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Damiano Tommasi: «Faccio parte di una categoria che ha molta visibilità e mi pare giusto mettermi a disposizione per cercare di risolvere problemi di natura sociale».

Damiano Tommasi è un calciatore ancora in attività, centrocampista del La Fiorita di San Marino, squadra con la quale ha giocato in Europa League ed attuale presidente dell’Associazione Italiana Calciatori. Tommasi è nato a Negrar (Verona) 42 anni fa, sposato, sei figli, impegnato nel sociale con varie iniziative ed associazioni delle quali è attivo sostenitore e testimonial.
– Tante attività per un calciatore ancora attivo. Tommasi, dove trova il tempo per allenarsi?
«E’ vero, tempo non ne rimane molto, però non manco mai l’appuntamento domenicale. Mi piace giocare e continuerò a farlo finché posso».
– E l’avventura europea con la squadra sammarinese?
«L’obiettivo è disputare la Champions League, l’anno scorso abbiamo vinto la Coppa di San Marino e abbiamo disputato l’Europa League, se vinciamo il campionato locale andremo in Champions, continuando una bella avventura, vediamo se accetteranno di far giocare un ultraquarantenne come me».
– La sua presenza nel mondo del calcio è un po’ anomala, non ha mai pensato di fare l’allenatore, come tanti altri colleghi?
«Ad oggi no, perché non so se sono portato per questo, non sono certo di avere le qualità necessarie e soprattutto per poter esercitare quella attività occorre frequentare il corso di abilitazione a Coverciano, cosa che mi riuscirebbe alquanto difficile, visto che dura vari mesi e occorre la frequenza costante; al momento mi diverto ancora a giocare».

Damiano Tommasi

– Il mondo del calcio attuale lo vede diverso da quello che ha vissuto durante la sua carriera, perlomeno rispetto a quando aveva vent’anni in meno?
«Si inizia presto, spesso sui figli ci sono aspettative fuori luogo, si cerca la scuola calcio che si ritiene migliore, ci si aspettano grandi risultati. Invece i numeri parlano chiaro, pochissimi possono ambire ad arrivare ai vertici, perché qui non siamo in un mondo come quello scolastico, come all’università, dove consegui un titolo e puoi legittimamente ambire ad esercitare una professione adeguata ed appagante. Nel Calcio ci sono tante variabili, non si vuol tenerne conto e le troppe aspettative incidono anche su tutta l’organizzazione territoriale; secondo me si dovrebbe puntare molto di più all’aspetto amatoriale, alla possibilità di socializzare, di crescere all’interno di un gruppo, ad acquisire un senso di disciplina. Così si perdono per strada i valori sportivi, anche quello dell’agonismo, che è comunque educativo. A livello agonistico di vertice ormai l’aspetto di bussines prevale su tutto. La passione sportiva non conta quasi più. Che il presidente federale sia un banchiere la dice lunga su quali siano gli aspetti prevalenti… i numeri ormai sono quelli che contano: ritorno economico degli investimenti, i contratti televisivi, il merchandising ecc. ecco cosa conta oggi, nel calcio, ma anche in altri sport».
– Questo anche per la base?
«Sì, perché si imitano gli aspetti deleteri del grande calcio, con l’organizzazione improntata al risultato, con gli esoneri degli allenatori, impostando una modalità di vivere l’esperienza sportiva che porta poi alla delusione quando, tra i 14 e i 18 anni, ci si rende conto che magari si è bravi, ma non in grado di arrivare a certi traguardi, e allora si abbandona repentinamente, perdendo quanto di buono si era riusciti ad acquisire, anche a livello umano».
– Uno sportivo ha sempre un obiettivo prossimo, qual è quello del suo futuro?
«A maggio abbiamo avuto le elezioni dell’Associazione calciatori, per mia scelta, per nostra scelta, ho rinnovato l’impegno di presiedere l’associazione ancora per tre anni. Abbiamo avuto un presidente, l’avvocato Campana, che lo ha fatto per oltre quarant’anni, io cercherò di creare i presupposti per un avvicendamento al termine di questo mandato. Anche perché abbiamo inserito il limite dei mandati, quindi questo sarà l’ultimo per me. L’obiettivo durante questi tre anni è di cercare di rendere ancor più consapevoli gli iscritti dei loro diritti e dei loro doveri, della consapevolezza della loro professionalità, in un mondo bellissimo, ma anche pericoloso; stiamo lavorando sull’aspetto previdenziale e del dopo carriera».
– Continuerà anche a fare testimonianza sociale?
«Faccio parte di una categoria che ha molta visibilità e mi pare giusto metterla a servizio di problematiche sociali, non mi sono mai sottratto alla responsabilità di lavorare per il mondo che abbiamo intorno. Ma non sono l’unico, ve ne sono tanti altri, come un mio ex collega che, assieme alla moglie, accoglie i bambini in tenera età, fino ai tre anni, che sono in attesa di adozione; lui, come tanti altri, cerca di dare aiuto, in silenzio».

Lorenzo Dalai

Lorenzo Dalai

L'autore: Lorenzo Dalai

Lorenzo Dalai è nato a Verona il 14 ottobre del 1952. Si è laureato in filosofia nel 1976, è sposato con Marilisa e ha tre figli. E' stato responsabile dell’organizzazione aziendale di una catena di supermercati. Consigliere provinciale dal 2009 al 2014. Dal 1980 al 1988 Consigliere nazionale della Federazione Italiana Canoa Kayak, dal 2006 al 2007 Consigliere d’amministrazione di AMIA Verona Spa, dal 2008 al 2011 Consigliere d’amministrazione di AMT Verona Spa. Attualmente Consigliere comunale ad Erbezzo. mailto:lorenzo.dalai@gmail.com

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