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Pensando al mio domani sono consapevole della necessità di un lavoro sicuro ma sono convinto che vestiti e orologi rappresentino solamente l’inchiostro del nostro biglietto da visita; il vero cartoncino è formato dalle nostre passioni, dai nostri talenti e dalle nostre forze che ci permetteranno in futuro di raggiungere le nostre aspirazioni. Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu sei (Machiavelli, Il Principe).

Apparire o avere? Come direbbe Shakespeare, “questo è il dilemma”. Sempre più spesso, navigando nella rete, nelle immagini diffuse tra i social o nella vita reale di tutti i giorni, ci si imbatte in personaggi con atteggiamenti stravaganti, vestiti appariscenti ed equipaggiati con il gadget tecnologico all’avanguardia e ci viene spontaneo pensare al denaro e all’impegno che il soggetto ha investito nella creazione di quell’outfit. Non solo: il popolo della rete e la mania dell’autoscatto compiaciuto stanno impazzando a ritmi di crescita vertiginosi. La diffusione del selfie altro non è che è una perfetta metafora dell’odierna tendenza al narcisismo e la rete diventa una immensa vetrina dove mostrarsi sottolineando solo ciò che si vuole mostrare di sé. È questa l’ennesima espressione, dunque, di una società nella quale ciò che conta è apparire?

In una società spinta dal desiderio di velocità e di efficienza è molto importante il biglietto da visita con cui ci si presenta; c’è sempre meno l’attitudine a valutare a fondo una persona, comprendendone fragilità e motivazioni, limitandosi solamente a banali dichiarazioni di intento ed ecco quindi che l’apparire, inteso come look esteriore e atteggiamento vincente, gioca un ruolo chiave nella società moderna.

Per poter creare una solida immagine di sé, c’è bisogno però della componente economica. Oggigiorno i lavori che garantiscono un guadagno rapido e poco dispendioso in termini di fatica vengono privilegiati soprattutto dai giovani emergenti, più facilmente attratti dal miraggio della bella vita. Risulta evidente che l’obiettivo principale, specialmente nel mondo del lavoro, è quello di fare soldi il più rapidamente possibile, magari per poter comprare un vestito simile a quello del nostro amico, a sua volta stravagante e appariscente.

Un’altra possibilità di sfoggiare la propria persona e mettersi in mostra al grande pubblico è rappresentata dai talent show. Sempre più in voga negli ultimi dieci anni, questi concorsi forniscono un trampolino di lancio per chi cerca di sfondare nel mondo della musica o dello spettacolo in generale. Come suggerisce il nome talent show, si pensa che questi programmi premino il talento del concorrente migliore ma, sempre più spesso, ciò che colpisce i finanziatori e le giurie sono l’apparenza, il bell’abito e la capacità di piacere al pubblico e di riscontrare approvazione. Questo trend, ahimè pericoloso, oltre a non rappresentare un modello positivo, premia indirettamente una mancanza di ideali solidi e una superficialità nel giudicare.

Erich Fromm
Erich Fromm

Come scrive Erich Fromm in Avere o essere “Gli individui che fanno propria la modalità di vita dell’avere, godono della sicurezza ma sono per forza di cose insicuri. Dipendono da ciò che hanno come denaro, aspetto fisico, potere, beni, in altre parole in qualcosa che è al di fuori di loro. Ma che ne è di loro se perdono ciò che hanno? Se quindi sono ciò che ho e ciò che ho è perduto, chi sono io?”. In un periodo di recessione economica in cui il bisogno di denaro si fa sempre più presente, è giusto che i giovani indirizzino il proprio percorso di studi verso un lavoro che in futuro possa garantire loro un guadagno cospicuo o è meglio seguire le proprie passioni senza preoccuparsi del fattore economico?

Personalmente, anche nel mio piccolo, avverto l’esigenza di disporre di un’immagine di me completa e forte per poter avere una possibilità in futuro. Pensando al mio domani sono consapevole della necessità di un lavoro sicuro e redditizio e fortunatamente l’ambito economico mi attrae molto, ma sono convinto che vestiti e orologi rappresentino solamente l’inchiostro del nostro biglietto da visita; il vero cartoncino è formato dalle nostre passioni, dai nostri talenti e dalle nostre forze che ci permetteranno in futuro di raggiungere le nostre aspirazioni.

Seppure sia difficile generalizzare una stretta correlazione tra essere e avere, esistono casi di persone che hanno saputo fare la differenza dimostrando impegno e dedizione verso chi ha di meno. È il caso di William Salice, mancato l’ultimo dello scorso anno, imprenditore e inventore del celebre ovetto Kinder della Ferrero, da me conosciuto personalmente. Una volta in pensione, ha investito la liquidazione ottenuta fondando “Color Your Life”, fondazione la cui missione è quella di scoprire giovani talenti in situazioni di disagio garantendo loro una formazione di eccellenza e aiutandoli a trovare il proprio sbocco professionale. Questo è il chiaro esempio di chi ha fatto buon uso del proprio avere.

Ciò che secondo me manca in questi giorni sono degli ideali che ci permettano di inseguire tenacemente le nostre passioni per raggiungere degli obiettivi, senza cadere in tranelli che vendono il successo ad un prezzo inferiore. Chi è concentrato sull’apparenza e dimostra di rincorrere il denaro facile è pur sempre ripiegato su di sé e privilegia una dimensione individuale; sarebbe bello pensare invece a una dimensione più allargata; e in questo modo gettare le basi per valori come la condivisione, la solidarietà e l’impegno sociale.

Alessandro De Nadai
IV AS, Liceo G. Fracastoro, Verona

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