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Come singoli e come intera cittadinanza siamo chiamati ad occuparci del nostro futuro e a tutelare gli spazi rimanenti della città perché vengano veramente destinati a noi e ai nostri figli, intesi come persone e non come consumatori.

Sabato 11 febbraio 2017 presso la sede dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Verona si è svolto un convegno dal titolo Fabbriche d’arte e cultura. Il riuso culturale e creativo dell’archeologia industriale. Vi hanno partecipato Arnaldo Toffali, Presidente dell’Ordine; Luca Gibello, direttore de Il Giornale dell’Architettura, che ha illustrato ampiamente i moderni principi del riuso edilizio parlando, ad esempio, degli interventi di tipo radicale, per analogia, a struttura a palinsesto, o a trama e accompagnando la descrizione con diapositive che hanno illustrato le opere di architetti di tutto il mondo; Serafina Amoroso, della Scuola di Architettura di Firenze; Carlos Baztàn Lacasa, responsabile dei progetti culturali della città di Madrid e, infine, Michele Roda del Politecnico di Milano che ha illustrato il Campus Universitario realizzato a Piacenza nell’ex macello.

L’intento dei due organizzatori, gli architetti Matilde Paganini e Nicola Brunelli, è stato quello di stimolare un dibattito sull’importanza degli interventi di recupero delle aree di archeologia industriale e in particolare del grande spazio pubblico dell’ex Matadero di Madrid, il vecchio mattatoio della città, costruito agli inizi del 1900 e recuperato interamente ad uso sociale creativo. Si è trattato di un lungo processo realizzato da un team di 25 architetti capitanati da Baztàn Lacasa che è stato il protagonista del convegno durante il quale ha presentato il progetto con l’aiuto dell’architetto Amoroso che ha illustrato l’inquadramento storico e tecnico dell’intervento e ha tradotto dallo spagnolo in italiano.

Il progetto del Matadero è un altissimo esempio di investimento in cultura che oggi vanta 1.500.000 visitatori l’anno; Baztàn ha spiegato che il progetto è stato proposto durante la campagna elettorale nel 2003 dal sindaco Ruiz Gallardon il quale si è impegnato a riqualificare l’area vasta 165.415 metri quadrati, con 80.000 metri quadrati di edifici di pregevole fattura, per crearvi un grande laboratorio di arte e cultura destinato alla città, dopo la chiusura di attività che erano fallite nel 1996. È stato affidato ad un assessore alla Cultura, Alicia Moreno, personalità indipendente del mondo del teatro, che lo ha gestito con l’ausilio di fondazioni che hanno operato non a fini di lucro ma con intenti artistici e culturali rivolti alla città. Tutto infatti è stato possibile perché alla base vi è un intendimento morale e valoriale che ha agito da motore per la macchina culturale creata appositamente per andare incontro alle esigenze della città. Infatti l’amministrazione, l’assessorato alla cultura, le fondazioni private e pubbliche e i partner privati hanno agito in coordinamento sul territorio e in modo complementare e collegato anche con altre istituzioni e centri della città.

Si è trattato di una vera industria culturale, come ha spiegato la Amoroso, alla base della quale vi sono principi che sorreggono e risolvono questioni antropologiche. Una città, Madrid, di 604 chilometri quadrati, di cui il 34% occupati da aree verdi e in cui l’ex mattatoio è stato inserito all’interno di un nuovo parco lineare, detto Madrid Rio, un’unica fascia urbana di verde collegata con tutti i parchi cittadini, lungo il fiume Manzanarre, operazione per la quale, tra il 2004 e il 2011, si è deciso l’interramento di un tratto di 6 km della autostrada M30, per un costo di 4.000.000 euro. All’interno si sono creati sei grandi aree destinate alla letteratura, alla musica, al cinema, al design, all’arte contemporanea e pratiche artistiche, tutto in una grande area verde con installazioni di grandi velari mobili per consentire l’ombreggiatura degli spazi comuni aperti durante l’estate. Le architetture esterne sono rimaste integre mentre all’interno si sono completamente rinnovati gli spazi destinati al pubblico. I padiglioni sono stati recuperati gradualmente valutando le reazioni dei cittadini e degli artisti per adattare i progetti alle loro scelte future.

Nel 2006 il piano era pronto e lo si definiva come Centro Culturale Metropolitano, si aprivano i bandi e in un anno furono recuperati i primi quattro spazi con le risorse che Alicia Moreno ha voluto esclusivamente pubbliche e per tale scopo ha creato la società Madrid Arte e Cultura che gestisce il funzionamento del Matadero. L’arrivo della crisi non ha fermato l’iniziativa pubblica che procede secondo il piano iniziale. Sono ancora in corso i lavori ma intanto si è provveduto a mettere in sicurezza tutte le strutture contro il degrado del tempo. Il progetto si basa interamente sul pubblico interesse tanto che, solo per citare un esempio, la multinazionale Red Bull ha richiesto il padiglione per la musica che gli è stato concesso solo per due anni e sotto verifica degli standard previsti dall’istituzione che controlla tutto il complesso. Comunque per la sua realizzazione è stata determinante la cittadinanza che nel 1996 si mobilitò perché la municipalità rinunciasse all’idea di dare in concessione l’intera area ad un operatore privato per usi terziari. Oggi il centro è in comunicazione con il Palais di Tokyo di Parigi e si è trasformato in una grande hub creativa e culturale a livello internazionale, secondo le prospettive della nuova economia del lavoro.

E ora, per un confronto sintetico ma eloquente, inquadriamo la storia e il futuro dei Magazzini Generali di Verona. I Magazzini Generali sono stati costruiti a partire dal 1924 in epoca fascista su iniziativa del Consiglio Provinciale dell’Economia, del Comune e della Provincia di Verona col concorso della Cassa di Risparmio di Verona e Vicenza dopo che, dalla fine dell’Ottocento, per la costruzione di nuovi assi viari su cui espandere insediamenti residenziali e a servizio dell’agricoltura, per l’immagazzinamento delle merci estere e nazionali, per il deposito del grano e per la disponibilità di un impianto frigorifero adatto alla conservazione delle carni e dei prodotti ortofrutticoli, il Comune cominciò a chiedere all’autorità militare di poter entrare in possesso delle aree demaniali, in cui si manteneva il divieto di costruire, risalente al periodo asburgico, per non ostacolare il tiro di fuoco dell’artiglieria ospitata nei forti del campo trincerato di Verona Sud. Nel 1927 viene costruita la grande cella per la refrigerazione dei vagoni – la più grande d’Italia – la cui inaugurazione ebbe luogo nel 1928.

La guerra danneggia le strutture ma l’attività viene ripresa e si assiste ad un progressivo e inesorabile decadimento delle attività tradizionali di stazione ortofrutticola, di deposito di cereali e zucchero cui subentrano carta e lana. Gli impianti frigoriferi vetusti impongono il trasferimento dell’attività dei Magazzini Generali al Quadrante Europa nel 1971. L’area viene completamente abbandonata per anni, a parte la zona dedicata alla Caritas e all’Interzona, fino al concepimento nel 2002, durante l’amministrazione Zanotto, del PRUSST Verona Sud, Programma di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio promosso dal Comune di Verona. A questo è seguito nel 2005 un Piano Particolareggiato d’Iniziativa Pubblica, relativo a Verona Sud, per una superficie territoriale complessiva pari a quasi 30 ettari di area urbana, dislocata a meno di un chilometro dalle mura magistrali del centro storico. Il Piano Particolareggiato stabilisce specifiche previsioni e modalità attuative diversificate: 1) l’ambito residenziale degli Isolati di Base; 2) l’ambito ricreativo del Parco Urbano; 3) l’ambito direzionale del Polo Finanziario; 4) l’ambito dei servizi del Polo Culturale.

E veniamo all’amministrazione Tosi che, in accordo con la Fondazione Cariverona, procede con la vendita degli spazi degli Ex Magazzini Generali che vengono acquistati dalla Fondazione con fondi istituzionali nel corso del 2015, come si può leggere sul sito della Fondazione in una nota a piè della pagina 4: Il compendio […] è stato riclassificato tra gli immobili detenuti a scopi reddituali data la mutata finalità d’uso. Alla luce di tale operazione sono state “liberate” risorse per circa 30 milioni di euro rese disponibili per l’attività istituzionale della Fondazione.
Intanto il Comune procede gradualmente alla variazione dei piani stabiliti con la procedura delle Varianti che si possono leggere sul sito del Comune.
Non entriamo ulteriormente nei dettagli che chiunque potrà facilmente leggere e studiare: ci soffermiamo solo sulla constatazione del fatto che il Polo culturale e l’Auditorium previsti verranno sostituiti con un padiglione del gusto perché ceduti a Eataly e che una variante del 2015 ha scardinato gli investimenti in cultura previsti originariamente. A questo si devono aggiungere i progetti della nuova sede di Cariverona, il supermercato Esselunga, i parcheggi pertinenziali e altri edifici dedicati all’Archivio di Stato e agli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti di Verona.

Quanto siamo lontani dal livello di gestione e di investimento dell’amministrazione madrilena! Perciò non ci dobbiamo stupire se Verona, come anche l’Italia, non riuscirà a creare occupazione e a crescere come altri Paesi. Non dobbiamo però addebitare solo all’amministrazione o alle fondazioni private o pubbliche la colpa di questo disinteressamento o discontinuità di sviluppo che nascono per primi in ciascuno di noi. Siamo noi ora, come singoli e come intera cittadinanza, chiamati ad occuparci del nostro futuro e a tutelare gli spazi rimanenti della città perché vengano veramente destinati a noi e ai nostri figli, intesi come persone e non come consumatori.

La tradizione è custodia del fuoco non adorazione della cenere [Gustav Mahler]
Prendiamo esempio dalla città di Madrid.

Giulia Cortella

 
Giulia Cortella

L'autore: Giulia Cortella

Giulia Cortella è nata a Verona. Laureata in Lettere a Venezia nel 1985 è docente di Materie Letterarie in un liceo veronese. Ha soggiornato negli Stati Uniti nel 1987 per motivi di studio. Ha conseguito due master all'Università di Ferrara in Tecnologie didattiche e un'abilitazione per l'insegnamento di Storia dell'arte. Ha recentemente pubblicato un breve diario sulla vita di Jeff Buckley. giuliacortella@gmail.com

Commenti (3)

  • Dino POLI

    Quella conclusione con la frase di Mahler è davvero geniale, dopo un articolo ben circostanziato e chiaro, di cosa significa cultura e quanto può incidere sulla vita di Verona e dei veronesi. E’ lo stesso della Lirica e della Fondazione, siamo in mano a incolti.

  • Giulia Cortella

    Caro Dino,
    GRAZIE! La citazione ci è stata suggerita dall’architetto #Luca Gibello durante il convegno e di questo lo dobbiamo ringraziare particolarmente perché condensa in sintesi tutta la nostra filosofia di vita. Ma una cosa devi credere: la città si sta muovendo e non si fermerà! Dopo il letargo torna sempre il sole! Dunque tutti noi ritroviamo insieme la speranza perchè cambiare si deve e cambiare si può. CIAO!

  • grazie Giulia,
    non c’è nulla da aggiungere o commentare, solo leggere e riflettere

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