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Fuori era estate

L’incontro dell’autore con alcune donne seguite da una psicologa che le aiuta a superare il trauma del post aborto.

Una piccola galleria, Fonderia 20.9, in Via XX Settembre 67, un quartiere storico, Veronetta, un nome che riprende quello che era un ambiente lavorativo, una fonderia, riutilizzato per fondere idee, cultura, arte, innovazione, e tanti giovani, si i giovani che tutti criticano ma che ci sono: sabato all’inaugurazione della mostra fotografica di Luigi Cecconi Fuori era estate c’erano tantissimi giovani.

Un progetto culturale e sociale incredibile; un progetto sugli effetti emotivi dell’interruzione di gravidanza, raccontati tramite una trasposizione fotografica delle immagini oniriche descritte da donne che hanno vissuto l’esperienza in prima persona. Un progetto sull’aborto, o meglio sugli aspetti dell’aborto da cui ci sentiamo esenti, ossia il post-chirurgico, il dopo immateriale. Un progetto sul sogno, con il suo carico di cliché a copertura della sua meno romantica, ma ancora attuale, valenza sociale e collettiva. Non solo. Un progetto fotografico sui sogni causati dall’aborto. Nemmeno l´ancora dell’astrazione a parziale salvaguardia delle implicazioni di un obiettivo tanto rischioso. Ma questo progetto lo chiamava, lo aspettava da troppo tempo, motivazioni personali, desiderio di raccontare.

L’incontro dell’autore con alcune donne seguite da una psicologa che le aiuta a superare il trauma del post aborto, un diritto conquistato ma dolorosissimo da attuare, sopratutto in Italia dove ancora oggi un legge dello Stato è osteggiata e spesso inapplicabile a causa della massiccia presenza di medici obiettori nelle strutture pubbliche, dove molte donne sono costrette a subire una violenza psicologica perché trattate come assassine, oltre a subire il trauma di una scelta che sarebbe giusto portare a termine in sicurezza, assistite e curate invece di essere osteggiate, dimenticate.
Ogni immagine è parte di un sogno, Luigi racconta alcuni de loro sogni, il racconto rinchiuso in una immagine, ogni donna ha un luogo in particolare che ricorda, che ha segnato la loro vita in quel particolare e doloroso momento.
Il coraggio di un uomo che affronta e in punta di piedi decide di dare voce, raccontare per immagini, tradurre in foto simbolo ciò che ha ascoltato con pazienza; foto trasportate su carta realizzata a mano, sospese in cornici, come i sogni che racconta.

In una città vorticosa, impegnata dalle imminenti feste natalizie, dallo shopping, dai mercatini che imperano, in un luogo di periferia, ma appartenente ancora al centro storico di Verona, si è tentato con successo di fare cultura, questa è la Verona che nonostante tutto emerge, viva e pulsante.

Fuori era estate, immagini di Luigi Cecconi: Fonderia 20.9, via XX settembre 67, Verona, dal 17.12 al 14.01.2017.

 

 

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