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Il graffito-preghiera nella chiesa ora finalmente riaperta: “Iddio voglia riaprir queste porte al popolo”. La figlia del musicista Uberto Zanolli vi riconosce la firma del padre e rievoca quelle serate del 1948 al Teatro Romano: «Papà venne poi in Messico, come maestro al seguito di Maria Callas, e qui sono nata e vivo io».

Betty Zanolli Fabila, figlia del Maestro Uberto Zanolli

Siro è uno di quei santi declassati, ma tanto simpatici. Come Giorgio, un altro che ha la sua chiesa veronese ora inserita nell’itinerario Verona Minor Jerusalem. Forse si tratta di un personaggio leggendario più che storico, ma Giorgio continua a essere veneratissimo nell’originario Medio Oriente e sorriderà degli increduli con ironia britannica, non per niente resta patrono d’Inghilterra. Spiritoso, ma in modo più carnalmente partenopeo, anche Gennaro: quando al Concilio Vaticano Secondo fu declassato a culto locale, sui muri di Napoli apparve la scritta Genna’, futtetenne! E Siro, venerato con santa Libera nella chiesetta al Teatro Romano, è davvero lui il ragazzino che portò i cinque pani e due pesci bastati a Gesù per sfamare 5.000 persone (Matteo 14, 13-21)? Davvero poi venne al Teatro Romano, a celebrare la prima messa a Verona? Eppoi finì vescovo a Pavia, che lo onora come suo patrono?

Comunque sia, il 9 dicembre resta il giorno della sua festa ed ecco cosa è successo venerdì scorso, giorno di san Siro. Alle 21 suona il telefono. Chiamata dal Messico. «Ho letto su Verona In l’articolo Porte aperte profezia da compiere, sulla scritta che ha commosso i restauratori al Teatro Romano. Riconosco la firma di mio padre, Uberto Zanolli». Lo dice sua figlia, Betty Zanolli Fabila. «C’è scritto il cognome, dopo le parole ‘Iddio voglia riaprir queste porte al popolo’ e la data 13/6/48. Sotto l’iniziale del cognome, poi, si vede tracciata una stella: era l’autografo di papà. Metteva la stella dappertutto, anche nel titolo della sua raccolta di poesie, Non una stella, che avete citato nell’articolo su Verona In. La faceva tracciare anche a me, la stella, da bambina, prima ancora che imparassi a scrivere, come esercizio di calligrafia».

La stella autografa di Uberto Zanolli, la firma fornita dalla figlia Betty, quella sullo stipite di San Siro e la locandina del 1948 che invita alla sacra rappresentazione al Teatro Romano
La stella autografa di Uberto Zanolli, la firma fornita dalla figlia Betty, quella sullo stipite di San Siro e la locandina del 1948 che invita alla sacra rappresentazione al Teatro Romano

Betty Zanolli Fabila, pianista, che come nell’uso ispanico unisce al cognome paterno quello materno, riapre per noi l’album dei ricordi familiari. «Quel 13 giugno 1948, come avete scritto, papà era al Teatro Romano per dirigere l’orchestra in una sacra rappresentazione, Il Mistero de la Passione. Conservava la locandina e fotografie».

Forse nel coro di San Siro e Libera, sulla cui porta si trova il graffito-preghiera, provava l’orchestra diretta da Zanolli, o lì si erano rifugiati i musicisti per ripararsi dalla pioggia che quella domenica rovinò la serata. Doveva essere la replica del riscatto, dopo la delusione della prima. Un mezzo disastro “essendo venuta a mancare”, scrive Il Gazzettino del lunedì, 14 giugno 1948, “anche la collaborazione della Polifonica della Cattedrale”. Senza coro, con “l’azione scenica affidata a dilettanti” e “un’inesperta regia”, era stato proprio Zanolli ad “aver cercato, nei limiti del possibile, di mantenere l’atmosfera necessaria alla sacra rappresentazione”. Gliene dà atto anche la recensione sul giornale Il Lavoratore, apparsa a sigla E.E. il 20 giugno 1948. “Stupenda” è definita la trascrizione fatta da Zanolli per il corale di Bach Vieni o dolce morte: “Il maestro Uberto Zanolli ha rivelato di possedere qualità superbe di direttore d’orchestra”, concludeva Il Lavoratore, “che l’avvenire saprà senza dubbio confermare”.

Uberto Zanolli (a destra) davanti la locandina che invita i veronesi alla sacra rappresentazione alTeatro romano
Uberto Zanolli (a destra) davanti alla locandina della sacra rappresentazione al Teatro Romano

«Infatti – conferma la figlia Betty Zanolli Fabila –, in Messico è stato direttore d’orchestra permanente a l’Academia de la Opera, autore, docente e musicologo: suo il merito per la riscoperta del compositore settecentesco Giacomo Facco». A propiziare la fortuna di Zanolli in America era stato un altro debutto veronese, ben più trionfale del flop al Teatro Romano: quello di Maria Callas in Arena, nella Gioconda del 1947. La grande cantante, diventata signora Meneghini, abitava allora a Verona e da lì a pochi anni, già diventata star internazionale, scritturò Zanolli come maestro al seguito. «Papà venne in Messico, dove conobbe e sposò mia madre, il soprano Betty Fabila – continua la figlia –, e da allora fino alla morte, avvenuta nel 1994, è stata una popolare figura nella cultura messicana, grazie anche a centinaia di sue trasmissioni radiofoniche».

Le serate del 1948 al Teatro Romano erano un lontano ricordo, come quei dilettanti veronesi tra cui, “ieratico Cristo” (come scrive Il Lavoratore) Nino Pozzo: il burattinaio che ha avuto in don Marco Campedelli, ora co-parroco a San Nicolò, l’ultimo allievo. Pioveva, quel 13 giugno 1948, le rovine del Ponte Pietra stringevano il cuore, la sacra rappresentazione, musica a parte, più che commuovere faceva pietà. Però quella voce di soprano, “la più bella mai sentita in Arena”, e Verona bella nonostante le sue ferite, compresa questa dimenticata chiesetta di San Siro e Libera, Iddio voglia…

Il Teatro romano nel 1948, durante l’allestimento per la sacra rappresentazione

«In primavera sarò in Italia –, conclude Betty Zanolli Fabila dal Messico – per le iniziative che sto organizzando nel centenario della nascita di mio padre. Verrò a San Siro e Libera a vedere la stellina e la firma lasciate da papà. Come dice? Oggi che la ho clamato è il giorno di san Siro?». Scoppia una fragorosa risata, che dev’essere l’uso messicano delle signore eleganti, per nascondere quando piangono.

Giuseppe Anti

San Siro e Libera al Teatro Romano (Verona)
San Siro e Libera al Teatro Romano (Verona)
San Siro e Libera al Teatro Romano (Verona)
San Siro e Libera al Teatro Romano (Verona)
San Siro e Libera al Teatro Romano (Verona)
La firma di Uberto Zanolli sullo stipite della chiesa di San Siro

Giuseppe Anti

L'autore: Giuseppe Anti

Giuseppe Anti è nato a Verona il 28 agosto 1955. Giornalista, si è occupato di editoria per ragazzi e storia contemporanea; ha curato fino al giugno 2015 gli inserti "Volti veronesi" e le pagine culturali del giornale L'Arena. giuseppe.anti@libero.it

Commenti (2)

  • Giulia Cortella

    Ecco che cosa significa conservare la memoria e tramandarla ai posteri. Senza questo intervento probabilmente sarebbe passata la generazione e con lei il suo prezioso ricordo. Bis complimenti Giuseppe e grazie.

  • Dino POLI

    Con questa cultura Verona resta nella storia, con la musica e questi personaggi. Bello anche l’articolo

commenti (2)

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