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Il 10 giugno 2015 FAI e Università hanno siglato un accordo triennale finalizzato all’approfondimento della conoscenza del monumento cittadino ricordato per la peste del 1630 e per l’esplosione di un deposito di munizione nel 1945 dove persero la vita almeno 30 persone.

Venerdì 20 gennaio al Palazzo della Gran Guardia di Verona, il FAI – Fondo Ambiente Italiano e l’Università degli Studi di Verona, ha presentato alla cittadinanza, in una giornata di studio aperta al pubblico, i primi risultati delle ricerche condotte sul Lazzaretto di Verona.

Il Lazzaretto, progettato dall’architetto Michele Sanmicheli fu costruito tra il 1549 e il 1628 per ospitare i malati contagiosi in una sede isolata ma vicina al centro di Verona. Nel 1630, quando scoppiò in città un’epidemia disastrosa di peste, arrivò ad accogliere fino a 5000 malati. La struttura fu utilizzata in seguito come ospedale militare durante la campagna napoleonica e successivamente come deposito di polveri e munizioni, le stesse che ne causarono la quasi totale distruzione in occasione di una violenta esplosione, avvenuta il 20 maggio del 1945, in cui persero la vita almeno 30 persone.

Il 10 giugno 2015 FAI e Università hanno siglato un accordo triennale finalizzato all’approfondimento della conoscenza del monumento cittadino, in vista del suo recupero, il cui progetto era stato affidato dal Comune al FAI il 3 ottobre 2014 con l’obiettivo di riqualificare un’area della città oggi isolata e degradata e di restituire ai Veronesi un monumento che appartiene alla loro storia, immerso in un angolo di paesaggio rurale e naturale intatto a pochi minuti dal centro. Il primo anno di collaborazione ha portato all’approfondimento delle seguenti tematiche:

1. Dal paesaggio naturale al Medioevo (coordinamento dei proff. Patrizia Basso e Fabio Saggioro): si è lavorato sulla ricostruzione storico-archeologica del contesto territoriale del Lazzaretto, per evidenziarne le tracce naturali e antropiche, per risalire ai vecchi corsi dell’Adige e individuare strutture e infrastrutture insediative; si è fatto ricorso a strumenti di indagine propri del telerilevamento (in particolare lo studio aerofotografico dell’area e l’analisi di rilievi LiDAR) che hanno portato alla redazione di un censimento dei dati archeologici individuati nell’area e alla realizzazione di un sistema GIS per la gestione dei dati;

Il Lazzaretto di Verona (Foto Daniela Bruno, FAI)

2. Il paesaggio in epoca medievale e moderna (coordinamento del prof. Silvino Salgaro): partendo dalla raccolta della cartografia disponibile, tanto manoscritta (presente negli archivi di Stato di Venezia e Verona) che a stampa (reperibile presso enti cartografici e biblioteche), si è tentato di ricostruire le caratteristiche territoriali che hanno indotto la comunità urbana a scegliere quel sito per la collocazione del Lazzaretto; sono state inoltre analizzate tutte le trasformazioni antropiche dell’area con particolare riferimento alle modifiche del corso dell’Adige;

3. La storia edilizia del Lazzaretto (coordinamento del prof. Gian Maria Varanini): una mirata ricerca della ricca documentazione solo in parte edita e studiata – testuale, grafica e cartografica – conservata presso l’Archivio di Stato di Verona, ha permesso di ricostruire la storia architettonica dell’edificio a partire dall’approvazione del progetto di Giovanni Giacomo Sanguinetto nel 1547 e dalle curiose dinamiche del suo cantiere, fino al principio del XVII secolo;

4. L’organizzazione e la funzione del Lazzaretto (coordinamento della prof.ssa Marina Garbellotti): attraverso l’analisi di documenti editi e inediti e delle strutture portate alla luce anche grazie ai lavori condotti, è stato indagato il ruolo del Lazzaretto nell’ambito dei provvedimenti attuati dall’amministrazione cittadina per contrastare il propagarsi della peste, nonché l’organizzazione interna dell’istituto assistenziale (personale, approvvigionamento, misure repressive, cure impartite), il trattamento degli appestati e la commistione tra sanità e commercio, cioè la funzione del Lazzaretto all’interno del sistema doganale.

Altri argomenti dell’incontro hanno riguardato: lo studio storico-artistico del complesso monastico medievale di San Pancrazio (proff. Fabio Coden e Tiziana Franco); le misure sanitarie in tempi di peste e l’istituzione degli uffici sanitari (prof.ssa Marina Garbellotti); le riforme ospedaliere e il primato veneto nell’«invenzione» dei lazzaretti per curare i malati infettivi (prof. Francesco Bianchi). Un’altra triste pagina della storia ha chiuso l’incontro: le toccanti testimonianze dei sopravvissuti alla tragica esplosione del 1945.

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