l’appoggio di tutti i veronesi.

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