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Il Monte Baldo tra natura e guerra. Definizione ed evoluzione di un paesaggio militare è il titolo della tesi di laurea in Geografia del paesaggi di Francesco Premi, che presenta questa singolare montagna veronese e trentina partendo da una prospettiva originale e per molti versi inedita.

Il Monte Baldo è la montagna per eccellenza dei veronesi, anche se in parte ricade in territorio trentino, ed era noto soprattutto per essere il Giardino d’Europa. Questa insolita propaggine alpina che si allunga verso la pianura padana è stata decantata per la sua straordinaria ricchezza floristica che si è conservata grazie ad una serie di favorevoli situazioni climatiche, geografiche e morfologiche.

Meno noto è il fatto che la montagna sia stata negli ultimi secoli il teatro di interventi bellici e militari che hanno lasciato segni durevoli nel suo paesaggio. Questa lacuna viene efficacemente colmata da Francesco Premi con la sua tesi di laurea in Geografia del Paesaggio presso l’Università di Bologna: Il Monte Baldo tra natura e guerra. Definizione ed evoluzione di un paesaggio militare. Già laureato in Scienze politiche, Premi con questo eccellente lavoro ha vinto il primo premio assoluto al concorso “De Cia Bellati Canal” bandito dall’Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e Culturali e dal Gruppo Italiano Scrittori di Montagna e Club Alpino Italiano; inoltre, un articolo estratto dalla tesi ha vinto il terzo premio al concorso “Uomo – Territorio Scritti di etnografia e paesaggio” bandito dall’Azienda di Promozione Turistica Pinè-Cembra.

Lo studio di Premi sul Baldo concorre a confermare la straordinaria rilevanza che il paesaggio militare ha per il territorio veronese. Basti solo pensare che le opere fortificatorie romane, scaligere, rinascimentali e infine austriache hanno contribuito a decretare Verona Patrimonio dell’Umanità.

Trincea a Punta Redutte, Monte Baldo
Trincea Puna Redutte, Monte Baldo

Come tiene a sottolineare nell’introduzione, l’autore parla di “Paesaggio militare” e non di “paesaggio di guerra” in quanto nel testo vengono messe in evidenza non tanto le azioni belliche, quanto le stratificazioni degli interventi che hanno trasformato il territorio. Secondo Premi “Il paesaggio militare è in conclusione da considerarsi come paesaggio culturale nella misura in cui esso integra anche ‘elementi funzionali minori ma morfologicamente e visivamente importanti’ dando loro una precisa collocazione nelle pieghe della storia del territorio” .

Mano a  mano che si avanza nella lettura si coglie che la “visione” militare di un territorio non è la fredda descrizione di luoghi più o meno adatti a condurvi azioni offensive o difensive, ma una interpretazione minuziosa e competente di un paesaggio di confine visto via via da diversi specialisti con l’occhio esperto del geografo, del geologo, dell’ingegnere. Scopriamo così che il Baldo, straordinaria porta tra la pianura e la montagna, tra la cultura padano-veneta e quella alto-atesina, diaframma tra il Lago e l’Adige era un crocevia, era luogo di confine per eccellenza. Dice l’autore: “Sarà proprio la sua collocazione di confine ad attribuire progressivamente ed in maniera crescente al Monte Baldo segni e caratteristiche proprie di un paesaggio militare nei secoli immediatamente successivi”. Premi suggerisce come il Baldo, persa la funzione militare, conservi potente anche oggi il suo carattere di confine geografico e paesaggistico.

Il libro, ripercorrendo le numerose vicende storiche a partire dal XVI secolo, offre anche l’occasione di dare un significato ai luoghi. Come il pericoloso e straordinario sentiero del Ventrar “che dalla Colma di Malcesine porta sul versante est del Monte Baldo è conosciuto ancora oggi come “sentiero dei contrabbandieri”. O la località Corona, luogo di presidio militare oltre che luogo di culto della Madonna, descritto nella carta dell’Almagià per l’originale sistema di accesso con ascensore azionato da un argano che ci ricorda gli arroccati santuari delle Meteore in Grecia. O come le ripetute funzioni militari riescano a cambiare i toponimi come ai primi dell’800 quando “la cima del Monte Maggiore – a quota 2200 metri – ormai sito di rilevanza dal punto di vista militare in quanto funge da punto di segnalazione con fuochi con i reparti dislocati in pianura, prende il nome di Cima Telegrafo, con il quale è ancora oggi conosciuta”

Premi ci fa guardare il Monte Baldo come un paesaggio in continuo movimento. Ad esempio molti boschi, pascoli, strade che vediamo oggi, e che spesso ci sembrano immutati nel tempo, sono il risultato di precise esigenze militari: “a incidere sul paesaggio baldense non è tanto l’opera dell’artiglieria pesante, praticamente assente, quanto la realizzazione di infrastrutture logistiche: in primis – ma non solo – strade e trincee […]. Opere, va precisato, i cui obiettivi – nella fattispecie l’esigenza di vigilare e controllare i versanti della montagna – implicano spesso un disboscamento a largo raggio”.

Novezza, verso Monte Erbe (Monte Baldo)

Numerose citazioni in lingua originale (inglese, francese, tedesco, latino…) di ufficiali militari e studiosi rivelano lo spirito del ricercatore attento e documentato che va alle radici delle informazioni e costituiscono una fonte straordinaria sia per gli esperti che vogliono approfondire la conoscenza del Baldo, che per i semplici appassionati di questa singolare montagna. Ricca anche la documentazione iconografica con le antiche carte topografiche che testimoniano più di qualsiasi discorso che l’intento dei cartografi, specie quelli più antichi, non era tanto una rappresentazione fedele ed oggettiva del territorio, ma coniugando disegno e testo letterario, era la narrazione di un paesaggio anche a chi non era del mestiere.

L’autore conclude il lavoro con un interrogativo che permea tutta la sua ricerca e cioè come inspiegabilmente la “dimensione militare non sia stata tenuta nella giusta considerazione nei vari studi relativi al paesaggio del Monte Baldo” e come questo ambiente“andrebbe dunque ri-valutato, affinché la sua definitiva connotazione in questo senso stimoli la presa di coscienza della necessità di progetti di tutela, salvaguardia e valorizzazione”.

Queste pressanti domande ed esigenze di tutela, che dovrebbero valere per ogni paesaggio degno di tale nome, tuttavia non otterranno risposta finché soprattutto le popolazioni umane che abitano il territorio non ritrovano la consapevolezza di ‘appartenere ad un paesaggio’.

Alberto Ballestriero

Alberto Ballestriero

L'autore: Alberto Ballestriero

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. E’ socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari - divagazioni di un giardiniere sul paesaggio” E’ socio fondatore dell’Osservatorio territoriale Verona Polis. ballestriero@gmail.com

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