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L’Ostello di Villa Francescatti nel mirino del Sindaco di Verona per come vengono accolti i richiedenti asilo, ma avercene di residenze così. Davvero i problemi degli immigrati sono l’acqua di rubinetto e la regola di non occupare i letti durante il giorno? Cari amici africani, non fatevi strumentalizzare da chi è già in campagna elettorale. Il silenzio del Vescovo.

Per il pernottamento e la prima colazione all’Ostello della gioventù di Verona si pagano 18 euro. Il pranzo e la cena costano 8 euro. Questo è il conto che dal 1984 al 2015 è stato presentato ai 561.277 giovani provenienti da ogni parte del mondo e che hanno utilizzato Villa Francescatti come punto di riferimento per visitare Verona.

Ai personaggi illustri che passano all’Ostello, attratti dalla singolarità dell’ambiente, viene offerto lo stesso menù dei circa 90 richiedenti asilo oggi ospitati nel contiguo ex convento di Santa Chiara. A Serge Latouche, filosofo ed economista della decrescita di fama mondiale, quando venne il 12 novembre 2014 non portarono caviale e champagne, ma “risotto all’Amarone, molte verdure, pollo, vino biologico non industriale e Sbrisolona con Recioto”.

L'Ostello della gioventù di Villa Francescatti (Verona)
L’Ostello della gioventù di Villa Francescatti (Verona)

Diversamente dai negozi cittadini, all’Ostello d’inverno le porte sono ben chiuse e la temperatura all’interno non è mai esagerata, in coerenza con lo stile della casa e la necessità di inquinare il meno possibile. In compenso, nella sala grande il camino è spesso acceso e attorno al fuoco si raccontano belle storie. Si beve acqua di rubinetto, una ricchezza non scontata, soprattutto in certe parti del mondo.

L’Ostello ha anche una storia. Si trova in una villa donata da Giovanna Paganini Francescatti per accogliere i giovani. A partire dal 1978, sotto la guida del Centro Cooperazione Giovanile Internazionale, fiumi di volontari, soprattutto scout, qui hanno fatto da muratori, idraulici, elettricisti, falegnami e giardinieri per realizzare quello che oggi è considerato l’Ostello più bello d’Europa, non necessariamente il più comodo.

La bellezza, a saperla vedere, non è solo materiale e spesso è nelle pieghe della ruvidità che si trovano cose autentiche. I temi dell’accoglienza e della pace a Villa Francescatti sono di casa. Sono stati fatti incontri, convegni, spettacoli, pubblicati libri: «un messaggio di civiltà che la città consegna ai suoi ospiti – ha scritto recentemente Fiorenzo Scarsini, fondatore e direttore dell’Ostello – . Senso della storia, significato dell’arte, bisogno di bellezza, ricerca di verità sono tutti temi che percorrono il cammino dei giovani ed ai quali l’ospitalità povera ed essenziale che viene loro offerta si fa veicolo per la comprensione e la trasmissione di valori».

Anni Settanta, volontari al lavoro per il restauro dell’Ostello Villa Francescatti

Naturale che questa esperienza, di cui Verona dovrebbe essere molto orgogliosa, incrociasse nel 2011 il cammino dei richiedenti asilo e che lo facesse rispettando la sua natura perché, come spiega Pier Luigi Solari che fa parte del Cda, «la sosta all’Ostello non è tempo per l’ozio ma periodo di formazione e riflessione durante il quale sono attivati corsi di lingua italiana, educazione civica, normativa del lavoro». Che tradotto vuol dire: «non vogliamo vedervi tutto il giorno qui sulle brande a fare niente, fino a quando durerà questa situazione investite sul vostro futuro e se potete rendetevi utili».

«L’Ostello risponde ad una responsabilità che è di tutta la città» scrive ancora Scarsini, ma le dichiarazioni del Sindaco di Verona non pare esprimano questa consapevolezza. Mercoledì 28 dicembre da Palazzo Barbieri esce un primo comunicato dove Flavio Tosi, senza fare nomi ma fornendo gli elementi necessari all’identificazione dell’Ostello, parla di «comportamento scorretto» da parte di «un soggetto privato che per il servizio di accoglienza percepisce giornalmente circa 30 euro per diverse decine di migranti».

Una dichiarazione sconcertante, non per la critica espressa – che poteva essere oggetto di un responsabile confronto tra le parti – ma per il fatto che inviandola ai giornali assomiglia molto a una bomba gettata in un campo minato. E infatti, come da manuale, ecco il giorno successivo la reazione dei migranti che in via Santa Chiara bloccano il traffico lamentandosi per come vengono trattati (latte scaduto, acqua di rubinetto, freddo, carne di maiale ai musulmani, allontanamento dalle camere dopo una certa ora e tante altre accuse che però o vengono smontate motivando o non reggono le verifiche).

Ostello della gioventù, scuola di italiano per richiedenti asilo

Non contento, dopo aver allertato il Prefetto, mercoledì 4 gennaio Tosi stigmatizza la manifestazione dei richiedenti asilo, ma rincara la dose nei confronti dell’Ostello, parlando di «persone costrette a bighellonare per il quartiere, non potendo usufruire delle proprie stanze». Scattano le ispezioni della prefettura, cresce la tensione, è in atto uno sciopero della fame da parte degli immigrati, altre manifestazioni e altra benzina sul fuoco mentre manca poco alle elezioni comunali.

Cari amici africani, quali sono le ragioni vere, quelle per cui vale la pena protestare? Non il latte scaduto, il freddo, l’acqua di rubinetto ma un sistema che non funziona, che vi tiene inchiodati a Verona per mesi, anni. Un sistema che a livello europeo non modifica il regolamento di Dublino che obbliga i richiedenti asilo a rimanere nel Paese in cui arrivano. Un sistema che non applica la Direttiva 55 del Consiglio dell’Unione per il rilascio di un soggiorno europeo temporaneo in caso di flussi migratori straordinari. E poi l’Italia, dove il rifiuto dei comuni a organizzare gli SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) crea quelle situazioni emergenziali dove si aggirano le mafie.

Silenzio da parte della Diocesi, proprietaria di Villa Francescatti e legata all’Ostello da un comodato d’uso in scadenza il 31 dicembre 2017. Il Vescovo in questi giorni lo abbiamo letto sul quotidiano locale lodare la sua Caritas per come sa accogliere i richiedenti asilo. Quando si dice essere al di sopra delle parti.

Giorgio Montolli

 
Giorgio Montolli

L'autore: Giorgio Montolli

Giorgio Montolli è un editore e giornalista nato a Verona il 22 giugno 1960. Dopo 12 anni come redattore al settimanale Verona Fedele, nel 1997 apre lo Studio Editoriale Giorgio Montolli che svolge lavori di grafica e impaginazione per conto terzi. Editore dei giornali Verona In (2003) e Opera Arenamagazine (2017), dal 2009 organizza nelle scuole il Corso "Come si fa un giornale" e pubblica L'Ansa dell'Adige che raccoglie gli articoli degli studenti. Dal 2013 è titolare del marchio Smart Edizioni. giorgio.montolli@inwind.it

Commenti (2)

  • Giorgio Massignan

    L’ ottimo servizio che l’Ostello della Gioventù da decenni offre alla comunità dei giovani che visitano la nostra città e da qualche anno anche ai profughi, nuoce alle operazioni immobiliari su Villa Francescatti. E’ noto che la Curia, proprietaria dell’immobile, intende venderlo, naturalmente libero da attività “socialmente utili”. Quale occasione migliore approfittare di quanto sta accadendo per giustificare il mancato rinnovo del contratto, tra poco in scadenza. Per quanto riguarda il sindaco Tosi, per lui ogni occasione è buona per cavalcare la demagogia e il populismo, pur di raccattare qualche voto. Coloro che nel PD intendevano, forse intendono ancora, allearsi a Tosi per motivi elettorali, dovrebbero prenderne atto.

  • Redazione

    La “riabilitazione” da parte della Prefettura di Verona dell’operato dell’ostello della Gioventù nella gestione dei richiedenti asilo, chiude formalmente una bruttissima pagina della politica cittadina e chiude la bocca a coloro che, pur avendo primarie responsabilità istituzionali, si sono dilettati a rimestare nel torbido con il risultato di mettere in fibrillazione per giorni l’intera città. E’ stato appurato che nella mensa dell’ostello non si somministrano cibi scaduti e che nessuno viene costretto a bighellonare per strada. L’auspicio è che il consiglio di amministrazione dell’Ostello ritrovi ora le motivazioni per continuare questa esperienza. Lungi dal risolvere il problema, una loro rinuncia costringerebbe a ricollocare le persone che hanno in carico. E’ altresì auspicabile che d’ora in poi ci sia maggiore e fattiva collaborazione tra il sistema dell’accoglienza e le istituzioni politiche locali e che si lavori concretamente alla risoluzione delle tante criticità che rendono così lunghi i tempi di esame delle pratiche.

    I consiglieri comunali Pd Luigi Ugoli ed Eugenio Bertolotti

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